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Frustata per punizione in Sudan

Autore: . Data: martedì, 14 dicembre 2010Commenti (2)

Il regime del presidente al-Bashir tortura una donna per strada: era colpevole di aver indossato abiti ritenuti ‘non appropriati’.

Oltre alle stragi ed agli omicidi il governo di Khartum si distingue anche per la crudeltà verso le donne.

La tv al Jazira ha diffuso un video nel quale si vede una signora fustigata per strada da un agente della polizia.

Il presidente è stato accusato nel luglio 2008 dal procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno-Ocampo, di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nel Darfur.

Il 4 marzo 2009 per la prima volta nella sua storia la stessa Corte ha emesso un mandato d’arresto internazionale nei confronti di al-Bashir.

il video diffuso sabato scorso in occasione della giornata mondiale dei Diritti umani risalirebbe allo scorso luglio. Secondo la televisione satellitare panaraba la ragazza ha ricevuto 50 frustate. “La fustigazione di una ragazza suscita rabbia in Sudan” era il titolo del reportage che accompagnava il video amatoriale. Subito sulla pagina web di al Jazira sono arrivati i commenti di decine di lettori

Secondo alcune organizzazioni per i diritti umani la vittima delle torture sarebbe stata accusata di indossare ’abiti indecenti’, cioè una minigonna o dei pantaloni.

In un comunicato la polizia sudanese ha sostenuto di aver aperto un’inchiesta per rintracciare il responsabile delle riprese e della diffusione del filmato.

Un funzionario governativo ha dichiarato: “La trasmissione del video in concomitanza della giornata mondiale dei diritti dell’uomo spalanca la porta ad una moltitudine di ipotesi, che ci inducono a pensare che il Sudan sia preso di mira da parte di paesi ostili’.

Alla ‘punizione’ ed alle parole farneticanti del rappresentante di al Bashir hanno risposto su alcune organizzazioni dei diritti umani sudanesi, che hanno condannato l’azione della polizia, spiegando anche come la pratica della fustigazione non abbia alcun legame con la religione islamica.

Secondo una nota “le immagini scioccanti della fustigazione sono un vivido ritratto dell’oppressione delle donne, con la benedizione della polizia e della magistratura”.

La vicenda si collega a quella che aveva riguardato Lubna Hosseini, una giornalista processata nel Paese africano lo scorso anno per aver indossato pantaloni in pubblico. Grazie alla mobilitazione internazionale la donna fu condannata ‘solo’ ad una multa di 200 dollari e non fu frustata.

Dall’ottobre scorso una organizzazione non governativa italiana, Emergency, sta costruendo coi soldi del governo di Khartum un ospedale in Ciad. Chissà che questo ennesimo comportamento criminale di al Bashir non induca la ong a sospendere qualunque rapporto con quel regime criminale.

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Commenti (2) »

  • Andrea ha detto:

    Ma che senso ha quell’ultima frase messa li così?
    Tipico, scrivere senza sapere di cosa si sta scrivendo. Purtroppo sta diventando la specialità di certi giornalisti o similtali improvvisati.

  • redazione (author) ha detto:

    Gentile Andrea, ha un senso molto chiaro. Non si combattono guerra e violenza collaborando con regimi criminali. Ed è il caso di ricordarlo sempre, specialmente a chi usa due pesi e due misure. A seconda dei casi.

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registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008