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Debito e povertà, il Paese che affonda

Autore: . Data: giovedì, 14 ottobre 2010Commenti (0)

Ad agosto debito pubblico record. Mentre crescono di mezzo milione i poveri (dati 2009, in parte anticipati l’altro ieri da InviatoSpeciale nell’articolo leggibile qui). L’incrocio tra le due notizie ha un effetto inquietante. Cominciamo dalla prima: il bollettino statistico di Bankitalia dedicato alla finanza pubblica ha rilevato il nuovo record del debito delle amministrazioni pubbliche realizzato ad agosto: 1.843,006 miliardi di euro contro i 1.840,644 miliardi di luglio.

La crescita del debito ad agosto, secondo i dati della Banca d’Italia, è relativa allo stock, ovvero al calcolo del debito in valore assoluto, e non in percentuale al prodotto interno lordo. E’ invece quest’ultimo parametro, il rapporto debito-Pil, quello valido ai fini del Patto di stabilità europeo. Rispetto alla fine del 2009 il debito pubblico italiano, ad agosto di quest’anno, è cresciuto del 4,50%, mentre rispetto allo stesso mese del 2009 è cresciuto del 4,69%.

Inoltre le entrate tributarie sono pari a 244,263 miliardi di euro, in calo del 2,6% rispetto ai primi otto mesi del 2009. Mentre un’indicazione positiva riguarda il gettito da lotta all’evasione: nel periodo gennaio-agosto 2010 gli incassi derivanti dai ruoli sono stati di 3.306 milioni (+365 milioni di euro, pari a +12,4% rispetto al corrispondente periodo del 2009). In dettaglio, 2.136 milioni di euro (+154 milioni di euro, pari a +7,8%) arrivano dalle imposte dirette e 1.170 milioni di euro (+211 milioni di euro, pari a +22,0%) dalle imposte indirette

La seconda notizia è stata invece diffusa dalla Caritas: mezzo milione di poveri in più in Italia nel 2009 (lo si evince dai numeri contenuti nel decimo rapporto su “povertà ed esclusione sociale” che contesta i dati dell’Istat che hanno registrato una situazione “stabile”. I cittadini costretti a vivere al di sotto della soglia di “forte fragilità economica” sono 8.370.000 e non 7.810.000 come dicono i dati ufficiali: 560 mila persone in piu’ (+ 3,7%). Il rapporto (firmato anche dalla Fondazione Zancan) è stato presentato ieri a Roma e ”non è vero – si legge nel documento – che siamo meno poveri come farebbero pensare i dati ufficiali del luglio 2010”.

Secondo la Caritas, l’affermazione dell’Istat si basa su calcoli che determinano ”un’illusione ottica”. Alle stime sui poveri, va aggiunto un 10%, quindi circa 800 mila italiani, di ‘impoveriti’, ovvero coloro che sono stati costretti a modificare il tenore di vita in seguito a sopraggiunte difficoltà economiche.

L’”illusione ottica” deriva dal fatto che se la qualità della vita si è abbassata, e con essa la linea della povertà relativa, la soglia di povertà scende da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone. Ma aggiornando, come ha fatto la Caritas, la “linea di povertà” del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, il valore di riferimento non calerebbe, come sostiene l’Istat, bensì al contrario salirebbe a 1.007,67 euro. Con questa posizione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie diventano così “povere relative”: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già considerate dall’Istat con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali.

Il fenomeno è particolarmente grave al Sud, nelle famiglie numerose o monogenitoriali, tra chi ha bassi livelli di istruzione. Inoltre, si legge ancora nel rapporto, ”sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere”. Nel 2009 il credito al consumo è sceso dell’11%, i prestiti personali del 13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%.

Inoltre, negli ultimi due anni si è registrato anche un aumento medio del 25% del numero di persone che si sono rivolte alla Caritas per chiedere aiuto. Questo aumento interessa in egual misura tutte le regioni d’Italia. Fra questi utenti, cresce del 40% la presenza di italiani. Il rapporto fa riferimento ai segnali di tendenza provenienti dagli oltre 150 Osservatori diocesani delle povertà e delle risorse dell’associazione presenti in tutta Italia.

Gli utenti della Caritas sono sempre meno singoli individui e sempre più interi nuclei familiari. Particolarmente vulnerabili le persone di mezza età, i separati e i divorziati, le donne sole con figli, i precari, i licenziati, le famiglie monoreddito. Si stima che circa un milione di persone beneficiano ogni anno dell’intervento dei centri ascolto Caritas. L’esperienza dei centri di ascolto evidenzia, fra l’altro, ”una scarsa tempestività degli enti locali nell’affrontare le nuove povertà”. Per il rapporto, lo stato di povertà ”è sempre più veloce, complesso, multidimensionale. Anche se non si rimane a lungo in situazione di disagio economico, il persistere del ‘fiatone’ economico e il progressivo esaurimento delle risorse determina situazioni di disagio psicologico e conflittualità intrafamiliare”.

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