cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica
Regola la dimensione del carattere: A A

L’inganno di Fini e la debolezza della sinistra

Autore: . Data: martedì, 9 novembre 2010Commenti (1)

In questi giorni l’Italia sta dando la peggior prova di incapacità dal dopoguerra. Il Paese è in ginocchio e gli elementi che lo dimostrano sono innumerevoli.

Ai dati ‘materiali’, come quelli che indicano un debito pubblico in crescita permanente, la disoccupazione dilagante, il decadimento irragionevole alla qualità dei servizi pubblici (sanità, istruzione, trasporti) e il crollo della capacità di acquisto dei salari, si debbono aggiungere anche quelli ‘morali’.

Che sono i ‘dati morali’? Il berlusconismo, la propaganda celtico-padana della Lega, la casta di Palazzo, il centro sinistra senza progetto, il sindacato burocratico hanno ‘mutato’ gli italiani. E’ frequente considerare ‘qualunquista’ un ragionamento che mette insieme soggetti differenti, indicando senza distinguo responsabilità comuni per tutti.

Massimo Giannini ha scritto ieri su ‘La Repubblica’: “Sembra impossibile, eppure il 25 aprile è arrivato davvero. Gianfranco Fini chiude il sipario, su Berlusconi e sul berlusconismo. Scaduto il tempo delle segrete trame di palazzo, gli oscuri riti bizantini, i vecchi tatticismi da Prima Repubblica. Esaurito lo spazio per i giochi del cerino, le partite a scacchi, lo sfoglio dei tarocchi. Quello che va in scena non è più il solito “teatrino della politica” che il Cavaliere esecra abitualmente a parole, rappresentandolo quotidianamente nei fatti. È invece il dramma pubblico di una maggioranza che si dissolve”.

Il vice direttore del quotidiano romano è nato nel 1962 ed era ancora un ragazzino quando nel 1969 cominciò la ‘grande battaglia dei diritti’ del mondo del lavoro italiano e nella quale si cancellarono le gabbie salariali e si varò lo Statuto dei lavoratori. Il 16 luglio del 1976, quando all’hotel Midas Bettino Craxi fu eletto segretario del Psi aveva solo 14 anni. Come lui molti altri, pur colti ed informati e non collocabili a destra, sono privi di memoria emotiva, non hanno ricordi concreti di quello ‘spirito antifascista’ che permeava tutte le forze politiche del dopoguerra e che aveva permesso la ricostruzione del Paese dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Quell’anima che la Resistenza aveva donato a Dc, Pci, Psi, Pri, Partito d’Azione e ad altre forze politiche anche lontane tra loro, ma unite dalla profonda volontà di costruire un Paese democratico e civile dopo l’orrore del fascismo. Quel sentimento condiviso portò alla scrittura della nostra Costituzione e alla Repubblica.

Gianfranco Fini, il presunto notaio che avrebbe firmato il certificato di morte dell’Era del Cavaliere, invece, non ha nulla a che fare con quella storia. Anzi, viene da una cultura politica del tutto opposta, quella dei nostalgici della dittatura.

Molti anni dopo la Costituente, dopo pagine anche drammatiche della vita nazionale, è cominciato il processo di imbarbarimento della politica e tra le tappe di quel dramma ci sono il craxismo, il tramonto della prima generazione dei dirigenti della Dc, la scomparsa di molti Padri fondatori e con la morte di Enrico Berlinguer.

E il leader del Pci disse proprio a ‘La Repubblica’ nel luglio del 1981: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del Paese e la tenuta del regime democratico”.

Berlinguer denunciava non solo la corruzione dilagante di quell’epoca, ma la trasformazione del senso stesso della politica, resa dal Caf, l’accordo di governo tra Craxi, Forlani ed Andreotti, un sistema di potere fine a se stesso, interessato a garantire rendite di posizione ai clan dei partiti e del tutto disinteressato al progresso della nazione.

Berlusconi, Fini e gran parte dei dirigenti del centro destra sono stati protagonisti di quella stagione ed hanno la responsabilità di aver elaborato in peggio quel sistema, distruggendo non solo lo spirito della rinascita nazionale, ma smantellando la cultura democratica antifascista. Obbrobrio che è arrivato a far proporre ad alcuni, per banalizzare, di cantare ‘Giovinezza’ a Sanremo, come se in Germania qualcuno proponesse di suonare ‘Die Fahne hoch’, l’inno delle SS, all’apertura del Festival di Berlino per “ricordare” la storia tedesca. Oppure si mettessero in Francia sullo stesso piano il generale De Gaulle e il collaborazionista coi nazifascisti Pétain o si decidesse negli Stati Uniti di dedicare un giorno per ricordare nello contemporaneamente George Washington e Lord Cornwallis, uno dei più feroci generali inglesi.

La disfatta dello spirito unitario ed antifascista e l’accantonamento della questione morale, l’aver reso la Repubblica una terra di conquista per coltivare affari di famiglia o di gruppo, il disprezzo che è stato scaricato su ideali e sogni, la personalizzazione delle leadership, l’individualismo spinto indotto da media sempre più schierati e manipolatori fanno pensare quindi ad una Italia non avviata a ripercorrere la via cominciata il 25 aprile, ma quella avviata dalla marcia su Roma del 28 ottobre 1922.

Le responsabilità della sinistra e del centro sinistra in questa tragedia sono immense. La mancanza di identità, il ‘ripudio’ della tradizione antica, l’incapacità a comprendere i mutamenti indotti dal progresso scientifico e tecnologico, un conservatorismo ideologico sconcertante e la burocrazia interna hanno reso il Pd una statua di sale che si sta sgretolando rapidamente.

Il risanamento dei conti pubblici, la ridefinizione dei diritti, la soluzione dei problemi dell’occupazione o dello sviluppo industriale debbono partire da un progetto di società che comprende anche una visione chiara del tipo di ‘essere umano’ che deve popolare la penisola.

Non si tratta di inventare equilibri elettorali, forme alternative di governo, sistemi di voto meno iniqui, ma di sapere come riaffidare ad italiani consapevoli e coscienti il compito di diventare protagonisti della propria vicenda esistenziale, storica e politica. E se nel Pd alcuni si sono presi il compito di ‘rottamare’, pensando ai dirigenti, invece di ‘restaurare’ ed ‘innovare’ il pensiero politico progressista in Italia, il pericolo di un collasso finale è molto alto.

Oggi non si tratta di tornare al passato, ma di rilanciare i grandi valori della Costituente, sapendo bene che lo Stato ha bisogno di essere riformato. E che questo lavoro deve essere affidato ai cittadini, non ad élite che si sono compromesse durante la lunga stagione del degrado.

Solo così sarà possibile salvare il Paese non solo da un declassamento internazionale, ma da qualcosa di ancor più grave: la rovina definitiva di una storia millenaria.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti (1) »

  • roberto ha detto:

    per caso sono entrato nel vostro sito cercando una ricetta dipomodori.vedo che esiste ancora chi parla di socialismo di partigiani come inostri friulani che volevano portarci sotto la jugoslavia .ma vedete la gente è stufa dei sindacati che fanno politica e non gli interessi dei lavoratori meno tassse sul lavoro e non irap inventata dalla sinistra e non in momento di reccessione ec. ec.e meglio che vada nella ricetta che perdere tempo con demagoghi come il fautore dell’articolo

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008