cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

‘Corriere’, la precaria Caruso ha interrotto lo sciopero della fame

Autore: . Data: venerdì, 19 novembre 2010Commenti (0)

InviatoSpeciale si è già occupato della vicenda di Paola Caruso (nell’articolo leggibile qui), la giornalista precaria del ‘Corriere della Sera’ che aveva iniziato lo sciopero della fame come forma estrema di protesta contro l’estenuante condizione di lavoro. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata la contrattualizzazione di una “matricola” appena uscita da una scuola di giornalismo, alla faccia di chi attende da sette anni un contratto “decente” (benché a tempo determinato).

A quel punto, Paola Caruso ha deciso di intraprendere una protesta che è durata cinque giorni, riducendola a 40 chili di peso.

“Sciopero della fame, quinto giorno. Fine. Oggi – ha scritto sul suo blog – interrompo la protesta. Quello che ho potuto fare l’ho fatto. Ho raggiunto il mio obbiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica, almeno per quanto riguarda la Rete e gli organi legati all’editoria. Anche se la maggior parte della stampa tradizionale mi ha ignorata, nonostante i lanci di agenzia. Chissà perché? Adesso è arrivato il momento di andare avanti con altri mezzi e strategie diverse per far discutere di precariato. Bisogna portare a casa risultati. Come? Rivoluzionare il sistema mi pare arduo, ma si può tentare di cambiare le regole, di dare più serenità ai precari, di garantire a tutti un lavoro dal valore monetario adeguato e sufficiente a pagare affitto e mantenimento, senza l’aiuto della famiglia. Purtroppo precarietà non significa flessibilità. All’estero un lavoratore flessibile ha uno stipendio superiore a quello di un dipendente a contratto a tempo indeterminato, almeno per quello che ne so. Questo permette ai flessibili di tutelarsi a proprie spese, non potendo usufruire delle tutele aziendali.
Desidero continuare a battermi sul tema, confrontandomi con chi ha il potere di garantire cambiamenti concreti. Se la mia storia diventa un esempio e spinge le istituzioni a evitare altri comportamenti del genere, avrò vinto la mia battaglia. La prima battaglia, sia chiaro. La prospettiva è di vincere la guerra.
A questo punto propongo alla Rete di cambiare l’hashtag, da #iosonopaola a #iosonoprecario e invito la blogosfera a raccontare le tante esperienze di precariato. Diamo voce a tutti. Date voce a tutti. Alle storie, alle preoccupazioni, alle frustrazioni e ai rospi mandati giù. Anche in forma anonima. In modo che se ne parli e il problema venga a galla in maniera consistente e continua. Meglio senza sciopero della fame che vi assicuro è una forma di protesta devastante per il fisico e la mente. Parola mia”.

Incredibilmente, l’interruzione della protesta da parte di Paola Caruso ha sollevato non poche polemiche. Alcuni hanno pensato di criticare la sua scelta di smettere con lo sciopero della fame, evidentemente ritenendo che la causa dei giornalisti precari necessitasse di una martire per essere vinta. In verità Paola Caruso era allo stremo delle forze: “Sono in condizioni fisiche pietose – ci ha raccontato – e non riesco più ad essere autonoma. Non avendo grasso, ho distrutto 4 chili di muscoli. Quando mi sarò ripresa, andrò a parlare con la commissione parlamentare d’inchiesta, quindi incontrerò dei colleghi giornalisti e insieme dovremmo pensare a un modo per portare avanti questa battaglia”.

Benché ignorata dai grandi mezzi di informazione, la protesta di Paola Caruso ha permesso per qualche giorno di parlare della questione dei giornalisti precari che riempiono le redazioni di tutte le principali testate italiane. L’importante, ora, è non fermarsi.

Davide Falcioni

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008