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L’Italia affonda nel debito pubblico

Autore: . Data: mercoledì, 15 dicembre 2010Commenti (1)

La Banca d’Italia ha diffuso nuovi dati: il buco è cresciuto di 104 miliardi dall’inizio dell’anno. Intanto aumenta l’evasione fiscale.

In un documento dell’Istituto di via Nazionale si legge che “rispetto all’ottobre 2009, quando il debito delle amministrazioni pubbliche era a 1.804,5 miliardi, il debito è aumentato di circa 63 miliardi”.

L’aumento è ancora più alto se si calcola l’incremento dall’inizio dell’anno: rispetto ai 1.763,6 miliardi di fine dicembre la crescita è stata di 104 miliardi, con un incremento del 5,9 per cento.

Bankitalia ha anche segnalato che il debito delle amministrazioni locali a ottobre 2010 ha raggiunto quota 111.365 milioni, in calo di 1.035 milioni rispetto ad agosto.

Il debito degli enti locali riguarda per 41.239 milioni le Regioni, per 9.137 le Province e per 49.338 i Comuni.

“A settembre – ha continuato la Banca  – le amministrazioni locali del Nord Ovest segnalano un debito di 30.646 milioni (in aumento sui 30.642 di settembre), il Nord est a 16.583 milioni (in aumento sui 16.531 di settembre), il Centro a 30.386 milioni (in calo sui 30.391 di settembre), il Sud a 24.989 milioni (in calo sui 25.594 di settembre) e le Isole a 8.760 milioni (in ribasso rispetto ai 9.241 milioni di settembre)”.

Per il Codacons questi dati dimostrano “il fallimento della politica economica del governo Berlusconi che si era prefisso l’obiettivo, lo ricordiamo, di non spendere soldi durante la crisi per non peggiorare i conti pubblici”.

La crescita del debito, secondo l’associazione dei consumatori dimostra “non solo che il governo Berlusconi, non spendendo un euro per aiutare imprese e famiglie ad uscire dalla crisi, ha ritardato la ripresa economica dell’Italia rispetto agli altri Paesi Ue, ma anche che i conti pubblici sono peggiorati. Insomma, non si è voluta salvaguardare la capacità di spesa degli italiani con il pretesto di voler preservare i conti, ma i conti saltano lo stesso”.

La conseguenza di questa scelta strategica fallita, è che ora l’Italia registra nel terzo trimestre 2010 l’incremento del Pil più basso rispetto a tutti gli altri Paesi, mentre peggiora la competitività del Paese ed aumenta il gap con i principali paesi industrializzati.

Ad aumentare le preoccupazioni per la salute dell’ex Belpaese anche uno studio del Krls Network of Business Ethics realizzato per il magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani, Contribuenti.it.

La ricerca ha evidenziato che l’Italia è la prima nazione europea per evasione delle tasse, con un aumento del 10.1 per cento in questi primi undici mesi del 2010.

In nostro Paese ha il 54.5 per cento del reddito imponibile evaso, un numero da record in Europa.

L’indagine ha incrociato i dati ministeriali con quelli degli istituti di statistica, delle Polizie Tributarie dei Paesi europei e delle banche centrali.

La classifica dei ‘cattivi’ vede dopo la capofila Italia la Romania con il 42.4 per cento, la Bulgaria col 39.8, l’Estonia col 38.2 e la Slovacchia al 35.4, insomma unico Paese non appartenente all’ex Est.

Da noi ad evadere le tasse sono principalmente due categorie: gli industriali, per il 32.8 per cento, e i bancari ed assicurativi, per il 28.3. Seguono i commercianti, con l’11.7 per cento, gli artigiani, con il 10.9, i professionisti con l’ 8.9 ed i lavoratori dipendenti con il 7.4.

A livello territoriale l’evasione è diffusa nel Nord Ovest per il 29.4 per cento, al Sud col 24.5 e al Centro col 23.2. Chiude il Nord Est col 22.9.

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Commenti (1) »

  • Michele P. ha detto:

    SONO D’ACCORDO SU TUTTO A PARTE QUESTO PASSAGGIO:

    “…ad evadere le tasse sono principalmente due categorie: gli industriali, per il 32.8 per cento, e i bancari ed assicurativi, per il 28.3…”.

    Sono un bancario (lavoratore dipendente) e non evado neppure un centesimo in quanto le ritenute vengono applicate dal datore di lavoro alla fonte. Probabilmente c’è un errore. Forse ci si riferiva ai BANCHIERI???

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