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L’Inghilterra di Cameron al fast food della modernità

Autore: . Data: lunedì, 8 novembre 2010Commenti (1)

Il Regno Unito si dibatte in una crisi epocale. Incapace di elaborare modernità e ferito dai ‘regni’ fallimentari di Margaret Thatcher e Tony Blair, inventa clichè culturali senza spessore. I tempi della ‘Swinging London’ sono  un ricordo lontano.

Un frullato misto dipinto di ‘controcultura’ sta emergendo in una Gran Bretagna assalita dalla crisi economica e governata dal premier conservatore, David Cameron. Nel fine settimana di Hallowen lo Scumtek, costola del movimento dance Teknival, ha organizzato un ‘flash-rave’ nel cuore di Londra.

I partecipanti hanno occupato per una notte intera un edificio delle poste abbandonato, riuscendo a vanificare i tentativi di sfratto immediato messi in atto della mitica Scotland Yard. Convitati di pietra della ‘notte di baldoria’ i soliti social network, a cominciare dal solito Facebook, il più elaborato sistema di violazione della privacy che internet conosca.

Tramontate le idee rivoluzionarie, le intuizioni di Mary Quant, le stravaganze di Carnaby street e le intemperanze beat, adesso si gioca al party gratis e già si pensa di bissare la notte londinese con una nuova iniziativa dal titolo improbabile “bello grasso”, per la notte di Capodanno. La ‘rete’ made in Uk è già in fermento.

Duncan Dick, vicedirettore della rivista Mixmag, tuttavia, pensa che ci sia “il rischio che un movimento del genere possa diventare di tipo militante. “La Thatcher diceva che la società non esiste. Ma se vai a un rave illegale organizzato via Facebook e ci trovi 400 persone quella è la tua comunità. E se quelle persone iniziano a interessarsi di politica ecco che ottieni una comunità pronta a diventare militante”.

Sabato scorso, in realtà, tutto è accaduto senza preavviso. Mentre i primi squotter regolavano il volume del mixer, sul web è comparso il numero di un cellulare pre-pagato: “Questa notte party a Shaftesbury Avenue. Stiamo preparando ora”, rispondeva una segreteria telefonica. “Dateci ancora un paio d’ore e poi avrà inizio un super-rave nel fottuto centro di Londra”.

Tam tam su Facebook e Twitter ed il gregge si è mosso. L’edificio abbandonato a mezzanotte era già stracolmo di gente e fuori altri facevano la fila. Un’ora dopo è cominciata una sassaiola contro gli agenti di polizia che cercavano d’impedire l’accesso al rave. A quel punto la polizia non ha potuto fare altro che arrestare dieci persone e stare a guardare i ragazzi che ballavano.

Secondo Dick “con la recessione gli edifici vuoti aumentano e gli spazi per i rave si moltiplicano”, lasciando intendere che lo spazio per un allargamento delle occupazioni danzanti sono molti e quindi potrebbero incoraggiare il moltiplicarsi di episodi simili.

Alex Miller, editor della rivista giovanile Vice, ha detto all’Observer: “Nella generazione cresciuta con internet serpeggia un sentimento di autodiritto. Hanno già distrutto l’industria musicale e ora forse toccherà a quella del divertimento. Internet permette la propagazione delle idee in modo istantaneo: queste feste sono una manifestazione di quella cultura”.

I due giornalisti inglesi, però, non tengono contro che la piattaforma degli ‘insorgenti’ inglesi può essere riassunta nell’uso dei social network per organizzare feste, non pagare il biglietto ed i diritti di autore e sfogarsi. Un quadro avvilente, per nulla rivoluzionario.

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Commenti (1) »

  • nicola ha detto:

    Cosa c’è di avvilente nell’uso dei social network per organizzare feste, non pagare il biglietto ed i diritti di autore e sfogarsi??

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