Roma: quando la fiction entra in un campo romanì
“Oggi c’è stata una troupe televisiva al campo rom di via di Salone. Erba tagliata, strade pulite, asilo pieno di bambini… Sfilata di operatori con il sorriso stampato e rom compiacenti (‘Com’è la minestra? Buona e abbondante’). Squallore su squallore…”.
A dichiararlo è Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio che si occupa dei diritti dell’infanzia romanì, a proposito di un servizio televisivo girato da un’importante emittente all’interno del campo attrezzato di via di Salone, un vero e proprio lager autorizzato nella periferia romana.
Un luogo dove erba tagliata, strade pulite e asilo pieno sono normalmente dei miraggi, salvo quando ci sono esigenze televisive e bisogna “iniettare” ai cittadini ottimismo e fiducia. E anche i rom compiacenti, dice sempre Carlo Stasolla, saranno stati al massimo un paio, visto che agli altri qualcuno aveva ordinato di non rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.
“E’ stata la polizia a ordinare ai rom di stare zitti – dichiara Stasolla -. Ad attendere la giornalista c’erano il segretario dell’assessore ai servizi sociali del Comune di Roma, rappresentanti delle organizzazioni che operano sul campo ed alcune figure poco chiare. Loro di fatto hanno costituito un cordone all’ingresso del campo che impediva l’accesso al suo interno. Hanno fatto intervistare Najo Adzovic (delegato del sindaco di Roma, ndr) ed i rappresentanti delle associazioni. Poi hanno detto alla giornalista che il servizio era finito e che poteva andarsene. Sapendo della visita ieri e oggi si sono fatte pulizie straordinarie ed oggi si è aperto l’asilo, che generalmente è vuoto”.
Ma Stasolla e sua moglie (lei è una romanì) riescono, per vie traverse, a condurre la giornalista nel cuore del campo. Dove la fiction lascia il posto alla realtà. “Mia moglie – racconta Stasolla – ha condotto la giornalista dentro un container con la scusa di un caffè. Così è riuscita a fare un paio di interviste vere”.
Insomma. Il Piano Nomadi della Giunta Alemanno ha previsto anche la censura preventiva nei confronti di tutti coloro che, telecamera alla mano, intendono provare a raccontare la realtà dei “campi attrezzati” romani. E non deve stupire che Alemanno abbia acquisito dal premier il metodo della “buona novella”, trasformando la realtà in un set cinematografico in stile “Mulino Bianco”: erba tagliata, famiglie felici, bambini all’asilo, efficienza di tutti i servizi.
Naturalmente tuttavia le cose non stanno affatto così. A raccontarci la verità è Giuseppe Salkanovic, portavoce di undici famiglie montenegrine che abitano nel campo di via di Salone. “La situazione è drammatica – ci ha spiegato – viviamo ammassati, la distanza tra un container e l’altro è di soli due metri e 70 centimetri: pensate quanto è dura vivere in queste condizioni. E anche la situazione interna al campo è esplosiva: ogni settimana ci sono delle risse e la sorveglianza all’ingresso del campo semplicemente se ne lava le mani. Insomma, non ho problemi a considerare questo campo un vero e proprio lager”.
E per quanto riguarda il lavoro e la scolarizzazione? “La promessa del lavoro è stata quella che ci ha indotto ad andarcene dal Casilino 900, ma a dieci mesi di distanza ancora nessuno di noi si è sistemato. Per non parlare della scolarizzazione. Dicono che gli zingari non mandano i figli a scuola, ma volete sapere come stanno davvero le cose? La mattina lo scuolabus spesso non arriva al campo prima delle 9, quando le lezioni sono già iniziate da un’ora. Ma naturalmente queste informazioni neppure arrivano ad Alemanno. Najo Adzovic, delegato del sindaco, racconta solo parte della verità”.
Intanto l’associazione 21 luglio organizza per il 20 novembre, in occasione della giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, l’evento “Esclusi e ammassati: il piano nomadi di Roma e l’infanzia rom”. Sarà l’occasione per fare chiarezza e diffondere informazioni veritiere. Modererà l’iniziativa il giornalista Davide Scalenghe di Current TV.
L’associazione presenterà una ricerca sull’impatto che hanno avuto le politiche sociali del Piano Nomadi di Roma sui diritti dell’infanzia rom, prendendo in esame un villaggio attrezzato del Comune di Roma a più di un anno dall’avvio del Piano Nomadi, che Alemanno definì rivoluzionario e il ministro degli Interni Maroni propose di esportare in tutta Europa.
L’indagine dei ricercatori di “21 luglio” sono iniziate il primo luglio 2010 per concludersi il 15 settembre 2010, concentrandosi su alcune caratteristiche riscontrabili all’interno dei “villaggi attrezzati” romani: le dimensioni delle abitazioni, gli spazi dedicati alle attività sportive, la distanza tra i villaggi stessi e i servizi essenziali (ospedali, luoghi di socializzazione, trasporto pubblico), la sicurezza, l’istruzione dei minori e le condizioni igienico-sanitarie.
Queste ricerche serviranno a verificare, dati alla mano, situazioni di esclusione, segregazione e privazione dei diritti sanciti dalle convenzioni internazionali che riguardano i minori romanì nella città di Roma, facendo riferimento principalmente alla Convenzione sui diritti dell’Infanzia siglata a New York il 20 novembre 1989. Nei prossimi giorni il rapporto verrà presentato al Commissario Europeo per i diritti umani Thomas Hammarberg. Dal quale è lecito attendersi un richiamo ufficiale alle istituzioni italiane.
Testo e foto di Davide Falcioni
(E’ possibile vedere lo spot dell’iniziativa del 20 novembre al link visibile qui)


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