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Lisbona, dopo il vertice Nato: Alleanza per che cosa?

Autore: . Data: venerdì, 3 dicembre 2010Commenti (0)

Dopo la partecipazione di decine di migliaia di portoghesi alla manifestazione organizzata a Lisbona dalla Campagna “Pace si! Nato no!” – per protestare contro lo svolgimento del recente 24° vertice della Nato, convocato per approvare la nuova “Concezione strategica” dell’alleanza militare – resta aperto il confronto sul tema della ‘sicurezza comune’ (a proposito della lotta al terrorismo) e sulle strategie di difesa antimissile e dagli attacchi cibernetici.

La riformulazione del “Concetto strategico” non è un evento frequente nella storia della Nato. Era accaduto nel 1952, nel 1967, nel 1991 dopo la caduta del muro di Berlino e, da ultimo, nel 1999, quando si era in piena guerra del Kosovo, ma ben lontani dall’evento catastrofico dell’11 settembre 2001, che ha “cambiato tutto”. Il Concetto del 1991, il primo dopo l’epoca della “guerra fredda”, manteneva al centro la sicurezza degli Stati membri, combinandola con la necessità di espanderla a tutta l’Europa e, in forma di partenariati e di cooperazioni, ai paesi europei già membri del Patto di Varsavia.

Il documento del 1999, in vigore fino a Lisbona, rappresentava un adattamento del precedente, caratterizzato da una concezione di sicurezza, comprendente fattori politici, economici e sociali, da un forte impegno transatlantico, da un migliore livello di capacità militari, dalla decisione – prima non prevista – di gestire le crisi fuori dai Paesi membri, dall’allargamento dell’Alleanza (politica delle “porte aperte”).

Dopo l’11 settembre, tutto ciò non è più ritenuto sufficiente. L’Afghanistan – area lontana dai limiti del mandato – è divenuta il banco di prova reale del nuovo ruolo della Nato e l’esperienza “sul campo” ha richiesto l’adattamento delle regole e della “filosofia” dell’alleanza, ben oltre quanto previsto dall’art.5 sull’obbligo dei membri di intervenire a difesa di alleati “aggrediti”.

Sul tavolo della discussione, ma anche dell’incontro col presidente russo Medvev, c’è stato molto di Afghanistan: le due parti hanno perfezionato l’accordo per la fornitura di venti elicotteri tattici russi alle forze armate afgane e un programma di addestramento, su territorio russo, per i piloti. La Russia dovrebbe agevolare ulteriormente il transito dei rifornimenti per i 150 mila uomini della Nato dispiegati in Afghanistan sulle ferrovie russe.

Le novità consistono nel fatto che Mosca permetterà il passaggio anche ai mezzi corazzati speciali (ma non con armi e munizioni) e che le ferrovie russe potranno essere utilizzate anche per il transito in uscita dall’Afghanistan, in previsione del progressivo disimpegno delle truppe Nato. Quello delle linee di rifornimento, infatti, rimane uno dei nervi scoperti della macchina militare dell’Alleanza: la direttrice Baltico-Russia-Caspio consente un alleggerimento della rischiosissima rotta che attraversa il Khyber pass tra Pakistan e Afghanistan.

Nonostante le dichiarazioni sul fatto “storico” della collaborazione Nato – Russia sul sistema difensivo missilistico, rimangono, invece, tutte in piedi le perplessità di Mosca, che ne chiede una precisa limitazione su base geografica.

Quindi, due sono i dati significativi che sono emersi dal vertice. Il primo: europei e statunitensi ne hanno abbastanza di Afghanistan e stanno pensando ad un disimpegno definitivo dal teatro bellico entro il 2014. Il secondo e più significativo: i toni tra Usa – Europa- Russia sono entrati in una fase più “morbida”.

Ma è difficile che i protagonisti possano abbandonarsi a facili entusiasmi. Mentre la nuova minaccia, esplicitamente chiamata in causa da Sarkozy, sembra essere l’Iran di Ahmadinejad, anche la Turchia rivendica un suo ruolo e non vuole inimicarsi il vicino paese degli ayatollah. Quindi qualsiasi riferimento all’Iran scompare dal comunicato finale.

I Paesi europei, poi, alle prese con la crisi economica e finanziaria e gli enormi debiti pubblici non sembrano disponibili, al di là delle dichiarazioni formali, a incrementare una spesa bellica che, oggi, nell’insieme della Nato, equivale a circa 1000 miliardi di dollari annui, i due terzi della spesa militare mondiale.

Leopoldo Tartaglia

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