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Primarie a Milano e calcoli sbagliati

Autore: . Data: martedì, 16 novembre 2010Commenti (0)

Pisapia vince su Boeri e qualcuno parla di ‘effetto Vendola’. In realtà la questione è più complicata ed annuncia una possibile cocente sconfitta alle ‘elezioni vere’. Il solito errore della sinistra di parlare alla tribù.

All’indomani della chiusura dei seggi per le primarie che dovevano indicare il candidato sindaco del centro sinistra nel capoluogo lombardo i commentatori si sono sbizzarriti analizzando tutto ed il contrario di tutto. Partendo dai dati e seguendo una linea ‘semplice’ di pensiero si scoprono però alcune cose preoccupanti.

I volontari che sono andati a votare sono stati 67.499, 32.501 in meno dei 100mila previsti. Questo è il dato di partenza, che indica uno sradicamento sensibile del Pd dal tessuto sociale cittadino e segnala quanto l’affezione per la politica dei progressisti sia bassa in quel di Milano.

Nelle elezioni del 2006 che decretarono il successo di Letizia Moratti votarono 194.629 cittadini di Forza Italia, più 133.873 persone delle liste collegate, dalla Lega all’Udc, passando per Alleanza nazionale ad altre forze minori di destra. 328.502 schede per il fronte berlusconiano.

Il centro sinistra, allora capeggiato dal prefetto Bruno Ferrante, prese in tutto 270.184 voti. Alle primarie, invece, avevano partecipato 82.496 elettori ed il candidato vincitore aveva avuto il 67,85 per cento delle preferenze, mentre il suo avversario, Dario Fo, aveva raggiunto solo il 23,09.

Nel caso del duello Pisapia-Boeri non solo i partecipanti alla ‘preselezione’ sono stati 14.997 in meno di quelli del 2006, ma tra il prescelto ed il suo principale avversario lo scarto è stato di soli 3498 preferenze, il 4,9 per cento.

La consultazione precedente avvenne in un altro mondo. Il centro destra era dato da tutti i sondaggi in fortissimo affanno, l’Ulivo di Prodi mostrava a prima vista una forza attrattiva molto alta. Le primarie, poi, erano una novità, un fatto nuovo nella politica italiana. L’astensionismo era di certo minore dalle percentuali odierne e la stanchezza dei cittadini nei confronti del partiti non aveva raggiunto i livelli elevatissimi di oggi.

Insomma, le condizioni erano favorevoli. Il duello tra Ferrante e Fo, infine, mostrò una decisione chiara dei votanti che non si divisero in due fronti quasi equivalenti come è successo domenica scorsa.

Pisapia, commentando il suo successo, ha detto: “La prima grande vittoria non è la mia, a vincere è innanzitutto la democrazia delle primarie e la vitalità del centrosinistra”, fatto che come i numeri dimostrano non è vera. L’avvocato, poi, ha aggiunto: “Di questo voglio ringraziare tutti i partiti che hanno accettato e reso possibile questa scommessa, a cominciare dal Partito Democratico, che continuerà ad essere la componente principale di un centrosinistra unito e rigenerato da questa bella pagina politica [...] Quella di oggi è la vittoria della politica sull’antipolitica, del dialogo contro la divisione, della responsabilità partecipativa contro il disimpegno cinico ed egoistico. Possiamo dirlo senza incertezze: a Milano qualcosa è cambiato”.

Valutazioni del tutto fantasiose. Il Pd, con la candidatura di Boeri, aveva scelto una linea ‘centrista’, tendente a raccogliere consensi nelle elezioni ‘vere’ in aree moderate scontente dalla gestione Moratti, ma di certo non disponibili a votare un candidato sindaco considerato vicino alla sinistra ‘radicale’. Settori che hanno ceduto persino nelle primarie, alle quali hanno partecipato con evidenza i cittadini più sensibili, con convinzioni politiche più marcate, in sostanza schierati.

La crisi del Partito democratico non ha saputo probabilmente mobilitare neppure tutti i suoi sostenitori (a prescindere dalla indubbia debolezza di Boeri), mentre le ‘truppe’ più ideologiche e motivate dei vendoliani hanno aderito con maggior coesione alla consultazione.

La minoranza di una minoranza, quindi, in virtù della propria compattezza ha vinto. La politica però è strategia delle alleanze e la base sociale sulla quale Pisapia potrà contare quando ci sarà lo scontro finale è decisamente meno estesa di quella che potenzialmente avrebbe potuto sostenere un candidato diverso.

L’inganno milanese è eguale a quello che sul piano nazionale sta producendo il cosiddetto ‘effetto Vendola’. Il successo del leader di ‘Sinistra, ecologia e libertà’ in Puglia è un dato del tutto circoscritto a quel territorio e la sua elezione a presidente della Regione non è stata determinata dalla sua forza, ma dalla divisione del fronte opposto di centro destra e dalla totale inconsistenza dell’antagonista, lo scialbo Rocco Palese. E le primarie nelle quale vinse lo videro al centro di una polemica durissima contro un altro candidato sbagliato del Pd, Francesco Boccia, un tecnocrate freddo e neppure particolarmente simpatico.

L’astensionismo di sinistra, secondo alcuni particolarmente alto, è determinato dall’assenza di una proposta politica allo stesso tempo alternativa e possibile al berlusconismo, in grado di ricucire settori sociali diversi, che vanno dalla ‘middle class’ in affanno al mondo giovanile disorientato al lavoro dipendente in crisi. E possessore di un reale ‘pensiero forte’, innovativo e concreto, non fumoso e demagogico come quello che attrae tanto la tribù dei post comunisti per altro non di rado ‘pentiti’.

Il test milanese, quindi, è davvero un brutto segnale in vista di possibili elezioni anticipate. Perchè Pisapia, uomo certamente di valore e stimabilissimo, rappresenta il passato che tenta di cambiarsi d’abito ed il suo competitore Boeri, scelto dal Pd e sconfitto, era lo specchio esatto del suo competitore: un architetto che per motivare i suoi elettori ha scritto di sé: “Io sono Milanese, sono un urbanista, ho lavorato sulla città per più di trent’anni e sono una persona abituata a risolvere i problemi. Ti chiedo di aiutarmi perché, tutti insieme, abbiamo energie enormi da liberare: nel sociale, nelle professioni e nel lavoro, nei talenti giovanili, e tra le donne di questa città”. L’ovvio meneghino al primo posto.

Il Paese si avvicina a passi da gigante all’orlo del precipizio ed il Palazzo non appare per nulla in grado di fermare questa folle corsa verso il collasso. Se elezioni ci saranno, con queste premesse il rischio che il Cavaliere continui ad imperversare è alto. Riuscirà l’opposizione di centro sinistra a farsi venire una idea una ed a parlare ai cittadini? Ai posteri l’ardua sentenza.

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