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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Un bordello chiamato Italia

Autore: . Data: mercoledì, 3 novembre 2010Commenti (0)

Il collasso si sta avvicinando a passi da gigante in un caos surreale. Berlusconi non vede la realtà e continua per una strada avventurista e goliardica, mentre tutti gli altri partiti non sanno che fare.

La regola di ‘predicare bene e razzolare male’ è tipica di tutti i regimi. Non c’è notizia di un ‘lìder maximo’ che abbia fatto ‘voto’ di povertà o castità. Anzi di solito i ‘boss’ sono ben attenti alla cura dei propri interessi personali ed a quelli della ‘corte’ che li circonda.

Tra feste, festini, ragazzotte disponibili, squillo, lenoni da strapazzo, giovanotte di bell’aspetto nelle liste elettorali (per non dire al potere) e scandali di ogni tipo è evidente che il presidente del Consiglio non ritiene di dover limitare in nessun modo la sua personalissima ricerca della ‘felicità’.

Chi ha la responsabilità di guidare un Paese non deve essere triste per ruolo, ma ha tuttavia il dovere di non fare quello che invece ai cittadini è impedito. Telefonare ad una Questura per tirar fuori dai guai una giovane quasi adolescente e forse un po’ sbandata è di certo un gesto altruistico (salvo valutare se è previsto un tornaconto), ma inventare parentele inesistenti e giustificare il gesto con il pericolo di una crisi diplomatica non è tollerabile e tanto meno consono al ruolo di un presidente del Consiglio di un Paese ancora vagamente democratico.

Tanto meno è accettabile affidare il compito di ‘aggiustare il ‘pasticcio’ in corso ad una ex igienista dentale e figurante nei programmi tv ‘Scorie’ e ‘Colorado Cafè’, diventata d’amblè consigliere regionale per motivi ignoti, poichè mai prima della candidatura si era saputo che fosse interessata alla politica.

Eppure accade. Ed oggi i soci del ‘circolo della patonza’ sono saldamente seduti su poltrone sospese sul burrone.

E per dimostrarlo Berlusconi ieri ha voluto ribadire la sua filosofia di vita ed il suo modo di concepire il ruolo di governante: “Quello che ho fatto è stato per bontà, poi se a volte mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”. Non contento, convinto di essere molto spiritoso, poi ha aggiunto: “Ho un problemino, avrei da sistemare in qualcuno di questi stand…una certa Ruby”.

Cose da non credere, battute da moli di un porto. Intanto, quanti sono gli italiani che hanno bisogno di ‘sistemazione’? Con parole semplici: come favorire lo sviluppo per garantire il lavoro e quindi la sopravvivenza?

Il progetto per il Paese non c’è, nessuno ha le idee chiare ed i partiti, con le dovute differenze, sembrano sempre più separati dalla società civile e con loro la quasi totalità dei media. Si discute appassionatamente di sostituire il Cavaliere, di nuovi governi, di ribaltoni più o meno chiari, quasi tutto si possa risolvere mandando a casa ‘Papi Silvio’.

Ma la questione davvero riguarda chi abita a Palazzo Chigi? In ogni consiglio comunale, provinciale o regionale, nelle aziende pubbliche, nei ministeri, in Parlamento un esercito di figuranti senza qualità occupa strapuntini, sedie, poltrone e poltronissime. Posti strategici per la sopravvivenza dello Stato.

Il ricambio di questa pletora di individui, in gran numero incapaci di svolgere una qualsiasi professione, privi di ideali ed interessati solo alla tessitura di reti clientelari, al momento appare una ‘mission impossible’ per mancanza di candidati credibili.

A testimoniare l’abisso in cui sono cadute le istituzioni una frase, non si sa se vera o falsa, ma verosimile, che sarebbe stata pronunciata dall’ex questore di Milano ed ora Prefetto, Vincenzo Indolfi: “In questi anni in Questura hanno telefonato tutti, dai ministri in giù e per le cose più disparate. A tutti abbiamo risposto”.

Al premier che parla a sproposito di donne ed omosessuali forse la risposta più pacata e tagliente l’ha data proprio una donna, ma di quelle che l’Uomo di Arcore, nonostante il suo potere, i suoi soldi, il lifting, il trapianto di capelli e le suole maggiorate non potrà mai neppure avvicinare. Americana, bravissima, bellissima col suo viso medioevale, colta e cosmopolita, studentessa a Francoforte e laureata a Boston, Julianne Moore ha detto: “E’ un peccato aver detto una cosa del genere: così idiota, arcaica, infelice e imbarazzante.  Viviamo in un’epoca in cui l’orientamento sessuale è vario: ognuno è quello che è. Troppa gente divide sempre le cose per categoria – razza, genere, religione. Bisognerebbe concentrarsi di più sul fatto che siamo tutti esseri umani”.

Invece, un ministro della Repubblica, Mara Carfagna, passata senza soluzione di continuità da un calendario senza troppi veli per la rivista Max nel 2005 e da qualche programma televisivo di non particolar spessore ai banchi di Montecitorio nel 2006, fino ad entrare nel governo nel 2008, ha sentito il bisogno di dichiarare: “Quella di Silvio Berlusconi è stata una battuta, la chiusa di un discorso serio, di ben altro tenore. Il presidente del Consiglio non intendeva assolutamente e ha mai inteso offendere le donne o gli omosessuali. Questo governo, anzi, ha il merito di essersi impegnato, come nessuno prima, contro le discriminazioni nei loro confronti”.

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, con parole dure ha commentato la situazione: “Siamo ad un punto in cui non accetto certi conformismi da sepolcri imbiancati. Leggo commentatori che ci accomunano alla deriva in cui ci ha portato questo centrodestra alla politica. Il Partito democratico non è questa politica”. Poi ha aggiunto chiedendo alle ‘forze responsabili” di mandare il governo a casa. “Gli attacchi di oggi di Berlusconi – ha insistito Bersani – sono un attacco alla civiltà europea. Vogliamo fare una campagna elettorale a discutere su cosa sono le donne?”. Ed ancora, Berlusconi non può “mandare in rovina un Paese anche per i suoi gusti notturni”.

Quindi il leader dell’opposizione ha proposto “che, in caso di governo tecnico, non si possa fare solo la legge elettorale, ma nei tempi in cui si realizza la riforma elettorale, io ci metterei almeno due temi: uno stralcio parziale della riforma fiscale e un’operazione sull’occupazione giovanile”.

Lo sdegno del segretario del Pd, assolutamente condivisibile, tuttavia è fuori tempo massimo. Lo spazio lasciato per decenni al premier, al suo dominio sui media ed in particolare quelli televisivi, la legge elettorale, la ragnatela di affari e politica che coinvolge settori rilevanti della dirigenza del Pdl ha contaminato non solo qualche ministero, ma ha raggiunto il più piccolo paesino dal Piemonte alla Sicilia. E neppure il suo stesso partito è esente da infiltrazioni affaristiche.

La domanda allora è: come se ne esce? Il quesito non ha risposte, perché è il corpo stesso del Paese ad essere prossimo al collasso e l’elettorato, almeno stando ai sondaggi, non sembra aver compreso il tasso di degrado al quale si è giunti. Ed inoltre, come può un governo centrale, anche se ‘moralizzato’, operare con efficacia se accerchiato da centinaia di microcentri di potere abbarbicati al sistema del malaffare?

Guardandosi indietro si comprende come l’abbandono della battaglia sulla ‘questione morale’ da parte della sinistra è il lontano punto di partenza della crisi. Guardando al futuro chi dovrebbe mettere ordine? Bossi e Calderoli, con Fini e Tremonti, l’appoggio esterno di Casini ed il sostegno del centro sinistra? O qualche altra alchimia misteriosa?

Unico nel mondo occidentale, il nostro Paese non pensa alla crisi economica che ha colpito l’economia, ma si trastulla chiacchierando di ragazze, festini ed esternazioni stravaganti di un presidente del Consiglio fuori controllo. Un vero tunnel da incubo.

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