Mara Carfagna: il nulla che diventa politica
Il ministro per le Pari Opportunità è al centro delle cronache di Palazzo. Perchè mai? Una carriera inspiegabile, nessuna specifica elaborazione strategica, un trasferimento diretto da un calendario di Max al Parlamento.
In un opuscolo propagandistico di 65 pagine pubblicato lo scorso anno e dal titolo “Mara Carfagna, un anno di governo”, la deputata del Pdl in via di dimissioni (le rassegnerà per davvero?) aveva voluto inserire anche 18 foto che la mostravano in azione.
Copertina blu Armani, forse in omaggio al suo stilista preferito e carta patinata, il riassunto delle attività del ministro ex pin up – valletta del Biscione conteneva frasi interessanti: “Mi sembra urgente e doveroso come donna lavoratrice, e spero futura madre, tentare di offrire una soluzione a quelle difficoltà che le donne quotidianamente incontrano” per promettere subito dopo: “Presto diventerà legge anche il testo contro la prostituzione in discussione in Parlamento”.
Per Carfagna era a quel tempo “sentita come prioritaria l’esigenza di colpire chi si avvale della prostituzione o contatta delle persone che si prostituiscono alimentando il mercato stesso”. Ovviamente nessun cenno alle numerose occasioni che avrebbero visto numerosi esponenti politici alle prese con ‘escort’, perchè il cruccio del ministro sono le ragazze che esercitano per strada, non quelle che ai piani alti si intrattengono allegramente con personaggi di ogni tipo. Premier compreso.
Tornando al presente, in una intervista pubblicata dal ‘Mattino’, la pupilla (o ex pupilla?) di Berlusconi ha detto a proposito del suo minacciato abbandono del Pdl, del ministero e della Camera: “Il mio malessere non è recente, risale a un anno e mezzo fa circa: i coordinatori del partito ricorderanno bene che più volte mi sono rivolta a loro per sistemare una situazione campana molto tesa, una guerra tra bande dove vige la prepotenza e l’arroganza. Ho inviato anche diverse lettere ai vertici nazionali, Berlusconi compreso, per segnalare che si è agito in Campania in violazione delle norme dello statuto e per escludere coloro che fanno riferimento a me, addirittura sono state cambiate le regole e modificate la date su internet”.
Tuttavia nessuno era al corrente di questo ‘malessere’, accuratamente nascosto anche durante l’ultima campagna elettorale per le regionali. In Campania la candidata “scesa in campo su richiesta del premier” aveva preso 58 mila voti, pur sapendo che mai avrebbe rinunciato al posto nel governo.
E mentre Napoli esplode sommersa non dalla lava del Vesuvio, ma dalla spazzatura, Carfagna ha aggiunto: “Nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri ho fatto presente la mia preoccupazione sullo scontro istituzionale tra Comune e Provincia di Salerno che rischia di portare alla paralisi assoluta compromettendo la realizzazione dell’impianto. Non posso permettere che una guerra di potere faccia saltare un’operazione di vitale importanza per la Campania con la conseguenza che, dopo Napoli, anche Salerno possa essere sommersa dai rifiuti. Di qui l’esigenza di affidare le procedure a un commissario nella persona del presidente della Regione, Stefano Caldoro, eletto nel Pdl e di indiscussa moralità e onestà . Ma quando il Consiglio dei ministri ha accettato la mia proposta, Cosentino, Cesaro e altri si sono ribellati minacciando di non fare entrare i deputati campani in aula per votare la Finanziaria. Ho incontrato il collega Iapicca arrabbiato perché non volevano farlo entrare”.
Il quadro dipinto dal ministro è avvilente, non solo per il racconto delle beghe interne al suo partito, ma anche per la sua considerazione finale: “Da come è andata la vicenda rifiuti, prendo atto che la mia presenza è pressoché inutile, visto che mi viene impedita la possibilità di battermi a favore della legalità e della realizzazione di un’opera strategica per la mia regione. Questa è la considerazione amara che mi porta all’addio”.
Naturalmente non una sola parola sui problemi strutturali che hanno portato alla catastrofe dell’immondizia, sulle favole raccontate da Berlusconi e Bertolaso nel 2008 e neppure sull’ultima sconcertante fantasia resa pubblica dal presidente del Consiglio nell’ottobre scorso: “Il problema grazie al nostro intervento sarà risolto in 10 giorni”.
Una cosa tuttavia Carfagna l’ha imparata nella sua pur breve carriera politica, ovvero lanciare proclami al popolo e nascondere la mano. Alla domanda “Berlusconi le ha telefonato ma non l’ha convinta?” (a rimanere al suo posto ndr) il ministro ha risposto: “Dovrà farlo con atti concreti, dimostrandomi che il partito torna nella sue mani”.
Il dibattito insomma è fondato su equilibri di potere, non certo su una discussione sul progetto complessivo per tirare fuori il Paese dalla crisi. Ed infatti le cronache si sono sbizzarrite su una parola in dialetto napoletano che Carfagna ha rivolto alla collega Alessandra Mussolini.
Così i giornalisti hanno studiato il senso della parola ‘vajassa’, ma nessuno ha avuto modo di riflettere sulle idee del ministro a riguardo del sistema bancario italiano, del debito pubblico, della disoccupazione, del resto. Perchè nulla se ne sa. Temi superflui per tempi fatui. L’Italia contemporanea, insomma.


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