Terzigno, tra spazzatura e manganelli
E’ sempre più tesa la situazione attorno alla discarica Sari di Terzigno, nel napoletano. Da due giorni, e per tutta la giornata di ieri, la protesta dei cittadini (che hanno incendiato dei cumuli di rifiuti) è stata affrontata duramente dalla polizia, che ha caricato i manifestanti.
Mentre la scorsa notte tre agenti sono rimasti contusi e cinque persone sono state fermate e condotte al commissariato di Torre Annunziata, ieri sono stati picchettati gli ingressi, per cercare di impedire ai mezzi della nettezza urbana di accedere alle aree della discarica. Alcune donne si sono inginocchiate, un uomo ha accusato un malore, un altro è stato fermato perché sorpreso a lanciare una pietra e in seguito tutto il gruppo è stato trascinato via con la forza. La polizia ha inoltre reso noto di aver sequestrato tre ordigni rudimentali fatti con bombolette di gas infiammabile, alle quali con nastro adesivo era stata aggiunta una miccia e un fuoco d’artificio come detonatore.
Per capire il livello di tensione attorno al nodo-rifiuti e il tasso di partecipazione della cittadinanza è parso sufficiente osservare i volti delle donne e dei cittadini di mezza età presenti alla mobilitazione. Il tutto nelle ore in cui alcuni dimostranti hanno deciso di occupare il comune di Terzigno, con quattro manifestanti che hanno minacciato di buttarsi dal tetto se la discarica Sari non verrà chiusa. Così come il comune di Boscoreale è stato occupato dal comitato delle “mamme vulcaniche”.
“La situazione, di ora in ora, sta diventando sempre più grave”, ha dichiarato l’assessore all’Igiene Urbana del Comune di Napoli, Paolo Giacomelli. Un allarme giustificato dal fatto che, secondo Giacomelli, lungo le strade della città sono rimaste circa 850 tonnellate di rifiuti. “Questa notte abbiamo scaricato solo a Chiaiano circa 700 tonnellate. A Terzigno, a causa degli scontri, è tutto fermo – ha aggiunto l’assessore – abbiamo altre 600 tonnellate di rifiuti su 75 compattatori fermi e pieni. E poi ci sono altri sette mezzi bloccati da domenica scorsa a Terzigno e sono anche gravemente danneggiati”. Il problema, ha concluso “è che noi non sappiamo dove sversare e se nessuno ce lo dice, la situazione precipiterà ”.
Sulla questione è intervenuto direttamente anche il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino: dinanzi a 20 compattatori zeppi di rifiuti nei depositi, pari a 600 tonnellate, più le altre 500 rimaste per strada. “deve intervenire il premier Berlusconi – ha spiegato a ‘Repubblica’ – si tratta di un grave rischio igienico e sanitario e di un pericolo per l’ordine pubblico che richiedono un intervento immediato”. Il Comune, ha aggiunto il sindaco, “può fare poco da solo. Nell’immediato chiedo un accordo di solidarietà : per sei giorni, come suggerito dal prefetto, Napoli dovrà poter smistare i suoi rifiuti nelle province campane. Sul lungo periodo, invece, è indispensabile realizzare il termovalorizzatore di Salerno e quello di Napoli e creare discariche dislocate nell’interno della Regione”.


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