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Sinistra cercasi. Senza elitarismi

Autore: . Data: lunedì, 22 novembre 2010Commenti (0)

La conseguenze della crisi economica sono sotto gli occhi di tutti, come dimostrano gli ultimi numeri diffusi sulle sue ripercussioni nella vita delle persone in carne ed ossa: altri 600mila lavoratori in cassintegrazione, -3,9 miliardi nelle buste paga.

Il Paese è allo sbando, non si intravede alcuna politica industriale e il tracollo economico è arrivato inesorabilmente in tutti i settori mostrando la palese difficoltà del sistema-Italia a darsi un suo profilo credibile sul terreno produttivo e della crescita.

E’ possibile uscire da una situazione simile? La domanda è disperata ma non peregrina. E ci sentiamo di rispondere che si ricostruisce la speranza soltanto ripartendo dal grande tema dei diritti. La critica al governo Berlusconi è durissima proprio perché, al contrario, l’esecutivo ha dimostrato di voler rispondere alla violenza del declino nella maniera opposta: avallando senza indugi le ristrutturazioni selvagge operate dal sistema delle imprese.

Infatti la Cgil ha già organizzato tre scioperi generali contro le politiche del governo (purtroppo da sola), accanto a numerose mobilitazioni sul territorio e nelle varie categorie, durante le quali è emersa con chiarezza la contrarietà al modello-Marchionne. E se l’esecutivo non accoglierà le richieste alla base della manifestazione nazionale promossa per il 27 novembre il principale sindacato italiano chiamerà i lavoratori – come già deciso nel Comitato direttivo di settembre – allo sciopero generale.

Benché la crisi di governo sia esplosa su vicende non legate alla politica economica, è evidente che il retroterra dei problemi in seno al governo medesimo riguarda eccome i nodi che assillano la vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

Chiunque abbia occhi per vedere si è accorto che il Paese è una polveriera e la recentissima protesta bresciana dei lavoratori che inseguono il permesso di soggiorno esemplifica nel modo peggiore l’ipocrisia di tanta parte della classe dirigente. Viene infatti negato a chi lavora di ottenere la regolarizzazione, favorendo così una logica di doppio sfruttamento: prima sul lavoro, a beneficio di imprese o famiglie che evadono i contributi e risparmiano sulla pelle di chi sale su un ponteggio o assiste gli anziani; poi negli appartamenti, dove gli immigrati vivono e dormono versando i canoni di locazione al “nero” e ingrassando le tasche di chi approfitta della loro condizione di clandestinità. Sorge allora un legittimo dubbio: che far emergere in “chiaro” tanti lavoratori del Sud del mondo non convenga a troppi attori di questa tragica farsa. In barba al sistema fiscale e contributivo, che potrebbe beneficiare dei versamenti degli immigrati regolarizzati.

I nessi, spesso drammatici, tra la lotta sociale e le proteste che si alzano dal mondo del lavoro esprimono di per sé un forte “bisogno” di riscatto, anche sul terreno politico: perciò è importante guardare con interesse alle riflessioni in atto a sinistra ed è opportuno sostenere con la militanza l’impegno a ridare piena rappresentanza politica al lavoro.

In tale contesto, il tentativo di costruzione della Federazione della sinistra (alla luce del congresso che si è concluso ieri all’hotel Ergife di Roma) è positivo, ma necessita di maggiore coraggio: occorre una rinnovata capacità di sguardo verso il futuro, affinché l’unità si riveli utile a costruire un soggetto politico in grado di “parlare” al mondo del lavoro senza continuare ad alimentare divisioni. Si tratta, in altre parole, di dare più forza alla proposta di rappresentanza politica di quel mondo composito, mentre senza quell’ambizione la proposta politica rischia la marginalità.

L’unità, aggiungiamo, si costruisce eliminando innanzitutto i conflitti aperti tra i gruppi dirigenti della sinistra politica e rimettendo al centro un progetto caratterizzato sui contenuti, aperto inoltre alla sfida per un modello di società alternativo ad un sistema economico-finanziario che mercifica tutto e tutti; sapendo cogliere al meglio le contraddizioni capitale-lavoro e dando gambe ad un percorso che possa risultare appetibile per le classi sociali più deboli.

Per raggiungere un obiettivo così ambizioso la sinistra deve rinunciare in partenza all’alone di elitarismo che la circonda: soltanto così potrà provare a riavvicinarsi – anche da un punto di vista “sentimentale” -   ai lavoratori che l’hanno progressivamente abbandonata in questi anni.

Nicola Nicolosi
Segretario Confederale Cgil, Coordinatore Area programmatica ‘LavoroSocietà’

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