Si ferma il Portogallo: sciopero generale contro la Finanziaria
Aerei e treni fermi, servizio minimo negli ospedali, stop alla raccolta dell’immondizia nei centri urbani: il Portogallo si è fermato in seguito allo sciopero generale proclamato dai sindacati contro il pesante giro di vite anti-deficit deciso dal governo del premier socialista José Socrates, sotto pressione di Bruxelles e dei mercati.
Lo sciopero è stato deciso insieme, per la prima volta da oltre 20 anni, dai due principali sindacati del Paese, il Cgtp e il socialista Ugt, a due giorni dall’adozione definitiva della dura Finanziaria 2011, che punta a riportare al 4,6% il deficit pubblico l’anno prossimo. La manovra economica è stata definita dai sindacati “una dichiarazione di guerra ai lavoratori”.
Lo sciopero generale proclamato ieri è “il più grande mai realizzato”, ha commentato ieri pomeriggio il leader dell’Ugt Joao Proenca. Secondo il sindacalista, è stato più importante di quello del 1988″, quando per l’ultima volta il Paese si era fermato all’appello congiunto dei due sindacati.
“Il governo Socrates – ha commentato Nicola Nicolosi, segretario nazionale Cgil e responsabile del Segretariato per l’Europa – ha congelato i salari, aumentando l’Iva su molti prodotti, tra cui i generi di prima necessità , e tagliato i servizi sociali in un Paese dove il salario minimo arriva malapena a 470 euro al mese. Con la loro lotta – ha aggiunto il sindacalista Cgil – i sindacati portoghesi rivendicano tra l’altro il pieno diritto alla contrattazione”.
La principale confederazione non si è limitata però a solidarizzare con i lavoratori ma ha contestualizzato i fatti con la situazione italiana. A differenza del caso-portoghese, “la mobilitazione di questi anni contro l’assoluta inadeguatezza del governo Berlusconi non è stata unitaria – ha attaccato Nicolosi – ed è significativo notare che abbiamo dovuto affrontare da soli, pur con grande consenso, gli stessi problemi che assillano il sindacato portoghese, e lo abbiamo fatto ricorrendo tre volte allo sciopero generale, organizzando sette manifestazioni nazionali oltre ad innumerevoli iniziative di lotta sui territori e nelle categorie, a cominciare dai settori metalmeccanico, Pubblico e della conoscenza”.
Da qui un ulteriore significato attribuito alla manifestazione del 27 novembre a Roma: “Crediamo di poter contribuire anche all’unificazione delle lotte in atto nel continente – ha concluso il dirigente sindacale – affinchè si possa affermare davvero il primato dell’Europa sociale e del lavoro”.


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