Esame di italiano per i migranti
Per poter lavorare nel nostro Paese adesso si chiede agli stranieri la conoscenza della lingua. Ma non si fa nulla per insegnarla.
Da ieri uno dei requisiti fondamentali per i migranti che devono richiedere il permesso di soggiorno sarà la conoscenza della lingua italiana, che verrà accertata attraverso un test obbligatorio da richiedere per via telematica sul sito del ministero degli Interni (presso il dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione).
Una norma che ha scatenato non poche polemiche. Le scuole di italiano per migranti di Bologna hanno espresso la loro contrarietà in una lettera aperta: “Richiedere un test di lingua ai migranti che chiedono la carta di soggiorno – sostengono – serve solo a creare nuovi ostacoli alla loro regolarizzazione: ci si serve della lingua come uno strumento di potere. Sarebbe più utile se lo Stato creasse interventi effettivi e capillari per l’insegnamento della lingua italiana, ma questo non avviene”.
Anche i Centri territoriali permanenti, ovvero le strutture dove verrà somministrato il test (e che dovrebbero organizzare anche i corsi di italiano) lamentano mancanza di risorse. “In convenzione con la Provincia di Bologna organizziamo corsi di italiano per immigrati, ma a livello nazionale non si dà abbastanza importanza al nostro lavoro – racconta Emilio Navarino del Ctp di Bologna – i finanziamenti pubblici non coprono le spese e abbiamo forti dubbi anche sulla riorganizzazione decisa dal ministro Gelmini che prevede l’accorpamento dei Ctp in un unico centro per provincia a partire dal 31 agosto 2011”.
Anche la Cgil scuola è dello stesso avviso: “Chiediamo che i Ctp vengano messi nelle condizioni di svolgere al meglio il compito loro assegnato garantendo adeguatamente gli organici e potenziando la struttura organizzativa se no c’è il rischio concreto che l’attività di somministrazione dei test di lingua cancelli o limiti fortemente l’attività ordinaria di insegnamento della lingua italiana agli immigrati”.
Dello stesso parere Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca, che si è schierato decisamente contro la norma approvata dal ministero degli Interni. “Non sono d’accordo con questo decreto – ha detto Maraschio – perché il rischio di discriminare gli stranieri su base linguistica è veramente molto alto. E’ necessario aumentare le nostre scuole di lingua all’estero per permettere a chi aspira di venire in Italia di cominciare ad apprendere la nostra lingua. Penso che la lingua sia un potente fattore di integrazione ma è fondamentale che sia la scuola a formare linguisticamente i figli degli immigrati che vivono in Italia. La nostra scuola ha un ruolo fondamentale, ovviamente senza classi separate”.
Se da una parte, dunque, si richiedono agli stranieri conoscenze sufficienti della lingua italiana, dall’altra non si istituiscono scuole o corsi gratuiti, e laddove ci sono si tagliano i finanziamenti.
Davide Falcioni


Lascia un commento