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Braccianti trucidati da ricordare. Nel reatino

Autore: . Data: giovedì, 9 dicembre 2010Commenti (0)

Il 10 dicembre 1920 a Canneto Sabino, piccolissimo borgo in provincia di Rieti, durante una manifestazione undici braccianti venivano uccisi dal fuoco dei fucili dei militari della regia Arma dei Carabinieri, mentre tredici persone rimanevano gravemente ferite. I braccianti rivendicavano l’attuazione dei patti colonici che avrebbe garantito un alleggerimento della situazione di sfruttamento, all’interno della quale tali uomini e donne erano costretti.

Per spezzare la fermezza con la quale le maestranze organizzate rivendicavano diritti che avrebbero dovuto, già da tempo, essere acquisiti, i proprietari terrieri utilizzavano la disperazione e l’inesperienza degli uomini e delle donne che scendevano dall’alta Sabina portando con sé soltanto miseria e disperazione.

A 90 anni da quei fatti, un gruppo di persone si è incontrato decidendo di organizzare un’iniziativa, che si terrà dopodomani in occasione della drammatica ricorrenza, per ricordare quelle vittime innocenti e per raccontare le troppe storie di ordinaria disperazione che l’informazione disattenta (per usare un eufemismo) finge di dimenticare, nascondendo così chi cadde sul cammino dell’emancipazione sociale.

“I braccianti sabini – si legge in una nota degli organizzatori – non permisero che la loro lotta contro lo sfruttamento diventasse una guerra tra poveri e si impegnarono a sensibilizzare i  venuti da lontano sull’importanza delle loro rivendicazioni. Nel momento in cui la lotta degli uni si unì a quella degli altri, scattò la violenza del potere. Simili negazioni di diritti acquisiti si ripetono tutt’oggi, nella spaventosa indifferenza di tanti. Per anni, lotte come quelle, hanno strappato migliori condizioni di vita e di lavoro. Quelle stesse lotte le hanno difese dall’ingordigia dei potenti. Oggi, gli uomini e le donne in tutto il mondo si trovano a dover pagare le conseguenze delle scellerate azioni di banchieri, politici e imprenditori. Il prezzo che ci troviamo a pagare è la rinuncia a una condizione di lavoro dignitosa e garantita, la possibilità di tanti giovani di poter costruire il proprio futuro, la possibilità di godersi il meritato riposo, la doverosa serenità per la nostra vecchiaia e per chi scappa da situazioni peggiori, lo stesso diritto ad esistere. Mai come oggi è diventato assolutamente indispensabile impedire che l’indifferenza e l’oblio contribuiscano a creare un ambiente in cui la prevaricazione e la sottrazione dei diritti, diventino spaventosa normalità”.

Appuntamento in piazza Pacieri alle 17.30 per la commemorazione e seguirà una ‘cena sociale’.

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