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Barriere architettoniche: e le sanzioni per i trasgressori?

Autore: . Data: lunedì, 8 novembre 2010Commenti (0)

Quella che stiamo per darvi è una “non notizia”. Nel senso che è uno di quei fatti che accadono quotidianamente in Italia, in ogni angolo del Paese, a causa delle barriere architettoniche di cui nessun amministratore si occupa. Forse perché i disabili sono relativamente pochi sul “conteggio elettorale”. Forse perché fanno poco rumore e solo qualche volta protestano.

Ma quando lo fanno ci riescono bene. Un video pubblicato su YouTube e rilanciato dal Corriere Tv (visibile qui) mostra cosa è accaduto a Francesco lo scorso 30 ottobre.

Il ragazzo, ripreso da un’amica con una piccola telecamera, è bloccato sul “monta scala” per disabili applicato all’uscita della stazione Gambara, linea 1 della metropolitana milanese. Il “monta scala” è guasto. Francesco è fermo dalle 18 e 10, ha già chiamato il personale della Atm (l’azienda di trasporti pubblici milanesi) ma nessuno è arrivato, quindi ha chiamato i Vigili del Fuoco che arrivano alle 19 e 40, dopo la bellezza di un’ora e mezzo. Solo a quel punto i pompieri riescono a sollevare il ragazzo “a braccio” e a condurlo all’uscita.

Eppure la questione delle barriere architettoniche è di vecchia data. La legge prevede che esse vengano, dove possibile, rimosse. Dove invece non è possibile bisogna garantire ai disabili la possibilità di muoversi liberamente e senza rischi.

“Per servoscala e piattaforma elevatrice – si legge – si intendono apparecchiature atte consentire, in alternativa ad un ascensore o rampa inclinata, il superamento di un dislivello a persone con ridotta o impedita capacità motoria. Tali apparecchiature sono consentite in via alternativa ad ascensori negli interventi di adeguamento o per superare differenze di quota contenute. Le apparecchiature  devono garantire un agevole accesso e stazionamento della persona in piedi, seduta o su sedia a ruote, e agevole manovrabilità dei comandi e sicurezza sia delle persone trasportate che di quelle che possono venire in contatto con l’apparecchiatura in movimento”.

Nel caso del servoscala della metropolitana milanese nessuna di queste caratteristiche è stata rispettata. Ma ciò che più stupisce è che solo ora è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge che prevede sanzioni agli enti pubblici trasgressori: la proposta, di iniziativa dei deputati Paglia, Argentin, Porru, Schirru, Soru, Cicchitto, Veltroni, Donadi e Galletti, recita che “amministratore pubblico competente è direttamente responsabile del mancato adeguamento degli edifici e degli spazi pubblici esistenti alla normativa in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche. In caso di mancato adeguamento degli edifici e degli spazi pubblici entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi di quanto disposto dal comma 1, l’amministratore di cui al medesimo comma 1, nella persona del dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero del funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest’ultimo sia preposto a un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall’organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici nei quali è svolta l’attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa, è punito con un’ammenda da 10.000 euro a 50.000 euro e con l’arresto da sei mesi a due anni”.

Naturalmente l’auspicio che il Parlamento, perennemente occupato a discutere degli affari privati di Berlusconi, approvi questa proposta di legge. Perché quanto è accaduto a Milano (e quanto accade quotidianamente in tutta Italia) possa diventare solo un triste ricordo.

Davide Falcioni

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