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L’assassinio di Maricica Hahaianu

Autore: . Data: lunedì, 18 ottobre 2010Commenti (13)

Il bullo romano che l’ha aggredita e ne ha provocato la morte, come InviatoSpeciale ha subito sostenuto, era animato da pregiudizi razziali. La stampa tuttavia insiste nel sottovalutare questa aggravante.

La giovane infermiera rumena non c’è più. E’ morta dopo che Alessio Burtone, già protagonista in passato di un episodio analogo, le aveva sferrato un cazzotto sulla faccia nella stazione Anagnina della metropolitana romana. E, come era facile comprendere già dalle prime fasi delle indagini, il background razzista è alle redici del crimine.

Il picchiatore avrebbe infatti ritenuto di essere stato ‘superato’ mentre era in coda per l’acquisto di un biglietto e prima di sferrarle il colpo mortale avrebbe detto alla donna, come si legge nel capo di imputazione, “ma la fila al tuo Paese non la fai?”.

Inoltre, Fabrizio Gallo, legale dell’omicida ha dichiarato: “Alessio ha detto di avere ricevuto due schiaffi nella tabaccheria. Lui è poi andato via è stato raggiunto in modo minaccioso e ha avuto paura che lei avesse un’arma con sé”.

Insomma, Burtone sapeva che la sua vittima era straniera e per difendersi arriva a sostenere di aver avuto paura che la donna possedesse una pistola. E questo nonostante le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza, nelle qualo lo si vede non solo colpire Maricica Hahaianu che si stava allontanando, ma anche raccogliere con tutta calma qualcosa dal pavimento ed andar via come se nulla fosse accaduto.

Ma non solo, il giovane picchiatore ha detto ancora, secondo lui a sua discolpa: “Sono stato sfortunato: non credevo che colpendola avrei potuto provocarne la morte”. No comment.

Il quadro, per altro, è aggravato da una ipotesi lanciata dall’avvocato Gallo: “Alessio sa che rischia molti anni di carcere. Suo papà è disposto a risarcire la famiglia di Maricica anche vendendo la sua casa e tutti i suoi beni”. Un atteggiamento che non richiede commenti, perchè tra presunti pentimenti e proposte economiche si insiste nel voler presentare il killer come un ragazzo distratto e sostanzialmente innocuo.

Sul fronte dell’informazione, un quotidiano che si vorrebbe collocare nell’area ‘democratica’, ‘La Repubblica’, in una notizia sul decesso di Maricica Hahaianu pubblicata sabato ha scelto di indicare l’omicida con la sola inziale del cognome, “Alessio B”, in nome di un diritto alla privacy che però non viene mai applicato quando i responsabili di un qualunque reato hanno passaporto straniero.

Lo stesso giornale, in occasione di uno stupro avvenuto in passato al Parco della Caffarella, sempre nella Capitale, non ebbe alcuna remora nel pubblicare una valanga di articoli nei quali Alexandru Loyos Isztoika e Karol Ratz, anche loro rumeni, venivano indicati come responsabili del delitto.

E l’intera stampa nazionale in quel caso non si limitò alla condanna preventiva dei due sospettati, ma affibbiò loro anche due nomignoli, “il biondino” e ‘faccia da pugile”. I due ‘mostri’ dopo molti giorni passati in carcere risultarono poi del tutto estranei all’aggressione.

Altri organi di informazione, sempre in prima fila nella richiesta di misure ‘esemplari’ quando i reponsabili delle violenze sono ‘non italiani’ e prodighi di titoli a caratteri cubitali nei quali esercitano lo sport dell’accusa a tutto campo alla magistratura, a loro parere responsabile di inerzia quando non procede immediatamente all’arresto dei reprobi, nel caso di Maricica Hahaianu sono assolutamente ‘garantisti’ e non hanno imbracciato alcun forcone dopo la concessione degli arresti domiciliari al criminale dell’Anagnina.

Il razzismo italiano è ormai così profondo che ne sfuggono i contorni e si sottovalutano le conseguenze sempre più inquietanti.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che della ‘battaglia ai campi nomadi’ ha fatto una delle bandiere della sua amministrazione, anche tentando di volersi mostrare solidale con la famiglia dell’infermiera assassinata non è stato in grado di contenere i tradizionali toni discriminatori.

Ha detto il primo cittadino: “Ho conosciuto per qualche momento il marito Adrian e mi è sembrata un’ottima persona, il che dimostra che ci sono tantissimi immigrati che lavorano seriamente e con grande impegno a favore della comunità italiana. Dobbiamo quindi superare ogni pregiudizio perché la violenza e le buone azioni possono arrivare da qualsiasi parte”.

Alemanno ha sentito il bisogno di spiegare che gli immigrati possono essere ‘ottime persone’ e che lavorano “seriamente”. Avrebbe avuto la necessità di fare la stessa precisazione se la vittima fosse stata ‘italiana’? Quindi Alemanno, senza neppure domandarsi i motivi che stanno spingendo la società italiana verso un black out di civiltà, è passato immediatamente alla demagogia cara al centro destra: “La sicurezza è un impegno che dobbiamo realizzare in città e in tutta Italia. Bisogna isolare i violenti ed avere leggi serie e repressive perchè i violenti non devono farla franca”.

Nel frattempo il responsabile della feroce aggressione, come è noto recidivo perchè alcuni mesi fa aveva colpito con un pugno un passante che aveva osato protestare con lui dopo aver corso il rischio di essere investito sulle strisce pedonali, ha scelto una strategia di difesa offensiva non solo nei confronti della sua vittima, ma dell’intelligenza.

Dopo aver scritto una lettera di scuse, consegnata giornali ma non ai familiari della donna aggredita, ha aggiunto: “Ho paura di andare in carcere. Non volevo fare del male e uccidere nessuno. Sono profondamente pentito per quanto è successo”.

L’episodio dell’Anagnina, infine, collega il razzismo latente che inquina vaste aree della popolazione italiana con un altro fenomeno altrettanto grave: la violenza maschile contro le donne. Perchè Burtone non è il solo o il primo a ritenere che sferrare un cazzotto, accoltellare, violentare una persona di sesso femminile non sia “far del male”, ma solo la manifestazione quasi innocente di un semplice motivo ‘di irritazione’.

La vita spezzata di Maricica Hahaianu dovrebbe indurre in tutti profonde riflessioni sullo stato della salute pubblica nazionale.

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Commenti (13) »

  • claudia ha detto:

    nessuno dovrebbe morire per motivi così banali, questo è scontato. Il ragazzo ha sbagliato a sferrare un pugno in faccia, soprattutto ad una donna che per ovvie ragioni non ha la stessa forza fisica di un uomo, tuttavia guardando le immagini non posso fare a meno di notare che, pure nella vittima c’è stato un atteggiamento agressivo: l’ha inseguito e gli ha messo le mani addosso strattonandolo, e lui stupidamente e anche brutalmente ha reagito in maniera sconsiderata: lei purtroppo per aver perso la calma ci ha rimesso la vita e lui, sempre per la stessa ragione la vita se l’è rovinata. E’una tragedia, il ragazzo deve pagare e sicuramente pagerà, ma questo accanimento verso il colpevole da dare in pasto ai lettori, condito pure da motivazioni razziste che lo avrebbero spinto all’insano gesto, mi lasciano un po’ perplessa e mi fanno pensare a quanto l’informazione sia in grado di manipolare la testa delle persone.

  • francesca ha detto:

    Buongiorno Claudia, mi rattristano molto le sue parole. Non è normale che un giovane strattonato dia un pugno mortale a una donna, per giunta rumena. E questo bisognerebbe dirlo e ridirlo. Altrimenti chissà dove andremo a finire…

  • claudia ha detto:

    Non è normale siamo tutti d’accordo, infatti nessuno nega questo. Non è normale nemmeno strattonare ed alzare le mani, le mani si dovrebbero sempre tenere in tasca questo vale per tutti, dopo in questo caso, purtroppo la peggio l’ha avuta il più debole, da qui a chiamare in causa il razzismo e la violenza sulle donne ne passa un bel po’; gli eventi spesso vengono strumentalizzati e deformati, il ragazzo avrebbe agito nello stesso modo sconsiderato con chiunque, donna o uomo, italiano o non.

  • francesca ha detto:

    “prima di sferrarle il colpo mortale avrebbe detto alla donna, come si legge nel capo di imputazione, “ma la fila al tuo Paese non la fai?”.” Anche questo è normale?

  • claudia ha detto:

    Ascolta, sei mai stata in fila e qualcuno ti è passato davanti ? Ti è mai capitato di assistere ad una scena simile? Hai mai sentito riprendere o ripreso il “distratto” con le parole:”ma scusa a casa tua non si usa fare la fila”? Ecco il tenore dell’intervanto in questione è del tutto simile, scusa ma non riesco a leggere in parole simili sentimenti xenofobi.

  • clara ha detto:

    è proprio questo il problema. prova magari a pensare se lo dicessero a te in un paese straniero….

  • claudia ha detto:

    Io le file le ho sempre rispettate anche quando ho vissuto all’estero, e se per disattenzione commetto qualche errore involontario chiedo scusa. L’aggressivià c’è stata da entrambe le parti è inutile negarlo, sicuramente chi ha una forza maggiore dovrebbe imparare a non perdere mai la calma. A me dispiace moltissimo per la povera infermiera, ha perso la vita, ma provo pena pure per il colpevole e la sua famiglia: non ha agito con crudeltà, bensì mosso dalla stessa superficialità e ira che ha fatto perdere il controllo anche alla sua vittima.

  • francesca ha detto:

    un uomo dovrebbe essere cosciente che un suo pugno può uccidere, soprattutto verso una donna indifesa. ai nostri figli bisogna insegnare la responsabilità delle proprie azioni. le sue giustificazioni, ripeto, sono preoccupanti. spero che prima o poi se ne renda conto. guardi le foto sui giornali del ragazzo, che mentre viene portato via RIDE.

  • ALINA ha detto:

    maricica ha datto gli schifi al ragazzo perche e stata sputata nella faccia,forse doveva dire grazie?La costata la vita,pecato,era giovane,cosi come e ragazzo che la amazzata,dobiamo pensare di piu a quello che insegniamo a nostri figli,e la televizione deve parlare di meno de gli sbagli che li fanno gli stranieri in Italia e insegniare ai giozanni che significa rispetto per gli altri,stiamo diventando gli bestii senza nesunna regula di vita,e spaventoso…scuse per gli sbagli di ortografia,sono rumena

  • giacomo ha detto:

    oggi ne parla anche il corriere
    http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_20/Er-Bamba-e-gli-altri-ventenni_f4fadd72-dc0c-11df-be1f-00144f02aabc.shtml
    alessio e la sua banda di teppistelli annoiati, ignoranti e violenti come gli italiani che lo difendono

  • marco ha detto:

    Nel frattempo ciao,
    a me personalmente, al di là dell’evento di cronaca, debbo dire hanno spinto a fare qualche riflessione le interpretazioni che si sono create intorno all’avvenimento.
    Molto in sintesi potrei dire di condividere le opinioni di Claudia. Provo a spiegarmi meglio: l’articolo che stiamo commentando è ben scritto, però secondo me considera poco che non sempre dietro singoli avvenimenti (TRAGICI naturalmente, in primis per la donna rumena, ma come qualcuno evidenziava, direi bilateralmente) c’è un preciso intento, un’ideologia in senso stretto. A mio personale parere, anzi, spesso non c’è.
    L’articolo del Corriere che Giacomo richiama mostra senz’altro la presenza di ignoranza, ma proprio perché c’è ignoranza non so se c’è tutta la premeditazione che forse alcuni di voi credono.
    La realtà mi sembra più tragica di quel che l’interpretazione di “Burtone-xenofobo” lasci pensare: c’è ignoranza, c’è paura (non voglio dire “giusta”, ma la paura non è giusta. Solo che nel frattempo c’è…), ci sono battage mediatici che danno versioni unilaterali dei flussi migratori e dei singoli migranti. Poi ci sono scintille che scoppiano: scoppiano addosso ai deboli, stranieri, precari, persone con poche difese culturali, gente impaurita. Impaurita Maricica che si sente giudicata per quella frase sulla fila – una frase, visto il clima italiano, che getta cherosene, ma il ragazzo sulla singola cosa probabilmente non aveva torto (naturalmente non so con che tono l’abbia detto, etc…) -ma impaurito – suppongo – anche il Burtone. Osservando la – sfocata, lo ammetto – sequenza videoregistrata bisogna ammettere che la reattività della donna è notevole e forse per il ragazzo inaspettata.
    Ecco, se per quanto appena detto, posso muovere una critica o se preferite una domanda a chi ha scritto l’articolo, è questa:
    le variabili a me paiono 100 e molte volano tristemente sopra la testa sia del ragazzo che della donna morta. La xenofobia vi pare basti a spiegarle tutte?
    A me no, oltre che toglie possibilità di futuro recupero al ragazzo rendendolo una sorta di “cattivo” senza via di ritorno

    Grazie, Marco

  • redazione (author) ha detto:

    La pena ha una funzione rieducativa. Il killer della stazione è un recidivo, perchè aveva già aggredito un ragazzo nello stesso modo e per fortuna con conseguenze minime per l’altra vittima. Sarebbe interessante, lo ripetiamo, capire se cotanta ‘comprensione’ per il ‘futuro’ di qualcuno sarebbe espressa a ruoli invertiti. Vittima italiana, assassino rumeno. Noi crediamo di no e tanto basta a chiarire come il razzismo sia alla base di questo delitto e di alcuni commenti stranamente ‘illuminati’. Anche di chi si mostra ‘pacato’. Il tempo permetterà a Burtone di riflettere sui suoi gesti e speriamo dopo aver scontato una pena congrua e con le aggravanti dei futili motivi e del movente razziale. Perchè la legge deve essere eguale per tutti. A prescindere dal colore del passaporto.

  • marco ha detto:

    Scusate, ma non ho capito una cosa: quando parlate di commenti “pacati” o “illuminati” vi riferite a commenti su questo sito – quindi suppongo anche al mio commento – o vi riferite a commenti (che magari, anzi probabilmente, non conosco) sui media in genere?
    Nel mio caso evidentemente io reputo valido il discorso anche al rovescio, anche se ad essere morto fosse un ragazzo italiano e viva la persona straniera. Mentre sui media effettivamente condivido con voi che tendenzialmente – la tv generalista non ne parliamo proprio – non forniscono coperture bipartisan (…citavate l’es. non garantista delle due persone rumene ingiustamente accusate di stupro)

    Sul tema dei precedenti del ragazzo – non sono persona di legge quindi è una cosa che suppongo solo in linea generale – credo proprio per legge eventuali precedenti del ragazzo possano sì influire, ma non fornire l’unica chiave interpretativa di un fatto. Ogni fatto possiede – credo legittimamente, sarebbe surreale il contrario – anche una sua dinamica interna, un contesto che si sviluppa anche lì per lì.
    Altrimenti accade questo: ieri è stato accertato – prendo quello che mi dite perché non conosco il passato di Burtone, non mi sono documentato – che io ho fatto qualcosa di sbagliato/violento, se oggi riaccade qualcosa di sbagliato/violento tra me ed un’altra persona (straniera, italiana) sicuramente ho scatenato io la dinamica violenta, o comunque si può essere sicuri – in ragione della mia violenza di ieri – che il contributo da parte dell’altra persona sia scarso o insignificante.
    Anche questo non mi pare garantista, oltre che un attimino deterministico.
    E onestamente, se la critica di razzismo coinvolge anche me, non capisco

    grazie, marco

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