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Il tornado Wikileaks ed il terrore di Berlusconi&Co

Autore: . Data: lunedì, 29 novembre 2010Commenti (0)

Nascondere tutto e negare, smentire, confondere: è l’attività prevalente del goveno e degli uomini del Pdl e della Lega. I documenti americani, però, sono solo l’ultimo capitolo di una lunga storia.

Non sono ancora chiare le conseguenze dei lanci di Wikileaks, ma da tempo il nostro Paese è diventato lo zimbello del mondo occidentale. Un premier che passa da feste con prostitute a scandali giudiziari, rappresentanti di governo o della maggioranza inquisiti anche per reati gravissimi, un Parlamento nel quale non sono pochi i deputati ed i senatori sottoposti ad indagini giudiziarie o condannati, ministri che proteggono parenti o amici, corruzione e cattiva gestione della cosa pubblica non sono fatti che passano inosservati all’estero. Come le ‘amicizie’ del presidente del Consiglio con il russo Putin ed il colonnello Gheddafi.

Se alcuni cittadini del Belpaese sono ‘orgogliosi’ del premier, del bunga bunga o dei suoi alleati, fuori dall’Italia il Cavaliere è motivo di imbarazzo e genera sconcerto. Per comprendere la situazione un ultimo siparietto da avanspettacolo messo in scena dal presidente del Consiglio durante lo svolgimento dell’utimo G20 di Seul. Pensando, forse, di essere ad una delle sue famose serate al ‘bunga bunga’, Berlusconi avrebbe deciso di raccontare una barzelletta ai presenti. Il leader conservatore britannico David Cameron ha poi spiegato ai giornalisti che, arrivati ad un certo punto della performance, il traduttore simultaneo che aveva il compito di rendere partecipi gli altri leader mondiali del sense of humour del collega italico si è interrotto e ha rifiutato di continuare a svolgere il suo lavoro perchè la storiella era “troppo volgare”.

Ad un premier ‘imprevedibile’ si debbono aggiungere i suoi amici. Inutile ricordare i gesti inurbani del capo della Lega, il celtico-padano Umberto Bossi, che non si è risparmiato nel mostrare il dito medio durante l’esecuzione dell’inno nazionale, le esternazioni del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che durante una trasmissione televisiva si è rivolto alla sua collega di partito, Luisa Todini, con un: “Ma che cazzo dice!”, le decine di vicende squalificanti che hanno visto come protagonisti gli uomini del centro destra.

Già sabato scorso in un comunicato ufficiale il Ministero degli esteri aveva affermato: “Franco Frattini ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale”. E quali sarebbero le armi che questi non definiti nemici utilizzerebbero contro il nostro Paese? “L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia”, aveva specificato la Farnesina.

Una linea Maginot messa in piedi di fretta e furia per parare il colpo sulle ‘feste bollenti’ del presidente del Consiglio e sul resto. Eppure i guai nazionali, definiti da Frattini un pericolo ‘per l’immagine’ del nostro Paese non sono un segreto.

La vicenda Finmeccanica vede il presidente Ente Nazionale di Assistenza al Volo (Enav), Luigi Martini, l’amministratore delegato dell’ente Guido Pugliesi e la responsabile della Selex Sistemi Integrati Marina Grossi iscritti sul registro degli indagati della procura di Roma. Coinvolte nell’affaire otto aziende che hanno avuto appalti dall’Enav e collegate a Finmeccanica, un colosso pubblico che si occupa anche di armamenti. Appalti pilotati, false fatturazioni e fondi neri che riguarderebbero oltre a Selex sistemi integrati srl anche Print sistem srl, Arc Trade srl, Techno Sky, Aicom srl, Simav sistemi manutenzione avanzati, Renco Spa, Auxilium Trade srl. Marina Grossi è, per essere esaustivi, moglie del presidente di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini.

Napoli, al di là di qualunque strumentalizzazione di parte, è sommersa dalla spazzatura ed il ‘miracolo’ del duo Berlusconi-Bertolaso del 2008 si è rivelato un esperimento di illusionismo, mentre il crollo della ‘Domus gladiatori’ non può essere smentita, perchè e avvenuta. Ma sono i documenti ‘top secret’ americani in via di pubblicazione su Wikileaks che sembrano spaventare il team del Cavaliere e non solo.

Tornando al ‘complotto’, la memoria corta degli italiani è avvilente. Le invocazioni alla ‘crisi che non c’è’, l’invito a ‘comperare’ per far riprendere l’economia (con quali soldi?), le favole sul Paese che ha reagito meglio di tutti alla debacle della finanza internazionale e sabato scorso il megapiano bufala per il Sud non sembrano suggerire un sentimento di indignazione di massa che dovebbe al contrario essere quasi automatico.

Per il Mezzogiorno i soldi promessi sono dei fantasmini. L’esecutivo ha promesso 100 miliardi, ma ne ha mandati 20 certi ed in contanti al Nord, mentre all’Italia meridionale arriverano fondi strutturali già presenti ed operativi (quindi nulla di nuovo), 12,5 miliardi di euro destinati alla ricerca, allo sviluppo tecnologico e all’innovazione già decisi da anni nell’ambito della politica di coesione 2007-2013. E si è riciclata c’è la solita promessa di conclusione dei lavori per la Salerno Reggio Calabria, mentre per ponti e ferrovie non si indica dove trovare le risorse.

Questa settimana, dopo le ‘news’ di Wikileaks, potrebbe essere devastante per il nostro Paese, ma molto dipenderà da quanto televisione e media vorranno approfondire non le notizie diffuse dal sito di Assange, ma dallo spazio che sarà data alla ‘questione morale’, ovvero agli approfindimenti sul malgoverno e sulla corruzione.

Tuttavia la memoria degli italiani è corta e quindi c’è il rischio che presto tutto finirà come sempre nel dimenticatoio. La ‘rifondazione’ della Repubblica non riguarda solo i piani alti del Palazzo, ma anche le strade, le piazze, le grandi città ed i paesini, ovvero tutti quei posti nei quali vive ‘gente’ che deve tornare farsi chiamare ‘cittadini’.

Intanto oggi sarà la giornata del tornado. La ricostruzione dopo sarà come quella dell’Aquila?

Roberto Barbera

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