La crisi economica al bar dell’angolo
Crisi economica “ormai alle spalle”?. Non pare proprio. Le associazioni dei consumatori ragionano spesso e volentieri sul modo migliore (ancorché difficilissimo) per contrastare gli effetti dei prezzi. Così alti da risultare gravosissimi per i portafogli delle famiglie.
Gli ultimi dati riportati dal presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, parlano chiaro: un nucleo familiare è costretto ad affrontare spese eccessive che portano, nel giro di un anno solare, a perdite finanziarie che vanno da un minimo di 550 ad un massimo di 1188 euro.
Sul banco degli imputati ci sono i carissimi libri scolastici, gli aumenti stratosferici della benzina e le tasse universitarie sempre più esose. Se volessimo approfondire il discorso sul caro vita, sarebbe sufficiente soffermarsi sul prezzo del cappuccino al bar, negli aeroporti o nei centri storici. Aeroporto di Punta Raisi: 1.60 euro. Più di tremila delle vecchie lire per un semplice latte schiumato servito su un bicchiere di carta usa e getta.
Corso Vittorio Emanuele, nel cuore del centro storico palermitano: il bar, pur non avendo lo stile della Tazza d’Oro di Roma o del Pedrocchi di Padova, si presenta accogliente, i proprietari sono gentili, il cappuccino è buono, ma il prezzo eccessivo: 1.30 euro.
Federconsumatori e Adusbef da mesi invocano a chiare lettere la necessità di prendere seri provvedimenti per ridurre i prezzi ed evitare rincari di tal genere, ma a quanto pare, da lungo tempo, sembra che gli interessi del nostro Paese siano altri. Per quanto tempo il cittadino potrà subire l’imposizione di tariffe non compatibili con lo stato del suo portafoglio? Come stupirsi dei piccoli rigurgiti di protesta, pur disorganizzata?
Si tratta di rivendicare il diritto ad un tenore di vita ‘normale’, anche se oggi è difficile riuscire a far sentire la propria voce come una volta. Di fronte a crisi e caro vita, il Paese si nasconde dietro le sue paure e, talvolta, le sue indolenze.
Marco Chinicò


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