Acqua da privatizzare: dietro-front nelle Marche
La storia non è nuova per i lettori di InviatoSpeciale (l’antefatto è leggibile qui): l’assessore al bilancio della Regione Marche Pietro Marcolini (tecnico di area Pd) aveva avanzato una proposta di legge (la numero 42) nella quale si leggeva: “L’art.38 ha l’obiettivo di permettere, in modo non traumatico, il passaggio della gestione dei servizi pubblici locali (tra i quali vi è quello idrico, ndr) a soggetti privati o a società miste il cui socio privato sia individuato mediante procedure di evidenzia pubblica. Tale passaggio è previsto dall’articolo 23 bis del d.l. 112/2008 con un termine temporale del 31/12/2011”.
Un articolo, dunque, in netta contraddizione con quanto più volte dichiarato dal candidato governatore Gian Mario Spacca (Pd), che in campagna elettorale aveva promesso che il servizio idrico sarebbe rimasto totalmente pubblico. Ma forse l’Udc, partito alleato con il Pd per il governo della regione, ha recentemente presentato il “conto”; il partito di Pier Ferdinando Casini infatti non ha mai fatto mistero di voler privatizzare la gestione dell’acqua.
Naturalmente la proposta di legge non è passata in sordina (benché fosse stata subdolamente nascosta in una legge di bilancio). Ben presto movimenti e partiti che sposano la battaglia per l’acqua (Federazione della Sinistra, Forum per l’Acqua, associazioni dei consumatori) si sono organizzati e, due giorni fa, in occasione delle votazioni alla legge al bilancio, hanno organizzato un presidio davanti alla sede della regione Marche.
Alcuni di loro sono stati ricevuti in una sala della Regione: erano presenti, oltre agli assessori Marcolini e Canzian, esponenti del comitato per l’acqua pubblica che hanno chiesto spiegazioni sulla proposta di legge (come detto, contraria a quanto promesso in campagna elettorale). Ebbene, gli assessori hanno tentato di negare l’evidenza, raccontando ai presenti che l’obiettivo della proposta sarebbe stato proprio l’affermazione del concetto di “acqua bene comune”. Peccato che la proposta di legge recitasse l’esatto contrario ( permettere, in modo non traumatico, il passaggio della gestione dei servizi pubblici locali a soggetti privati). Viene il sospetto che neppure gli assessori propositori di questa norma l’abbiano realmente letta.
Il risultato, dopo l’incontro con i rappresentanti del Comitato per l’Acqua e le votazioni in consiglio regionale, è stato l’aggiunta, all’articolo in questione, di un secondo comma che stabilisce che il servizio idrico è privo di qualsiasi rilevanza economica. Una piccola vittoria per i sostenitori del servizio pubblico.
Ma la battaglia è ben lontana dal finire: “Gli assessori Marcolini e Canzian – ha dichiarato Massimo Rossi, esponente di spicco del “Tavolo piceno per l’Acqua” – invece di scusarsi per aver assecondato le mire di chi, fortunatamente senza successo, ha tentato in questi giorni di far entrare i privati nella gestione dell’acqua, oggi rivendicano addirittura i meriti di aver confermato che l’acqua resterà pubblica. Proprio loro, che avevano proposto una legge per la privatizzazione. Non solo: i due assessori definiscono sprezzantemente ‘polemiche strumentali’ le mobilitazioni, le proteste, le pressioni dirette e via mail che hanno messo alle strette i Consiglieri ed indotto l’Assemblea Legislativa regionale ad inserire nella norma incriminata un nuovo comma che sterilizza la scellerata manovra”.
Ma la partita non è chiusa. Dopo il successo di cittadini, movimenti e soggetti politici organizzati per l’acqua pubblica c’è da scommettere che i sostenitori della privatizzazione torneranno all’attacco. In attesa del referendum che potrebbe chiudere definitivamente la questione.
Davide Falcioni


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