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La Rai lottizzata ha inventato il martire Santoro

Autore: . Data: giovedì, 14 ottobre 2010Commenti (0)

Il conduttore sospeso per dieci giorni dal direttore generale Masi. Dopo mesi di tentativi Berlusconi è riuscito a far punire il ‘nemico pubblico numero uno’. Che da parte sua ha già indossato i panni del martire.

Ieri pomeriggio la maggioranza del Cda Rai ha giudicato condivisibile la sanzione che il direttore generale della Rai Mauro Masi aveva inflitto a Michele Santoro. Il presidente della Rai Paolo Garimberti e i consiglieri Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten (nomina centro sinistra) hanno espresso la loro netta contrarietà al provvedimento ed anche il consigliere Rodolfo De Laurentiis (nomina Udc) avrebbe mostrato delle perplessità sul provvedimento. Tutti gli altri cinque consiglieri, Angelo Maria Petroni, Giovanna Bianchi Clerici, Guglielmo Rositani, Antonio Verro ed Alessio Gorla (nomina centro destra) hanno accettato la ‘pena’.

Michele Santoro ed il suo programma, quindi, a partire da lunedì 18 ottobre rimarranno in silenzio. Nel mese di marzo erano state diffusi i testi di alcune intercettazioni tra Berlusconi e suoi fedelissimi.

Berlusconi al telefono con Giancarlo Innocenzi, ex dirigente Mediaset ed all’epoca membro dell’Agcom.

Berlusconi: “Ma giovedì c’è ancora Spatuzza (ad AnnoZero, ndr). E fanno il processo a me, non a lui, come appartenente alla mafia. Allora se voi non riuscite a fare questa roba qua, allora non lo so proprio io”.

Innocenti si giustifica, cerca di calmare il Cavaliere e poi lo informa di aver lavorato per impedire il programma e spiega: “Come informativa, allora, tutti e quattro: Savarese, Mannoni io e Napoli, a parte Magri (membri dell’Agcom, ndr) siamo d’accordo, salvo che domani non mi brucino, per fare casino all’interno del Consiglio, staremo a vedere…[...] Sai presidente, anche Napoli è d’accordo poiché lui aveva vissuto la vicenda di Clemente (Mastella, ndr) quindi…”.

Berlusconi: “Napoli da dove arriva?, da Mastella?”.

Innocenzi: “Sì, da lì, da Napoli”

Berlusconi: “Mastella adesso è totalmente con me… e con Napoli avete la maggioranza senza Magris”.

Innocenzi: “Diciamo che al momento c’è Mannoni, poi Savarese che era amico di Fini, però questa… è più amico adesso di Maurizio Gasparri..”.

Altra conversazione. Innocenzi chiama Gianni Letta, potentissimo braccio destro di Berlusconi.

Innocenzi: “Gianni, scusa sono Giancarlo”.

Letta, “Si, eccomi”.

Innocenzi: “Allora io ti risparmio, quando con calma ti racconto tutto… Insomma, per essere più veloce tutte le documentazioni, quali carte ho dato agli uni e agli altri, sanno tutto quelli della Vigilanza, sa tutto… Masi, sa tutto l’Autorità, ho fatto fare da un gruppo di due amici magistrati tutta l’analisi, anche perché siano gli strumenti per quella storia di questa sera di Mills. Secondo le valutazioni di questi due amici magistrati, lui stasera non potrebbe parlare di Mills essendoci il processo in corso”.

Letta: “Csggoikduyr (parole incomprensibili, ndr)”.

Innocenzi: “Ho dato queste carte a Mauro (presumibilmente Masi, ndr). Mauro vuole la pezza forte, ci vorrebbe che sostanzialmente Calabrò (presidente dell’Agcom, ndr) gli dicesse (a Santoro, ndr): “Tu non puoi fare la trasmissione questa sera parlando di Mills”. Io non so più a che aggrapparmi, tutto quello che potevo fare l’ho fatto. Adesso Mauro mi chiama e mi dice: “Se Calabrò dice ‘guarda che tu la trasmissione su Mills non puoi farla’, io vado con questa e non gliela faccio fare… tu (Letta ndr) sei l’ultima spiaggia…”.

Masi ed Innocenzi.

Masi: “Io ho detto a Gianni, anche adesso, avverti tu Calabrò di mettere più spessore possibile su questa cosa… comunque adesso è informato anche Gianni (presumibilmente Letta, ndr), così abbiamo chiuso il cerchio, così nessuno può dire che non sapeva un cazzo”.

Masi, poi, afferma di aver parlato con Santoro “che mi ha assicurato che farà una trasmissione equilibrata [...] con la D’Addario c’era spazio e modo per potere intervenire mille volte e non l’abbiamo fatto, non è stato fatto e ci troviamo adesso questa roba qui, l’unica cosa che può servire veramente e che se lui (Santoro, ndr) fa la pipì fuori dal vaso stasera…”.

Il direttore generale della Rai è arrivato nell’azienda pubblica direttamente da Palazzo Chigi, dove è stato Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Capo di Gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri durante i governi Berlusconi II e Berlusconi III.

Masi, nonostante i precedenti, che potrebbero indurre in qualche ‘dietrologo’ alcuni sospetti ha commentato la sua ‘nuova decisione’: “Il provvedimento disciplinare adottato nei confronti di Michele Santoro non può essere in alcun modo considerato riconducibile ad iniziative editoriali tendenti a limitare la libertà di espressione o il diritto di critica”.

Santoro, ha aggiunto il dg “si è reso responsabile di due violazioni disciplinari ben precise: l’uso del mezzo televisivo a fini personali; un attacco diretto e gratuitamente offensivo al Direttore Generale, per una circolare a garanzia dell’equilibrio all’interno dei programmi di approfondimento informativo, che è stata approvata dal consiglio di amministrazione. Nessuna censura, ribadisco, nessun attentato alla libertà d’informazione. Le responsabilità di Michele Santoro sono esclusivamente di ordine disciplinare nell’ambito di precise disposizioni aziendali che tutti, all’interno della Rai, sono tenuti ad osservare. Non esistono – ha concluso – dipendenti più uguali degli altri o zone franche all’interno delle quali sia possibile garantirsi il diritto all’impunità, tanto più quando si arriva ad insultare il Capoazienda in diretta televisiva con una modalità di contenuti ed espressioni che crea un caso che non ha precedenti al mondo”.

Nel mondo neppure accade che il presidente del Consiglio si adoperi per cacciare un conduttore televisivo e che per farlo ricorra al direttore generale di una televisione pubblica. Ma l’Italia come è noto è Berlusconia.

Domenico D’Amati, avvocato di Santoro, pensa invece che il provvedimento rientra in “un uso abnorme del potere disciplinare con finalità repressive del diritto di informazione e di critica correttamente esercitato in Annozero”. L’abnormità è resa evidente secondo il legale “dalla entità della sanzione, che, pur se risultante dal regolamento aziendale, è pari al doppio del massimo consentito dal Cnlg per la sospensione, che è di cinque giorni, in considerazione della elementare esigenza di continuità del lavoro giornalistico”.

Il fatto è “molto grave – ha spiegato D’Amati – perchè si aggiunge ad altri precedenti comportamenti diretti ad ostacolare la messa in onda di Annozero e quindi a sottrarsi non solo ai doveri dell’azienda verso i telespettatori ma anche all’esecuzione di una sentenza del Tribunale di Roma confermata in appello”. Per il difensore “questo modo di agire non è conforme ai doveri di un pubblico amministratore anche perchè appare in linea con interessi extra aziendali, emersi tra l’altro da recenti indagini della Procura della Repubblica di Trani. Questi saranno i temi delle iniziative che promuoveremo in sede giudiziaria”.

Il ‘punito’ in una lettera inviata al presidente e al Consiglio d’amministrazione della Rai ha scritto: “Il provvedimento disciplinare assunto nei miei confronti, con una procedura ad personam, è di una gravità inaudita e, contro di esso, reagirò con tutte le mie forze in ogni sede. Ritengo, tuttavia, che il Consiglio, anche senza entrare nel merito di questa ‘punizione esemplare’, debba pronunciarsi sulla decisione assunta dal Direttore Generale di metterla in atto cancellando due puntate di Annozero. Una punizione nei miei confronti si trasforma così in una punizione per il pubblico, per la redazione, per gli inserzionisti, per la Rai. E, in questo modo, si spezzano le gambe ad un programma di grandissimo successo, dopo averlo già sottoposto a una partenza ad ostacoli, dopo che ogni settimana deve andare in onda in un clima di tensione, dopo che Vauro e Travaglio sono costretti a fornire gratuitamente le loro prestazioni senza che vengano fornite motivazioni di sorta. Considero tutto questo un vero e proprio attentato alla televisione di fronte al quale ognuno deve assumersi le proprie responsabilità”.

In una azienda nella quale la lottizzazione, ovvero la pratica impone la nomina di quasi tutti sulla base dell’appartenenza partitica, e con programmi di qualità sempre più discutibile si è arrivati anche a produrre un ‘martire’. Che tuttavia, vista la decisione sconcertante presa da Masi e convalidata dal Cda, rischia di ottenere rapidi e soddisfacenti ‘risarcimenti’. Perchè di certo il conduttore si rivolgerà alla magistratura ed in quel caso se dovesse (come è probabile) la causa sarà una vittima lautamente rimborsata per il sopruso subito.

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