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Fini e la sconfitta degli studenti

Autore: . Data: mercoledì, 1 dicembre 2010Commenti (0)

Ieri in tutto il Paese decine di migliaia di giovani hanno cercato di fermare il rullo compressore del centro destra. L’obiettivo dei giovani era quello di mostrare alle forze politiche che senza il consenso dei protagonisti in una democrazia seria le ‘riforme’ non sono possibili.

Tuttavia, l’Italia ormai è avviata verso un traguardo di dissoluzione: il governo è paralizzato, devastato dalle lotte interne al centro destra, l’opposizione non riesce a trovare una linea politica chiara e non comunica coi cittadini, la società civile è impotente, confusa ed in gran parte rassegnata. E la crisi si fa sempre più dura, accellerando il già drammatico declino del ‘modello Italia’.

Negli ultimi mesi il presidente della Camera, con una operazione di trasformismo senza precedenti, dopo quasi due decenni di strettissima collaborazione con il Cavaliere, ha cercato di accreditarsi come l’uomo del ‘cambiamento’ ed ha fondato un nuovo partito, Futuro e Libertà, che anche in alcune aree del centro sinistra è stato identificato come un punto di rottura dello schieramento berlusconiano.

La votazione sul ddl Gelmini ha dimostrato che la cosiddetta ‘nuova destra’ in realtà non è altro che un nuovo attore della tragedia partitocratica.

Lo scopo di Fini è quello di tenere sulla corda il governo, di dimostrare la indispensabilità dei suoi voti parlamentari, di conquistare progressivamente potere per arrivare in un futuro prossimo a ‘sostituire’ l’Uomo di Arcore.

Ed infatti ieri non ha per nulla ascoltato la voce di professori universitari, ricercatori, mondo della cultura, studenti. In un paio di votazioni su emendamenti del tutto inutili ha messo in minoranza l’esecutivo per far capire al Pdl che senza Futuro e Libertà per il centro destra non c’è scampo, salvo poi permettere il varo della legge nel suo complesso.

Un gioco, per altro avvilente, di piccola politica, che ricorda il craxismo più deteriore, quello dell’interdizione, quando il leader socialista imponeva alla Dc ed ai suoi alleati la propria leadership minacciando di abbandonare la maggioranza dell’epoca.

Sull’altro fronte, quello dell’opposizione, ormai pugile suonato senza più energie, le cose vanno malissimo. E lo dimostra la spaccatura del Pd su un emendamento proposto dai parlamentari di centro Marco Calgaro e Bruno Tabacci. I due avevano proposto di  finanziare i contratti a tempo indeterminato dei ricercatori taglindo i soldi che lo Stato destina ai partiti.

Emendamento forse demagogico, ma di ‘principio’ per chi ritiene di dover contenere lo strapotere del Palazzo e rifondare la Repubblica.

Di fronte alla pecunia, però, alcuni si sono astenuti, trenta deputati hanno votato contro, altri a favore. Uno spettacolo indecente.

Adesso la legge torna al Senato per l’approvazione finale. Ma quello che conta di più e il prossimo dibattito sulla fiducia al governo e fino alla fine sarà interessante vedere cosa faranno Fini, Casini e compagnia.

Una cosa, comunque, è evidente: ai piani altri non si pensa al Paese, ma si manovra alla ricerca di nuovi assetti. Ma senza progetto e senza ideali.

Riusciranno gli studenti a resistere e ad allargare il proprio consenso saldandosi con altri settori in difficoltà? Appare improbabile in questo lungo inverno della democrazia.

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