Italia: emergenza ambiente
Terribili conclusioni di una ricerca condotta da Legambiente in collaborazione con ‘Sole 24 Ore’ su tutto il territorio nazionale: in molte grandi città la qualità della vita sta colando a picco e la salute dei cittadini è a grave rischio.
Con la pubblicazione della XVII edizione di ‘Ecosistema Urbano’ l’associazione ambientalista lancia una vera e propria “emergenza ambiente”. Nei guai Palermo, Napoli e Roma. Le due grandi città del Sud stanno morendo sotto cumuli di rifiuti abbandonati nelle strade, mentre la Capitale è costretta a subire ogni giorno gli effetti dannosi di un traffico ormai insostenibile, con centro e periferie invase dalle auto private.
Ma a Milano la situazione non è migliore e nella metropoli lombarda stanno peggiorando tutti gli indici della qualità dell’aria e in particolare per le concentrazioni di Ozono, con 60 giorni di superamento, contro i 41 dello scorso anno.
Va bene in comuni più piccoli, come Belluno, Verbania e Parma, Trento, Bolzano e Siena, La Spezia, Pordenone, Bologna e Livorno.
Se si osserva la classifica del rapporto, nel fondo si trovano molte città del Sud. Imperia è al 93° posto con centri calabresi, campani, sardi e pugliesi. Ultimissime sono Palermo, al 101° posto, Crotone al 102° e Catania al 103°.
Anche il trasporto pubblico boccheggia. Palermo arretra per passeggeri trasportati, crollando dai 110 viaggi per abitante all’anno dell’anno scorso agli attuali 44 appena. Anche Napoli e Genova peggiorano, per fortuna di poco. Nella depurazione tutte le grandi flettono tranne Torino e Genova che restano stabili. Nella percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata Roma resta immobile ad appena il 19,5 per cento e Palermo addirittura scende al 3,9.
Tra le metropoli, insomma, resiste solo Torino, perchè, secondo lo studio, “migliora di poco nelle medie del Pm10 e soprattutto dell’ozono dove dimezza i giorni di superamento della soglia, scendendo a 36 giorni contro i 74 dello scorso anno, come risale, di poco, anche nei settori del trasporto pubblico, dei consumi idrici e dei rifiuti, sia nella produzione che nella raccolta differenziata, dove arriva al 42 per cento”.
L’indagine ha anche rilevato che nei principali comuni capoluogo restano al palo le isole pedonali, le zone a traffico limitato e il verde, mentre si conferma la scarsa utilizzazione del trasporto pubblico. Crescono invece le immatricolazioni di automobili, molto probabilmente a causa “dell’ennesima rottamazione promossa dal governo”.
Ferma la capacità di depurazione delle acque reflue, così come non diminuiscono le perdite delle reti idriche. Cresce la raccolta differenziata, così come la diffusione delle energie rinnovabili. Permane invece l’emergenza smog e cresce il problema ozono. Come lo scorso anno, si registra una lieve contrazione della produzione di rifiuti e dei consumi di carburante.
Il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha commentato: “La vera emergenza nelle nostre città è rappresentata spesso dalla scarsa lungimiranza, dalla mancanza di coraggio e di modernità da parte di chi le governa. Perchè se è vero che lo Stato investe pochissimo nelle infrastrutture per il trasporto pubblico urbano, questo non può diventare l’alibi per l’immobilismo delle grandi città che oggi invece potrebbero rappresentare il fulcro del cambiamento, approntando da subito interventi sostanziosi quasi a costo zero”
Ha continuato l’esponente ambientalista: “Dobbiamo guardare all’Europa”, ricordando che “il road pricing a Londra, per esempio, con il pedaggio per le automobili in una vasta area del centro, ha ridotto il traffico del 21 per cento, fatto salire del 6 il numero di passeggeri del trasporto pubblico e portato nelle casse comunali un introito di oltre 150 milioni di euro l’anno da reinvestire nella mobilità sostenibile”. “Barcellona – ha concluso il presidente di Legambiente – ha puntato sulla rete su ferro e Parigi ha alleggerito il traffico puntando sul Bike sharing, con decine di migliaia di biciclette a disposizione di cittadini e turisti in tutta la città ”.
Si spera che ai ‘piani alti’ invece di dilettarsi con i lodi per il premier si accorgano dello stato del Paese. Ma c’è poco da sperare.


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