Per aria anche il miracolo Alitalia
Gli ‘eroi’ di Berlusconi si preparano a lasciare la barca. L’operazione dei ‘capitani coraggiosi’ sta conducendo la Compagnia verso Air France. Il ‘salvataggio’ del Cavaliere rischia di bissare il flop della spazzatura napoletana.
L’amministratore delegato, Rocco Sabelli, ha detto che proporrà ai suoi colleghi di cordata la fusione tra l’Alitalia-Cai ed Air France non appena sarà possibile, cioè quando scadrà l’impedimento fissato per il 2013.
“La mia opinione personale – ha detto Sabelli in un’intervista rilasciata a Bruno Vespa – e che trasformerò in una raccomandazione agli azionisti, è di costruire un ‘merger’ tra le due compagnie per confluire in un aggregato più grande”.
Poi, con singolare ottimismo, l’Ad ha aggiunto: “L’azionariato che controlla Air France è per il 14 per cento in mano al governo francese e per il 12 in mano al personale. Non è detto che i nostri soci non possano avere una partecipazione sull’aggregato, se non superiore a quella del primo azionista, almeno del secondo, in modo da mantenere a un livello rilevante il peso della proprietà italiana”. Come se un topolino potesse mangiare un un sol boccone l’elefante.
Immediate le reazioni. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha commentato: “Chiarisca Alitalia, e chiarisca il governo”. “E’ una cosa che crea inquietudine”, ha poi insistito, spiegando che “se non si chiarisce resta il sospetto che tutta questa operazione sia stata fatta per prendere tempo. Ci era stato spiegato dell’italianità , del made in Italy, degli interessi nazionali… se si stava andando verso una fusione con Air France tanto valeva arrivarci prima, se si doveva fare allora andava fatto due anni fa”.
Il leader uscente della Cgil era stato al tempo della trattativa per la cessione di Alitalia a Cai molto problematico, manifestando più volte perplessità sul piano Fenice, ovvero sulla strategia industriale della cordata. Poi, forse per pressioni esterne o forse per la attiva partecipazione dell’ex segretario del Pd, Veltroni, alla trattativa il suo sindacato firmò l’accordo.
Con discreto ritardo il segretario generale della Federazione trasporti della Cgil, Franco Nasso, ha contemporaneamente compreso che “per una volta l’amministratore delegato dice la verità su Alitalia” e “le smentite interessate, vedi Colaninno, non potranno nascondere la realtà di Alitalia che non ha le condizioni per reggere la competizione nel trasporto aereo”. Peccato che la scarsa competitività della strategia di Cai fosse chiara fin dal primo momento.
Fuori tempo massimo anche Matteo Mauri, responsabile Trasporti del Partito Democratico, che ha tuonato: “Il dramma dei giochetti di Berlusconi con Alitalia è che questi costano miliardi alle tasche degli italiani, causano maggiori licenziamenti dei lavoratori e un progressivo declassamento industriale”, dimenticando la soddisfazione con la quale Veltroni aveva salutato la cessione.
Per il responsabile welfare e lavoro dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, la ‘soluzione’ Sabelli “è uno schiaffo in faccia a quegli italiani che ormai hanno già pagato buona parte del debito e agli oltre tremila lavoratori che sono stati licenziati”.
Strana la posizione della Lega, esposta dal viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, che ignorando le attuali difficoltà della Compagnia ha sostenuto che Alitalia “una volta risanata non può essere messa nelle mani di Air France, che vuole Malpensa aeroporto di serie B”.
Se è difficile dimostrare l’avvenuto salvataggio di Alitalia, anche perché se così fosse non avrebbe senso venderla ad Air France, l’esponente celtico-padano ha riaperto il problema di Malpensa, una delle cause scatenanti del tracollo delle ex linee aeree nazionali e tra i tanti affari scriteriati messi in cantiere senza alcuna seria valutazione economica da forze politiche a caccia di consensi e affari.
Castelli ha voluto ricordare anche “quando la Lega denunciava che dietro il dehubbing di Alitalia da Malpensa e dietro la cordata degli eroi italiani, c’era il retropensiero di consegnare tutto ad Air France, evidentemente non si sbagliava”. Ma il Carroccio non era al governo con Berlusconi quando il Cavaliere lanciò il suo miracolo avionico?


Sull’operazione Alitalia Cai in questi 2 anni si è già raccontato molto. Orami tutti sanno che la nuova Alitalia non decolla e come è scritto nell’articolo, sarebbe stato più sensato dare subito la compagnia ad Air France 2 anni fa, senza accollare tutto il debito alla comunità . Ora si tira a campare in attesa di poter vendere e a fase alterne, si dichiara che rimarrà una società italiana e poi dire il contrario e cioè che è meglio fare la fusione con i francesi.
Purtroppo se andrà a finire in mano ai francesi,ci saranno altri esuberi,altre persone in cigs e quindi altri costi per la collettività .
Meno male che Silvio c’è e dobbiamo ringraziare lui e i patrioti della Cai che dopo tutti i regali ricevuti (svendita di Alitalia,sgravi fiscali,monopolio su Linate Fiumicino)sono riusciti solo a chiudere i bilanci in profondo rosso.
La situazione è preoccupante. Personalmente non piangerei per l’Alitalia ma nel caso la gestione Cai andasse nella direzione annunciata da Sabelli andrebbe denunciata con forza l’ennesima operazione fatta a spese dei contribuenti. Affermare come si fa nell’articolo che il Pd di oggi non abbia titolo ad alzare i toni sulla situazione è piuttosto semplificatorio. Dal tempo dell’accordo c’è stato un cambio di segreteria, con un chiaro ed esplicito segno di discontinuità caratterizzato da una larghissima partecipazione di iscritti ed elettori. Se oggi Mauri usa parole chiare mi sembra solo un dato positivo, anche perchè piaccia o no parla per il principale partito di opposizione nel nostro paese.
Per quanto riguarda i sindacati mettiamo i piedi per terra. Di fronte ad un’azienda mastodontica che rischia il fallimento è chiaro che la prima priorità del sindacato è salvare posti di lavoro, come questo avvenga non penso sia in cima alle preoccupazioni dei dipendenti Alitalia. Detto questo per fortuna l’utilizzo dei soldi degli italiani non viene deciso dai sindacati ma dal parlamento e dal governo che dovrebbero avere un orizzonte sull’interesse generale un pò più ampio. Se come potrebbe sembrare il governo che ha finalizzato l’operazione ha usato un metro altrettanto miope di accordo/convenienza con una cordata imprenditoriale che si fa bella con soldi pubblici …
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