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Candidature in vendita: un nuovo sospetto sul partito di Berlusconi

Autore: . Data: giovedì, 11 novembre 2010Commenti (0)

La presunta ‘dichiarante’ Perla Genovesi, già indicata come una delle protagoniste del giro di feste del Cavaliere, avrebbe raccontato ai magistrati di pagamenti fatti al figlio di Dell’Utri per entrare nelle liste dei candidati.

La donna, arrestata per narcotraffico nel luglio scorso ed ex collaboratrice del parlamentare del Pdl Enrico Pianetta, avrebbe dichiarato ai magistrati che con l’approssimarsi della campagna elettorale del 2006 alcuni aspiranti candidati sarebbero entrati in lista in cambio del versamento di 100-150 mila euro ad una società pubblicitaria vicina a Marcello Dell’Utri ed a suo figlio. Il denaro, poi, sarebbe stato incamerato, secondo la testimone, da Forza Italia.

Genovesi avrebbe detto: “Mi avvicinò una persona e mi disse che il figlio aveva lavorato con il figlio di Dell’Utri in un’agenzia di pubblicità e mi riferì praticamente che quelli che volevano una candidatura buona pagavano dai 150 mila euro più o meno”. “Mi sfugge il nome dell’agenzia  – avrebbe spiegato ancora  -  che è sicuramente conosciuta. E’ un’agenzia pubblicitaria dove praticamente facevano risultare questi soldi come una campagna elettorale per il politico. Sui soldi si poteva trattare, si poteva scendere anche a 100 dipendeva dalla candidatura, da quanto poteva essere buona”.

Secondo la dichiarante i versamenti erano formalmente giustificati come “spese per pubblicità elettorale”, ma in realtà solo una parte di questi era utilizzata realmente per lo scopo, mentre il resto sarebbe stato una specie di pagamento per ottenere il posto.

“Il figlio di Dell’Utri lavorava in questa agenzia, però comunque c’erano molti ragazzi che lavoravano per Dell’Utri  – avrebbe chiarito Genovesi – e allora dissi al senatore (Pianetta, ndr) che c’era questa possibilità che avrebbe dovuto pagare sui 100 -150 mila euro. Lui era un taccagno. Non lo vidi interessato. Aveva l’atteggiamento di chi non ha nessuna intenzione di spendere quei soldi, ma come se sapesse che lui non ne aveva bisogno, come se fosse abbastanza ammanicato per avere un’altra candidatura senza pagare”.

L’ex capo di Publitalia ’80 e stretto collaboratore di Berlusconi, condannato a sette anni dalla Corte di Appello di Palermo, ha negato tutto: “Resto allibito, ma purtroppo non mi stupisco data la fonte, nel leggere dalle agenzie di stampa questa nuova propalazione di veleni attraverso la pubblicazione di verbali nei quali sono raccontate delle assolute falsità, delle quali dovranno rispondere non solo gli autori ma anche coloro che le diffondono impunemente”.

Perla Genovesi, una 32enne di Parma, arrestata per possesso di sostanze stupefacenti, ha sempre negato che la droga fosse sua, ma piuttosto di un suo amico. Nelle prime dichiarazioni rese ai pm di Palermo aveva parlato di feste a base di sesso e droga organizzate con ragazze e prostitute da persone “vicine” al presidente del Consiglio. La donna aveva citato il nome di una escort, Nadia Macrì, che aveva confermato i fatti.

Secondo alcune ricostruzioni la ex collaboratrice del parlamentare Pianatta era stata assunta nel 2002 dalla Regione Emilia Romagna col ruolo di ‘funzionaria amministrativa’. Nel 2004 veniva considerata tra i più in vista tra giovani parmigiani di Forza Italia e fu candidata alle elezioni comunali di Fidenza. Luigi Giuseppe Villani, coordinatore azzurro in Emilia Romagna e consigliere regionale, in un breve comunicato ha reso noto che Genovesi “lavorò con noi solo pochi mesi, tra il novembre 2002 e il giugno 2003, occupandosi di mansioni marginali, di nessuna rilevanza organizzativa nè tantomeno politica”.

Per il consigliere emiliano di Fi la donna svolgeva il lavoro di centralinista ed era addetta allo smistamento della posta, senza essere alle dipendenze di alcun consigliere “nè tantomeno del capogruppo”.

Tuttavia, il quotidiano ‘il Nuovo di Parma’ ha trovato una delibera del 2002 firmata dallo stesso Villani, all’epoca residente del gruppo Forza Italia, in cui si chiedeva l’assunzione di Perla Genovesi in Regione a tempo determinato come “funzionaria amministrativa” e non segretaria, con “posizione economica D1″.

Liana Barbati, presidente del gruppo Idv in Regione Emilia-Romagna, ha inoltre chiesto quale fosse lo stipendio che le versava l’Ente. “E’ del 2 di novembre la dichiarazione di Giuseppe Luigi Villani in cui il consigliere regionale del Pdl afferma che Perla Genovesi non è stata assunta in Regione direttamente dal Gruppo Forza Italia – ha scritto Barbati in una nota – Sempre secondo Villani, le mansioni di Perla erano del tutto marginali, era impiegata nel ruolo di telefonista e addetta allo smistamento della posta. Avendo trovato le dichiarazioni di Villani un po’ lacunose e sbrigative, abbiamo chiesto alla Regione di farci pervenire il contratto di lavoro della sig.na Genovesi e, dopo una breve analisi, ecco che i nostri dubbi si sono dimostrati più che fondati”.

Perla Genovesi, ha spiegato la rappresentante di Di Pietro, “è stata assunta il 14 ottobre 2002 dal gruppo Forza Italia, con una richiesta presentata direttamente dal presidente del gruppo Luigi Giuseppe Villani, con la quale chiedeva l’assunzione della ragazza in sostituzione di un’altra dipendente assente per maternità. Alla giovane pusher pentita è stata attribuita la funzione di Funzionario Esperto Amministrativo, categoria D, posizione economica D1. Nello specifico – ha precisato Barbati – Perla percepiva 1.426,78 euro come stipendio mensile lordo a cui si andavano ad aggiungere 498,18 euro di emolumento unico lordo mensile. Come è possibile che una semplice telefonista percepisse quasi 2.000 euro lordi al mese? Miracolo? O atteggiamento caritatevole in pieno stile berlusconiano?”.

Le dichiarazioni delle donna sulle candidature in vendita, così come la sua ‘carriera’ nella Regione Emilia Romagna, impongono una domanda ormai sempre più frequente: quali sono i criteri sulla base dei quali si seleziona il personale politico in Italia?

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