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Precarietà, diritti, salari e sicurezza: la Cgil ricomincia da Susanna Camusso

Autore: . Data: giovedì, 4 novembre 2010Commenti (0)

Se il governo immagina Susanna Camusso – neo segretario generale Cgil, eletta ieri con quasi l’80% dei consensi del comitato direttivo – “in quanto donna, più flessibile” di Guglielmo Epifani, è difficile ipotizzare una distensione nei rapporti tra corso Italia e palazzo Chigi.

Quell’auspicio (polemico e intriso di sottile maschilismo) appartiene a Renato Brunetta, che lo ha esternato alla vigilia del voto di ieri. La neosegretaria ha replicato, non a caso, argomentando che il ministro dell’Innovazione mostra di avere “un’idea sbagliata delle donne e del lavoro”.

Ma che ci si attenda dalla Camusso un particolare impegno per dipanare certi nodi aggrovigliati non è un segreto per nessuno. Chi la osserva da ‘sinistra’ invoca una Cgil in grado di dare risposte più efficaci ai drammi della disoccupazione, della precarietà, dell’insicurezza nei luoghi di lavoro, della grave ‘questione salariale’ e dei diritti negati. Altrove si pone l’accento sulle ragioni di una rinnovata unità con Cisl e Uil o sulle istanze del riformismo e sul contributo autentico che potrebbe fornire al confronto sulle strategie di neo-concertazione un sindacato forte di cinque milioni e 500mila iscritti.

Nella sua prima, e breve, intervista (concessa ad AdnKronos Labitalia), Susanna Camusso ha tenuto assieme entrambi gli aspetti, entrando nel merito di due priorità, tra le altre: occorre “riallacciare i rapporti con le altre confederazioni e impegnarsi per il lavoro delle donne madri”.

Sulla prima urgenza si può procedere “senza provare a discutere e a definire delle regole che ci permettano di far decidere i lavoratori, di condividere con loro le scelte e provare ad avere un metodo diverso che non sia quello di collezionare rotture”. Mentre sulla questione di genere connessa al lavoro, “l’impegno è di creare lavoro: penso prima di tutto alle giovani donne meridionali che hanno rinunciato a cercare un lavoro; penso a tutte quelle giovani donne che sono madri e che si sono trovate con i tagli della scuola e con la riduzione del tempo scuola e con difficoltà legate al mantenimento del loro lavoro; guardo alla necessità che quando si parla di infrastrutture non si pensi ai ponti, ma ogni tanto si pensi invece agli asili, al tempo scuola, al permettere alle donne di lavorare serenamente e di non essere acrobati del tempo”.

La neo segretaria ha specificato di sentirsi “profondamente donna” e ha definito “un grande difetto del Paese quello di non saper riconoscere le diversità e la cittadinanza di tutti”. “Credo però – ha concluso su questo aspetto – che la scelta che fece Confindustria, con l’elezione di Emma Marcegaglia, qualche tempo fa, e quella che oggi fa la Cgil sia la dimostrazione che c’è un Paese reale che è migliore e rispettoso delle persone e della cittadinanza, mentre c’è un governo che non lo è”.

Tra i 21 ‘no’ all’elezione della Camusso compare una parte della Fiom, che ha così motivato le sue scelte per bocca del presidente del comitato centrale di categoria Giorgio Cremaschi: “Non condividiamo il programma e c’è un problema di democrazia interna alla Cgil visto che c’è una gestione a maggioranza abbastanza spinta, una gestione autoritaria”.

La replica della nuova segretaria ha a che fare con la natura confederale del suo ruolo: “Nessuna categoria in Cgil può essere un problema – ha sostenuto – perchè tutte fanno parte della Confederazione, ma questa è la stagione in cui la Cgil ha l’onere della proposta e chiederemo alla Fiom di dimostrare che non sappia solo difendere ma anche proporre. Con la Fiom – ha tagliato corto – in qualche occasione abbiamo discusso ed espresso opinioni diverse, ma nessuno dimentica che le esigenze della Fiom sono quelle dei metalmeccanici”.

E un approccio positivo, pur nel pluralismo interno ad un’organizzazione complessa come la Cgil, è stato manifestato da Nicola Nicolosi, responsabile del Pubblico impiego nella segreteria confederale e coordinatore dell’area programmatica ‘Lavoro Società’: “Chi rappresenta nella più grande organizzazione dei lavoratori le istanze della sinistra sindacale – ha spiegato Nicolosi – ha di fronte a sé una sfida importante, perciò ‘Lavoro Società’ non può e non vuole lasciare sola il nuovo segretario generale al cospetto delle grandi scelte che attendono il Paese e saprà, nel contempo, esercitare un forte ruolo a tutela dei più deboli e delle centinaia di migliaia di lavoratori che non arrivano alla fine del mese”.

Il Paese si trova oggi in una condizione molto difficile, “senza una politica industriale degna di tal nome – ha proseguito Nicolosi – e senza gli strumenti per poter affrontare le conseguenze della drammatica crisi economica: il sindacato non ha un interlocutore credibile a palazzo Chigi ed è dimostrato non soltanto dalle irresponsabili dichiarazioni dei suoi ministri, che ad esempio prospettano il taglio di 300mila dipendenti pubblici, ma anche dal mancato stanziamento di risorse per combattere il declino economico-finanziario”.

Basti pensare, ha ricordato il coordinatore di Lavoro Società, “che il governo italiano ha investito contro la crisi lo 0,3% del Prodotto interno lordo tra il 2008 e il 2009, mentre nel resto d’Europa sono state impiegate risorse tra il 7 e il 10% del Pil: i più deboli sono stati abbandonati a loro stessi e ad un grande sindacato come la Cgil spetta il compito di difenderli concretamente per cambiare rotta ed è esattamente questo l’imperativo di ‘Lavoro Società’”.

Paolo Repetto

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