Precari del pubblico impiego, sindacalista si incatena a Bergamo
Un sindacalista lombardo della Funzione pubblica-Cgil, Giovanni Martina, si è incatenato sabato mattina a Bergamo alla capanna del presepe di piazza Vittorio Veneto, in pieno centro, per riportare l’attenzione sulla situazione di 19 lavoratori precari degli uffici immigrazione di Questura e Prefettura della città, che fanno parte dei 650 precari del Ministero dell’Interno, il cui contratto è in scadenza il 31 dicembre prossimo e per i quali il Governo ha confermato che non ci sarà proroga.
“Alla scadenza dei contratti mancano pochi giorni per questi lavoratori prima interinali, poi assunti a tempo determinato e ora con la prospettiva di perdere posto e professionalità – si leggeva in una nota della stessa categoria sindacale – Oltre alla perdita di posti di lavoro, a preoccupare è il rischio che i servizi degli uffici immigrazione restino paralizzati con ripercussioni gravi sui lavoratori stranieri, sulle famiglie e sulle imprese del nostro territorio, oltre che di quello nazionale”.
Inoltre, si chiedono al sindacato, “chi svolgerà il loro lavoro? Chi gestirà il nuovo ‘decreto flussi’? Chi seguirà le procedure per gli esami di italiano agli stranieri? Che fine farà la loro professionalità?”.
Curiosa, per non dire sconcertante, la valutazione espressa dal quotidiano locale, ‘L’Eco di Bergamo’, in merito alla vicenda: “Una forma di lotta fuori dal comune, ma certamente inopportuna e poco rispettosa, quella scelta dalla Fp-Cgil che, per denunciare il licenziamento che il ministro dell’Interno ha effettuato dei lavoratori precari degli uffici immigrazione di Questure e Prefetture, ha scelto un luogo simbolo del Natale bergamasco: la capannina de ‘L’Eco di Bergamo’ in piazza Vittorio Veneto”. Non siamo forse di fronte ad una modalità “fuori dal comune” e “inopportuna” di dare le notizie ai propri lettori?


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