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Il giorno degli studenti

Autore: . Data: mercoledì, 22 dicembre 2010Commenti (0)

In tutto il Paese i giovani protestano contro la riforma Gelmini. Anche ieri manifestazioni ed assemblee hanno riempito le aule ovunque. Al Senato il governo ha messo l’acceleratore per approvare la legge nel minor tempo possibile ed ha combinato un pasticcio.

Non è il ’68 quello che sta scuotendo l’Università italiana e non poche scuole medie superiori. Allora il ‘Movimento studentesco’ aveva obiettivi più ampi, voleva cambiare il modello di società e cercava di saldarsi con le lotte operaie che chiedevano nuovi diritti per i lavoratori.

Oggi la battaglia è tutta legata ad un disegno di legge pessimo e punitivo per l’istruzione pubblica e non riesce ad allargarsi alle altre componenti sociali che stanno subendo l’incapacità del governo e la disgregazione delle organizzazioni storiche della sinistra.

A testimoniare la gravità della situazione le parole di Maria Vitale del collettivo di Studi orientali dell’Università ’la Sapienza’ di Roma, in sciopero della fame da quattro giorni: “Abbiamo mandato comunicati stampa e richieste di attenzione verso la nostra lotta a tutti gli schieramenti in campo, dal centro-destra al centro-sinistra, non avendo ricevuto nemmeno due righe di risposta, da nessuno. Non che ci aspettassimo un’attenzione da parte del PdL o delle aree moderate, ma ciò che ci fa specie è che, tranne la chiara presa di posizione a sostegno del coordinamento K5, il Pd, il resto delle forze di centro-sinistra tacciono in un silenzio imbarazzante”. “Nessuno ha preso a cuore la nostra lotta – ha insistito la studentessa – e ci sentiamo come quell’infermiera napoletana che non percependo lo stipendio da mesi, si è lasciata morire di inedia mentre il mondo politico pensava ad altro nel chiuso dei suoi palazzi”.

Ieri a Pisa un altro giovane i sciopero della fame, Rocco Albanese, del Coordinamento pisano Università Bene comune, ha detto commentano la proposta di Maurizio Gasparri di eseguire ’arresti preventivi’: “Chi, come me, ha studiato un po’ di diritto penale sa che le ultime proposte del governo gettano la maschera su che cosa esso rappresenta: siamo ormai alla deriva nazifascista. Quella proposta, o quella di estendere il Daspo alle manifestazioni di plastica fanno finalmente luce sullo stampo del nostro governo: sono atteggiamenti fascisti”.

Nella città toscana sono dieci gli studenti che stanno digiunando e che hanno occupato una sala del Rettorato insieme ad altri universitari che supportano la loro protesta. Anche il rettore di Pisa, Massimo Mario Augello, ha criticato il ddl Gelmini. “Credo – ha affermato – che in questi mesi si siano perse occasioni per ascoltare le istanze dei giovani. Ora le Università dovranno attrezzarsi, una volta approvata la riforma, per recuperare spazi di autonomia. Trovo comunque ridicolo che serva una riforma universitaria per affermare principi che dovrebbero sanciti dal codice etico delle istituzioni: mi riferisco a meritocrazia e lotta ai privilegi. In questa riforma invece c’è un autentico attacco al diritto allo studio che riporta il Paese indietro di trent’anni”.

A Trieste, sempre ieri, un gruppo di universitari è salito su una vecchia gru del porto, il cosiddetto pontone Ursus, per manifestare contro la riforma. Il macchinario, un pontone alto 80 metri e costruito nel 1914, è stato addobbato dai ragazzi con uno striscione, su cui era scritto ’Neanche l’Ursus si fida piu’. Una volta appeso lo striscione, gli studenti sono scesi dalla gru. Un corteo ha attraversato per le vie della città e passando davanti alla sede delle Generali i manifestanti hanno ironicamente chiesto di “assicurarci il futuro”.

Nella Capitale gli studenti della facoltà di ingegneria della ‘Sapienza’ hanno organizzato un sit-in sulle scale del Campidoglio. I giovani hanno scandito slogan contro il governo ed esposto numerosi cartelli, uno striscione contro il ministro Gelmini ed un altro con la scritta ’Garantismo per i potenti, giustizia sommaria per la gente? Que se Vayan Todos. Ingegneria InDaspOnibile’.

Altri ragazzi della Rete degli studenti e della Federazione degli studenti si sono riuniti nel pomeriggio a piazza Montecitorio. Gli universitari hanno regalato fiori ai passanti ed ai rappresentanti delle forze dell’ordine. Marcello De Otto, primo anno di Giurisprudenza a Padova, ha spiegato: “E’ un segnale quello di dare dei fiori che sono il simbolo del fatto che nessuna guerra è in corso e che gli studenti vogliono far valere il loro diritto a manifestare”. Presenti anche studenti medi. Tra loro due liceali del ‘Tasso’ che distribuivano un volantino nel quale si leggeva: “Noi facinorosi, violenti assassini da fermare, daspare arrestare vi regaliamo un fiore”. Angelica, responsabile organizzativa dell’organizzazione della Rete degli studenti medi ha affermato: “La nostra è una manifestazione simbolica per ribadire che il movimento è pacifico e non violento. Una rivendicazione piena di contenuti e non vogliamo essere tacciati di essere facinorosi violenti e addirittura assassini. Sono due anni che ci battiamo”. Se la riforma dovesse essere definitivamente approvata, ha insistito la ragazza, “mancheranno ancora i decreti attuativi e la protesta continuerà. Come l’informazione su quanto venga colpito il diritto allo studio e il cuore della università pubblica”. Sempre davanti alla Camera gli studenti del Liceo Visconti, armati di cartelli ’vendesi’, hanno inscenato un’asta di deputati gestita da un improvvisato ’battitore’. Tra le offerte, escort, denaro contante e posti in Spa. Ad osservare la performance anche un folto schieramento di poliziotti, che sembravano per altro molto divertiti dallo show.

Nel quadro dei disastri prodotti dall’attività del governo nel campo dell’istruzione quello richiamato da Paolo Teofilatto, preside eletto della Scuola di Ingegneria Aerospaziale. Si tratta di un istituto d’eccellenza, famoso nel mondo, chiuso “di fatto” dal Senato accademico della Sapienza, nonostante costi poco e abbia convenzioni giaà stipulate per i prossimi due anni. E un contratto da un milione di euro sfumato.

“Per assurdo – ha premesso Teofilato – la sospensione è stata decretata in nome di presunti principi di efficienza che hanno già penalizzato altre realtà culturali della Sapienza”. Contro la decisione alcuni docenti e molti studenti della Scuola hanno presentato ricorso al Tar, ottenendo un primo successo: le attività della Scuola devono procedere almeno fino al prossimo 10 gennaio.

“L’incertezza sul futuro della Scuola – ha sottolineato il preside – ha già provocato ingenti danni economici alla Sapienza. Gli studenti temono di non poter più accedere ad una formazione legata ad attività di laboratorio e di ricerca, come nel caso del progetto Unisat che coinvolge gli studenti della Scuola nel disegno, realizzazione e lancio di micro-satelliti dalla base di Baikonur in Kazakistan (quattro satelliti già lanciati e il quinto previsto nei primi mesi del 2011)”.

La Scuola, istituita per legge nel 1926, è stata l’istituzione di più grande prestigio europeo nel campo aeronautico contribuendo insieme all’Aeronautica militare alla Direzione Studi e Esperienze di Guidonia (1936-1943). A partire dagli anni 1960 ha dato inizio, insieme al Centro ricerche aerospaziali, all’attività spaziale in Italia con la costruzione e il lancio dei satelliti San Marco, permettendo all’Italia di essere la terza nazione al mondo a mettere in orbita un satellite. “Attualmente – ha ricordato Teofilatto – la Scuola offre una didattica di altissimo livello, con circa 150 studenti il 98 per cento dei quali si laurea nel tempo stabilito e, nel 85 per cento dei casi, trova impiego nel settore aerospaziale entro un anno dalla laurea. L’alta qualificazione dei suoi docenti e il prestigio di cui gode in campo internazionale consentono alla Scuola di attrarre importanti contratti e di avere un bilancio di circa 4 milioni di euro per contratti e convenzioni da espletare nel biennio 2011-2012. La Scuola rappresenta quindi un esempio di istituzione virtuosa che produce risorse a fronte di una spesa risibile per la Sapienza (5.000 euro annui di fondo di dotazione ordinaria). Nonostante ciò, il Senato accademico ha decretato la sospensione di tutte le attività della Scuola e ciò ha già prodotto la mancata ratifica di un contratto di un milione di euro”.

In attesa della manifestazione nazionale di oggi a Roma e dopo gli incidenti del 14, gli studenti della Sapienza hanno scritto una lettera aperta al sindaco, Gianni Alemanno, al questore, Francesco Tagliente, e al  prefetto, Giovanni Pecoraro.

Si legge nella missiva che ha per oggetto “La nostra richiesta di autorizzazione”: “Con la presente gli studenti e le studentesse della Sapienza comunicano alle autorità che il giorno 22 dicembre sfileranno per le strade di Roma. Apprezziamo davvero la vostra apertura al dialogo che in queste settimane si è manifestata ripetutamente e in vari modi: dalle centinaia di denunce per manifestazione non autorizzata, agli arresti immotivati, alla costruzione di una “zona rossa” permanente e in continua espansione. Siamo molto lieti di tanta premura nel volerci proteggere, tenendoci lontani dai patetici teatrini e compravendite di parlamentari, che avvengono ormai come consuetudine dentro Montecitorio e Palazzo Madama. Potete stare tranquilli: la politica istituzionale si è già allontanata dai noi e dal resto della società molto tempo fa. Sono proprio i nostri cortei e i nostri blocchi stradali ad aver riportato la politica vera nelle strade e nelle piazze, dall’università a tutta la città. Per il movimento studentesco il corteo spontaneo è da anni la vera pratica con la quale far vivere e rendere visibile il diritto di manifestare, la voglia di partecipare e prendere parola sul nostro futuro. Proprio per questo motivo il 22 lasceremo i palazzi del potere nella solitudine della loro miseria e andremo nelle altre zone della città, per parlare con chi come noi è inascoltato da quegli stessi palazzi. Vogliamo però interloquire con chi ha detto, in questi giorni, che bisogna ascoltare il nostro disagio, perciò domani una nostra delegazione porterà una lettera al Presidente Napolitano. Vi inviamo questa richiesta di autorizzazione e vi chiediamo: siete disposti a garantire il diritto di manifestare? Gli studenti e le studentesse della Sapienza in mobilitazione”.

Intanto sembra che la Capitale sarà oggi blindata. Già ieri il centro storico, piazza Venezia, le zone limitrofe a Camera e Senato erano presidiate ed oggi tutti i luoghi del ‘potere’ saranno inaccessibili ai manifestanti. Insomma anche domani si proporrà una ’cittadella’ fortificata e non accessibile a chi vuole protestare.

Sul fronte ‘politico’ l’iter della legge al Senato ha raggiunto livelli da carnevale, avvilendo il ruolo del Senato. L’opposizione ha scoperto che un articolo del ddl Gelmini era in palese contrasto con un provvedimento legislativo precedentemente voluto dall’ex ministro Moratti. I senatori del centro sinistra hanno sottolineato il fatto e chiesto la sospensione della seduta per capire come dirimere il pasticcio. La presidente di turno, la leghista Rosi Mauro, ignorando le richieste ha continuato a far votare altri emendamenti mentre l’Aula era in pieno tumulto e, cosa ancor più stupefacente, ne ha dichiarato tre ‘approvati’, quindi di fatto rimandando la legge alla Camera perchè modificata.

A quel punto Mauro si è resa conto di aver scatenato il caos ed è stata costretta a bloccare i lavori. Alla ripresa il presidente Schifani, forzando le sue prerogative e stabilendo un precedente gravissimo, ha deciso di far ripetere le votazioni, sebbene il regolamento lasciasse fortissimi dubbi sulla legittimità della scelta. Solo i tre ‘approvati’ da Mauro sono rimasti ‘in sospeso’, sottoposti al giudizio della giunta per il regolamento. A nulla sono valse le ulteriori proteste delle opposizioni. Il Pd per bocca del capogruppo Finocchiaro e l’Idv con Francesco Pardi hanno comunicato di aver deciso di disertare tutte ri-votazioni.

Oggi si apre la giornata finale di questa pagina indegna della storia parlamentare italiana. Il provvedimento verrà quasi certamente approvato definitivamente, anche con il supporto dei finiani e dei seguaci di Rutelli. La solitudine politica degli studenti, dei ricercatori, dei precari, oltre i tiepidi e tardi segnali di ‘solidarietà’ delle forze di centro sinistra, rimarrà però un problema aperto. Di non facile soluzione.

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