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Michele Misseri, Sabrina e la giustizia

Autore: . Data: giovedì, 25 novembre 2010Commenti (0)

La televisione ed i giornali continuano a trattare l’omicidio di Avetrana come se fosse un reality. Mentre una adolescente è stata uccisa, due persone sono in prigione ed i magistrati affermano cose non sempre condivisibili.

Il diritto dei cittadini ad un giudizio obiettivo è uno dei fondamenti della democrazia. Già in passato, nei casi di Cogne, Garlasco e Perugia l’attività dei mezzi di informazione potrebbe aver pesantemente condizionato il lavoro degli investigatori e, peggio, predeterminato responsabilità non effettivamente accertate.

Nel caso che riguarda l’omicidio di Sara Scazzi si sta assistendo allo strano fenomeno del ‘reo confesso’ diventato ‘grande inquisitore’ e principale accusatore della propria figlia. Il ‘mostro santificato’ e la ‘ragazza satanica’ sono ottimi spunti per la scrittura di un romanzo giallo o per la trama di un film, ma quando al posto dei protagonisti di una storia di fantasia ci sono esseri umani i carne ed ossa, allora la cautela è un obbligo, perchè non è ammissibile che degli innocenti corrano il rischio di essere condannati sulla base di interpretazioni giornalistiche.

Nell’ordinanza con la quale il Tribunale del riesame ha deciso di confermare la detenzione per Sabrina Misseri si leggono alcune cose che dovrebbero indurre riflessioni profonde. Hanno scritto i giudici: “Può dunque ragionevolmente affermarsi che sono il disagio morale e il dolore infinito provati che hanno determinato la confessione progressiva e graduale del Misseri. Inequivoca riprova di ciò è la vicenda del cellulare della Scazzi che il Misseri aveva all’ultimo momento sottratto alle fiamme e conservato all’insaputa della figlia Sabrina con la quale, proprio in forza della promessa iniziale, non aveva mai affrontato compiutamente l’argomento”.

Una frase, estrapolata da un contesto, corre sempre il rischio di essere interpretata male, ma questa considerazione dei magistrati tarantini suggerisce una domanda ovvia: come è possibile riscontrare “disagio morale” in una persona che nei lunghi giorni prima della confessione e del rinvenimento del corpo della ragazzina uccisa ha mentito con straordinaria efficacia?

Ed ancora il Tribunale ha aggiunto: “…valutata congiuntamente all’obiettivo perseguito, è palese che l’evoluzione del comportamento del Misseri, dettato dal movente di far ritrovare il corpo di Sarah per rispetto a lei e al dolore dei familiari, ha una spiegazione che soddisfa pienamente i criteri della logica alla luce della quale le differenti versioni non sono sintomatiche di inattendibilità bensì espressione del travaglio necessario per giungere, riferendo la verità dei fatti, ad abdicare all’impegno assunto con la figlia di tenerla immune da ogni responsabilità”.

Il considerare ‘logico’ un comportamento è un esercizio del tutto velleitario in una situazione estrema come quella che si determina in occasione di un delitto gravissimo. La mente di chi agisce elabora in modo differente da quella di chi dall’esterno osserva con distacco un avvenimento. I protagonisti di fatti estremi sono ‘conseguenti’ rispetto ad un obiettivo e non ‘razionali’. Inoltre tutto può essere spiegato, ma non sempre le spiegazioni corrispondono alla realtà. Misseri ha fornito un numero imprecisato di versioni, ma come determinare quale è quella più attendibile, se ne esiste una davvero attendibile?

Dovrebbero essere le ‘prove materiali’ a spiegare l’accaduto, ma al momento non esiste nulla che oltre ogni ragionevole dubbio confermi una responsabilità di Sabrina Misseri. Per i giudici “Misseri, con la sua condotta, ha fatto di tutto per essere coinvolto, quale principale indiziato, nelle indagini in corso per la scomparsa della Scazzi. Se egli fosse realmente il turpe assassino della nipote, volenteroso di restare impunito per quanto fatto – come la difesa della Misseri sostiene in relazione alle accuse, in particolare le ultime, nei suoi confronti – non è davvero comprensibile perché, invece di rimanere in attesa dell’evoluzione delle indagini (che verosimilmente non avrebbero condotto a nulla) e al contempo di far sparire qualunque traccia che potesse ricondurlo ai fatti, abbia conservato il telefono cellulare e le chiavi di casa di Sarah; si sia spontaneamente offerto agli inquirenti facendolo ritrovare con le note modalità; e, quindi, abbia confessato l’omicidio facendone ritrovare il corpo. Parimenti, laddove si voglia ritenere che cerchi l’impunità accusando calunniosamente la figlia, non si spiega in alcun modo perché non lo abbia fatto immediatamente all’atto della iniziale indicazione sul luogo di occultamento del cadavere allorché massima poteva essere la sua credibilità a causa della confessione di tale attività delittuosa e dell’effettivo ritrovamento. Evidentemente il suo comportamento ha un’altra spiegazione che non può che individuarsi in quella prima illustrata”.

Il ragionamento del Tribunale, insiste nell’interpretare i fatti sulla base di un assunto di partenza ed infatti i giudici si sono impegnati nell’avvalorare la tesi sostenendo che Michele Misseri è credibile (nell’ultima versione delle sue dichiarazioni) per la “sua personalità assolutamente mite, come emerge dalle dichiarazioni dei familiari e conoscenti escussi nel corso dell’articolata attività di indagine”, per “la circostanza che costui ha continuato ad assumersi la responsabilità per la violenza sessuale commessa sul cadavere della nipote: avrebbe avuto infatti gioco facile nel modificare tale aspetto delle dichiarazioni giustificando la primigenia versione con la necessità di precostituirsi il movente di natura sessuale nell’ottica di un’assunzione esclusiva della responsabilità per l’omicidio”, per “lo speciale legame personale esistente tra il Misseri e la ricorrente (confermato peraltro da entrambi nel corso degli interrogatori del 15.10.2010, rispettivamente a pag. 125 e 46); la figlia Valentina, invece, è maggiormente legata alla madre”, per “la conseguente irragionevolezza che costui accusi falsamente di un delitto così grave la figlia prediletta, peraltro unico riferimento affettivo della sua vita se si considera che l’altra figlia Valentina vive lontano e che i rapporti con la Serrano erano ridotti al minimo (il Misseri mangiava da solo in un cucinino e dormiva sulla sdraio)”.

Tutti argomenti che, se analizzati a partire da un diverso assunto, possono essere facilmente interpretati anche in modo opposto. Naturalmente nella loro lunga ordinanza i magistrati hanno anche elencato fatti concreti che a loro giudizio confermano la tesi di partenza, ma quello che deve essere sottolineato è che la giustizia non può e non deve essere sottoposta al vaglio delle intuizioni, perchè i diritti degli imputati impongono all’accusa di dimostrare un fatto e non alla difesa di scagionare il proprio assistito. E smantellare un teorema è ben difficile.

Sul movente dell’omicidio i giudici sono stati molto precisi: “Scartato quello sessuale (ovviamente riconducibile alla sola persona del Misseri il quale ha escluso che la figlia fosse venuta a conoscenza dell’episodio, unico, in cui aveva toccato i glutei della nipote), il riferimento è alla gelosia che la ricorrente nutriva per la persona di Russo Ivano che temeva di perdere ad opera della Scazzi. Del Russo la Misseri era fortemente innamorata, anzi “ossessionata” come affermato dall’amica De Luca Stefania: “…in qualche circostanza ricordo che Sabrina ha manifestato il suo disagio perché si sentiva eccessivamente robusta e poteva non piacere ad Ivano. In sostanza la figura di Ivano per Sabrina era molto importante, addirittura era oggetto di appostamenti da parte di Sabrina, insieme Mariangela e Sarah per verificare quando usciva e dove andava, per Sabrina era quasi un’ossessione…”. “La forte attrazione nutrita dalla Misseri per il Russo e il conseguente sentimento di gelosia provato, che vedeva coinvolta la vittima, è desumibile innanzitutto da alcuni dati oggettivi. Nel dettaglio: il foglio di computisteria manoscritto dalla Scazzi e datato 26.8.2010 (“oggi o avuto il dolce risveglio con il trapano, ieri sera poi sono uscita un po’ con Sabrina e la sua amica Mariangela, siamo andate in birreria x una red bull veloce, poi siamo tornate a casa e Sabrina come al solito si è arrabbiata xk dice ke quando c’è Ivano sto smp con lui, e ti credo almeno lui mi coccola a differenza sua, potexi avere 1 fidanzato così! mah vabbe tanto ci sono abituata…”). “La pagina del diario con lucchetto, datata 28.7.2010, prodotta dai PP.MM. all’udienza dell’11.11.2010 sulla cui riconducibilità alla vittima non vi è alcun dubbio in quanto tale agenda è stata espressamente citata dalla Serrano Spagnolo nel corso delle s.i.t. del 28.10.2010, pag. 5 (“…ciao mi chiamo Sarah, in questo periodo sono molto legata ad 1 ragazzo che ha 27 anni, io ne ho solo 15 ma lui è dolcissimo con me e mi coccola sempre, si chiama Ivano, e lui piace anche a mia cugina Sabrina ma io non capisco se mi piace o se gli voglio solo bene come 1 amico…)”. “L’altra pagina del medesimo diario, datata 30.7.2010 e sempre manoscritta dalla vittima (“ciao, ieri ivano mi a coccolato…gli voglio tanto bene…xò stasera non lo vedo uffa…)”.

Per i magistrati quelli appena esposti sono elementi che “vanno letti in unione al comportamento della Misseri la quale, sempre secondo quanto riferito dalla Serrano Spagnolo (medesime s.i.t.), venuta a sapere dell’esistenza di questo diario (altri ne erano stati sequestrati in precedenza), aveva detto alla zia che era necessario aprirlo. Dopo avere sfogliato le prime pagine, l’attenzione della ricorrente era stata catturata proprio dal pensiero del 28.7.2010. La Serrano Spagnolo aveva quindi detto alla nipote che la figlia, sebbene non lo riconoscesse, aveva un interesse affettivo proprio per il Russo. Sabrina, quindi, con una risata sarcastica aveva prima affermato “e poverina ma lo ha detto che era confusa” e poi invitato la zia a non mostrarlo a nessuno accampando la motivazione che, diversamente, il Russo avrebbe avuto problemi con i Carabinieri”.

“In realtà – sempre secondo il Trbunale – la ricorrente temeva solo per sé stessa in quanto il suo interesse per il Russo, di dominio pubblico per averlo ella stessa manifestato, sarebbe stato definitivamente acclarato anche dagli inquirenti. Tale circostanza è infatti desumibile dalle dichiarazioni rese, tra gli altri, dalla Spagnoletti (nel corso delle s.i.t. del 30.9.2010 costei riferiva che il 21.8.2010 Sabrina aveva litigato con Ivano a causa delle frequentazioni di quest’ultimo con un’altra ragazza), dalla De Luca, dallo stesso Russo (cfr. s.i.t. del 20.10.2010), da Scazzi Claudio (fratello di Sarah), dalla Serrano Spagnolo, da Olivieri Livia (s.i.t. del 27.10.2010: «…ricordo che spesso Sabrina mi parlava di Ivano dicendomi che le piaceva molto ma che purtroppo Ivano voleva avere solo un’amicizia anche se nei comportamenti risultava ambiguo. Io l’ho sconsigliata di continuare questo tipo di rapporto con Ivano proprio perché lo stesso non era chiaro con lei, ma evidentemente l’interesse che Sabrina aveva per Ivano era troppo forte per recidere ogni rapporto…»), da Cucci Giovanni (s.i.t. del 27.10.2010), da Cerra Vanessa Assunta (s.i.t. del 27.10.2010: “…Sabrina era molto innamorata di Ivano, parlava sempre di lui e del fatto che lo voleva come fidanzato. In alcune circostanze mi diceva che doveva uscire con Ivano e, suo malgrado, doveva portare con sé Sarah per non lasciarla sola. In altre circostanze mi diceva che era stufa della presenza di Sarah quando voleva stare sola con Ivano…”)”.

La ricostruzione esposta dal Tribunale, di certo apprezzabile, mostra ancora la prevalenza di una tesi di partenza e non tiene in nessun conto che qualunque adolescente vive non solo gli stessi ‘turbamenti’, ma che sarebbe strano se ciò non accadesse. Amori non corrisposti, simpatie per ragazzi più grandi, rivalità, lancinanti dolori sono propri di una età e le ‘ossessioni’, all’ordine in quella fase della vita, non portano necessariamente all’omicidio.

Eppure per i giudici “è da questo humus che scaturisce il delitto della Scazzi, le dichiarazioni della Cerra (che, si badi bene, ha riportato semplicemente una confidenza della Misseri) sono altamente significative in tal senso. Anche tale argomento però necessita di una valutazione globale della vicenda. La Scazzi era una ragazzina (la differenza d’età con la Misseri è importante, 7 anni) che la cugina aveva cresciuto frequentando la vittima la casa dei Misseri sin dalle scuole elementari. Questo contesto di normalità è mutato allorché Sarah da bambina da coccolare era diventata una rivale da controllare. E ciò in quanto oramai, superata quasi la fase adolescenziale, era affiorata la sua personalità femminile. La Scazzi, inconsapevolmente, si era trasformata in antagonista anche quasi certamente a causa della insoddisfazione della ricorrente per il proprio aspetto fisico (così la De Luca). Nell’ultimo periodo erano seriamente aumentate le simpatie della Scazzi per il Russo, ovverosia per il ragazzo di cui Sabrina era fortemente innamorata, assillata. E la circostanza era nota anche agli amici: è lo stesso Misseri a riferire che in un’occasione Pisello Alessio aveva detto che “…a Sarah le piace Ivano…però a tutti Ivano gli piace e Sabrina mi ricordo una volta ha detto “si, si tutti Ivano prendetevi”…”. La prova dell’intensificarsi dei litigi, del resto, è negli scritti della Scazzi che, proprio in quello del 26.8.2010, riportava che Sabrina – “come al solito” – si era arrabbiata. La situazione si era aggravata nei giorni immediatamente antecedenti al 15.8.2010 ed è lo stesso Russo a raccontarlo nel corso delle s.i.t. rese il 20.10.2010. «…Tra me e Sabrina c’è sempre e solo stata una sincera amicizia. Solo una sera, però, che colloco temporalmente in alcuni giorni prima di Ferragosto, io e Sabrina ci trovavamo in compagnia di amici quando, ad un certo punto, io e lei ci siamo divisi dagli altri e ci siamo diretti, con la mia macchina, in un luogo appartato. Sabrina ha cominciato a spogliarsi ma io, non convinto della cosa, le ho chiesto di rivestirsi anche in virtù che tenevo molto alla nostra amicizia. Sabrina, se pure a malincuore, concordò con me e si rivestì”. Quella sera, però, non vi era stato solo un semplice striptease della Misseri”.

L’ordinanza continua citando ancora Spagnoletti che descrive un altro momento di intimità tra i due giovani ed insiste nel collegare ‘confessioni’ tra ragazzi (per altro tutti abitanti di un piccolo centro del Sud profondo) per dimostrare che la gelosia è stata la causa dell’omicidio e conclude: “Appare dunque nitido e preciso il movente del delitto. Il Russo non voleva neanche più parlare con la ricorrente, era irritato perché la vicenda del rapporto sessuale interrotto era venuta alla luce ad opera della Scazzi la quale aveva riferito al fratello Claudio le confidenze della cugina. Conseguentemente, la causa dell’allontanamento della persona da cui la Misseri era stregata era Sarah la quale peraltro nutriva nei confronti del Russo analogo sentimento di cui la ricorrente era ben a conoscenza (“…Ivano parlava solo con Sarah…”). A tale ricostruzione vanno poi collegati l’appunto scritto dalla vittima sul foglio di computisteria la mattina del 26.8.2010; le altre circostanze di fatto esposte al paragrafo precedente a cui si rimanda (convocazione di Sarah da parte di Sabrina, umore della Scazzi, rapporti tesissimi tra le due, etc.); nonché le affermazioni della Pisanò (s.i.t. del 4.11.2010) la quale non aveva mai visto Sabrina addolorata per la scomparsa della cugina, neppure quando era stato trovato il cadavere. «…Anzi ricordo che era quasi entusiasta del fatto che era intervistata da molte TV ed era salita agli onori della cronaca e anche perché finalmente diceva di essersi avvicinata ad Ivano [che da allora frequentava assiduamente l’abitazione dei Misseri secondo quanto detto dalla stessa Pisanò, n.d.e.]. Acquistava quotidianamente tutti i giornali che parlavano della vicenda di Sarah…”.

“Non si è quindi trattato di una rivalità – a perere dei magistrati – tra coetanei ma di un tradimento ad opera della Misseri del rapporto di amicizia, fiducia ed affetto parentale che la legava alla cugina più piccola dalla quale si era vista sovrastata. Sarah, dal canto suo, si fidava ancora di Sabrina e perciò aveva tranquillamente continuato a frequentarla interpretando come una semplice arrabbiatura, una delle tante, il comportamento della Misseri (“…poi siamo tornate a casa e Sabrina come al solito si è arrabbiata xk dice ke quando c’è Ivano sto smp con lui…”). A ciò va aggiunta la personalità aggressiva della ricorrente riferita dallo stesso Misseri che l’ha definita una “tigre” altresì affermando che “…Sabrina si attacca cu nienti, non è come Valentina, Valentina è tutta cuore…Sabrina è troppo acresta…”.

“L’omicidio, infatti, è stato compiuto dalla Misseri con dolo intenzionale – ha concluso il Tribunale – plausibilmente d’impeto nel senso che, sebbene non sia possibile escludere aprioristicamente una premeditazione, per quanto emerge dagli atti in questa utilizzabili deve propendersi per una condotta compiuta sotto la spinta immediata del rancore accumulato nei confronti della Scazzi e giunto al culmine nel corso di un ennesimo litigio”. Tutto chiaro, insomma, sebbene si debba per l’ennesima volta ricordare che non esiste alcuna prova materiale ‘certa’, al di là delle interpretazioni, che inchiodi al di là di ogni ragionevole dubbio Sabrina Misseri.

Infine le motivazioni finali con le quali i magistrati hanno negato il rilascio o gli arresti domiciliari per Sabrina Misseri. Al di là di un ‘processo alle intenzioni’ nei confronti dei giudici, appaiono inquietanti alcune frasi contenute nell’ordinanza.

Hanno scritto i giudici: “L’effetto dell’ “incontrollato clamore mediatico suscitato dalla vicenda” (così pag. 19 dell’ordinanza) è stato infatti riconosciuto dagli stessi difensori che, attraverso l’escamotage di capovolgere il ragionamento, hanno però finito implicitamente per ammettere che il pericolo di fuga certamente sussiste sebbene possa essere mitigato dalla mera presunzione secondo cui, essendo la ricorrente ormai persona ampiamente nota all’opinione pubblica, anche europea, sarebbe facilmente identificabile in ogni dove e quindi rintracciabile. Ed allora ciò non vale evidentemente ad escludere il concreto pericolo di fuga della Misseri”.

Ma dove potrebbe fuggire una ragazza figlia di contadini sempre vissuta ad Avetrana. Con quali soldi, quali protezioni, quali coperture? Ecco allora come in modo implicito la pressione dei media è stata in grado di costruire scenari assolutamente fantasiosi che hanno finito, forse, col trasferirsi persino in un documento giudiziario.

Quindi il Tribunale ha aggiunto: “Passando all’esame del pericolo per l’acquisizione o per la genuinità della prova, questo è innegabile e agevolmente desumibile dall’attività, complessa e multilivello, di depistaggio già abilmente e scaltramente posta in essere dalla Misseri sin dai primi minuti susseguenti al delitto”. Come avere la certezza che un reo confesso con diverse versioni della propria confessione a carico possa non aver depistato le indagini e qualcuno che ostinatamente afferma la propria innocenza lo possa fare non è dato sapere. A meno che il ‘pre-giudizio’ non prenda il posto del ‘giudizio obiettivo’, ma anche questa è una tesi ed in quanto tale non possibile da dimostrare.

Inoltre i giudici si sono espressi sulla possibilità che la ragazza uccida ancora: “Ritiene il Collegio che, dall’analisi delle specifiche modalità e circostanze dei fatti e della personalità della ricorrente desunta dai gravissimi comportamenti inerenti al fatto de quo, emerge il concreto ed attuale pericolo che costei commetta delitti della stessa specie di quello per cui si procede. In tema di esigenza cautelare costituita dal pericolo di reiterazione di reati della stessa indole, poiché la pericolosità dell’indagato deve risultare congiuntamente dalle specifiche modalità del fatto e dalla sua personalità, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, è legittima l’attribuzione alle medesime modalità e circostanze del fatto di una duplice valenza, sia sotto il profilo della valutazione della gravità del fatto, sia sotto il profilo dell’apprezzamento della capacità a delinquere. [...] La sussistenza del pericolo di recidiva è giustificata dalla natura del tragico episodio delittuoso ascritto alla Misseri di cui è rimasta vittima la giovane cugina di 15 anni la cui buona fede la ricorrente ha slealmente carpito abusando dei rapporti di amicizia e parentela. Un tradimento, si è detto, commesso peraltro per un motivo futile quale quello della gelosia. È innegabile che la personalità aggressiva concretamente rivelata dalla Misseri (peraltro confermata dal padre) e la compulsività dell’agire scaturente da tale inclinazione inducono a concludere per un comportamento non occasionale”.

Ma chi dovrebbe uccidere adesso l’imputata? Un’altra rivale, qualche testimone per lei ‘pericoloso’? Il protagonista di un nuovo ‘amore impossibile’? Un passante antipatico?

Sarà il processo, si spera, a rimettere le cose in ordine. Ma la vicenda di Avetrana è indicativa di quanto i meccanismi di suggestione prodotti dall’accanimento dei media possano portare a conclusioni basate su fragilissimi elementi fattuali e piuttosto centrate su ipotesi di valutazione fortemente soggettive.

La presunzione di innocenza è uno dei cardini sui quali deve fondarsi la coscienza democratica di un Paese. Nessuno è in grado di sapere se davvero Sabrina Misseri è complice o esecutrice materiale di un delitto così efferato, ma la ragazza, come qualunque altro cittadino della Repubblica, deve avere il diritto ad essere giudicato sulla base di elementi incontrovertibili di prova. E per quanto affascinanti le intuizioni non lo sono. Anche per questo, forse, altri imputati ben più eccellenti invece di essere in prigione (perchè le prove li inchiodano) sono a piede libero. E il potere della suggestione o, forse, la suggestione del potere. Comunque qualcosa di certo non compatibile con la verità e sopratutto con la libertà.

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