L’uranio impoverito che uccide
Ancora un militare morto perchè vittima di una possibile contaminazione ed emergono sospetti su nuovi casi di patologie tumorali indotti da questo micidiale armamento.
Vittimeuranio.com ha reso noto che un altro soldato è morto e che ci sono forti sospetti su casi di malattia per possibile contaminazione da uranio impoverito. Il decesso, avvenuto nello scorso luglio, è stato causato di una patologia tumorale che aveva colpito un uomo per molti anni in servizio presso il poligono di Capo Teulada in Sardegna. Sempre dall’isola è arrivata la segnalazione di un altro caso sospetto che riguarderebbe un ex militare di 39 anni, in passato impiegato sempre a Capo Teulada, ma nell’altro poligono di Perdasdefogu, ed al quale è stato asportato un testicolo a causa di un cancro.
Un altro episodio riguarderebbe un militare di Bari di 28 anni al quale è stato diagnosticato un tumore al cervello e che ha subito un complesso intervento di neurochirurgia. Il ragazzo aveva partecipato ad alcune missioni internazionali tra le quali quella in Kossovo tra il 2001 e il 2002. Ad un altro reduce dai Balcani, infine, è stata diagnosticata una leucemia.
Il sito, interamente dedicato al tema dell’uranio impoverito ha lo scopo “di costituire un punto di incontro permanente e di alto profilo fra tutte quelle personalità che a vario titolo si occupano della questione, rappresentando al tempo stesso, attraverso l’interattività propria del mezzo, un efficace strumento di denuncia per chi continua a soffrire nel silenzio”.
Lo strumento si avvale dei contributi di Falco Accame, presidente dell’associazione delle vittime Anavafaf, del fisico nucleare Evandro Lodi Rizzini, direttore del dipartimento di Fisica e Chimica dell’Università di Brescia, di Franco Silvestris, direttore della scuola di specializzazione in Oncologia dell’Universita’ di Bari, dell’ufficiale belga esperto Nbcr Maurice Eugene Andre’ e del docente italiano Paolo Scampa, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Aipri, associazione internazionale per la protezione dai raggi ionizzanti, dell’avvocato Bruno Ciarmoli, da Carlo Calcagni, veterano e capitano dell’esercito e Gianluca Anniballi, ex militare reduce dal Kosovo.


finalmente piano piano i militari morti da uranio impoverito stanno avendo giustizia,grazie alle battaglie dei propri familiari che nonostante un congruo risarcmento,non potranno avere più al proprio fianco il loro caro defunto.La vita purtroppo non ha prezzo,ma la giustizia deve fare il suo corso,e dovrà essere una giustizia uguale per tutti,perchè ancora oggi molti militari reduci da missioni si stanno ammalando,e rischiano di morire da un momento all’altro a causa dell’uranio impoverito,per colpa del Ministero della Difesa che non ha dato loro le giuste indicazioni e protezioni.La giustizia deve essere
UGUALE PER TUTTI.
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