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Caso Scazzi: la Waterloo della ragione

Autore: . Data: giovedì, 21 ottobre 2010Commenti (1)

Un indiziato che modifica continuamente la confessione, una ragazza in prigione che nega qualunque responsabilità, media che raccontano di tutto e di più. E milioni di italiani che si travestono da Sherlock Holmes.

Se i delitti di Cogne, Erba, Perugia o Garlasco avevano già dato la sensazione che i media italiani non sono in grado di controllare una sempre crescente propensione per il gossip e l’improvvisazione, adesso col delitto di Avetrana è caduta ogni barriera e si è messa in scena la farsa.

La prima puntata della disfatta è arrivata con ‘Chi l’ha visto’, quando durante la trasmissione Federica Sciarelli, affermando che “certe cose in tv non si devono fare”, ha comunicato in diretta alla madre di una ragazza scomparsa da giorni che la figlia era in realtà stata assassinata.

La televisione in veste di messaggera di morte non si era ancora vista e, per la gioia di un popolo sempre più guardone e lobotomizzato, il programma ha conquistato un record di ascolti ed i telespettatori hanno potuto immaginarsi dentro un thrilling e vestire in prima persona i panni di chi vive l’esperienza border line del crimine sanguinolento.

La crisi di vendite del settore editoriale è molto grave e le notizie di politica, i retroscena dal Parlamento, la crisi che dilaga divorando posti di lavoro e stipendi non ‘tirano’. Agli italiani piace di più sapere cosa accade tra Belen Rodriguez e Fabrizio Corona, quale velina, letterina o meteorina ha cambiato calciatore, chi è l’ultimo sconosciuto diventato noto grazie ad ‘Uomini e donne’ che si fa di coca.

Mentre Berlusconi si impegna a lanciare una nuova strategia per evitare i processi, il ministro del Lavoro Sacconi cerca di cancellare lo Statuto dei lavoratori, la spazzatura riemersa dal miracolo del Cavaliere riprende a sommergere Napoli, alcune migliaia di terremotati di Abruzzo sono ancora senza casa, la Corte dei conti lancia un allarme corruzione ed i partiti non sono in grado di comprendere lo stato di paralisi nel quale è caduto il Paese (a causa loro), reporter più o meno approssimativi monopolizzano l’attenzione generale inseguendo l’ultimo pettegolezzo del giorno o l’ennesima ‘fuga di notizie’ in quel di Avetrana.

Presunti psicologi e psicoanalisti liberi da impegni professionali, ex starlette della tv senza lavoro, giornalisti che non vanno in redazione, concorrenti scaduti del Grande Fratello, cantanti da talent show, attori senza occupazione e tronisti di ogni tipo occupano, non si sa se dietro compenso, le poltrone pomeridiane dei salotti televisivi elargendo ad un pubblico sempre più allocco verità improbabili, deduzioni prodotte grazie a durissimi anni spesi per conquistare un diploma di licenza media inferiore in qualche scuola privata.

Il Barnum mediatico, indossati vestiti da carnevale, in fondo cerca solo di sopravvivere al declino delle vendite o degli ascolti e ‘deve’ inseguire la cronaca, perchè una notizia al giorno toglie il curatore fallimentare di torno.

Da dati recenti i giornali monitorati dalla Fieg hanno perso lettori non solo dal 2009, ma anche rispetto ad agosto di quest’anno. In un anno il ‘Corriere della Sera’, con 496.250 copie, è a meno 3,4 per cento delle vendite, ‘la  Repubblica’, a 465.176 copie è a meno 5,6, persino ‘La Gazzetta dello Sport’ perde, lasciando sul campo il 7,9 per cento delle vendite. Nei guai anche ‘la Stampa’, a 280.200 copie e meno 2,1 per cento, il ‘Sole 24 Ore’, 241.584 copie e meno 9, ‘Il Giornale’, 204.433 copie e meno 6,8, ‘Libero’, 105.424 e meno 13. Meno peggio va a ‘il Messaggero’, solo meno 0,8 per cento e ‘Avvenire’, meno 0,5. Una tragedia.

Ieri il ‘Corriere della Sera’, un tempo il quotidiano dei grandi inviati italiani, rendeva nota una testimonianza a suo parere fondamentale per risolvere l’enigma dell’omicidio della povera Sara Scazzi. Secondo il giornale, “Cosimino o Mimmino”, un nuovo protagonista della vicenda, ha sentenziato che il reo confesso (a puntate) Michele Misseri non poteva essere il killer.  “A quell’ora Michele di sicuro dormiva”, avrebbe detto l’uomo, “perché la mattina si alza sempre alle 3.30-4 per andare a lavorare nei campi”.

Essendo noto che gli assassini non colpiscono durante l’ora della pausa pennica, specialmente se si sono alzati presto, la mirabolante novità ha avuto l’onore di diventare un titolo di apertura del ‘Corriere.it’ e forse anche una tesi di accusa contro Sabrina Misseri: “L’ipotesi dei pm: ‘Lo zio dormiva quando Sarah è stata strangolata’”.

‘La Repubblica’, che come è noto combatte col quotidiano milanese una guerra senza esclusione di colpi per il primato delle vendite, sempre ieri invece rilanciava una tesi interessante: “Si sta facendo strada anche l’ipotesi che tutte le ricostruzioni che si sono succedute, siano errate. Per questo gli esperti del Ris stanno cercando anche tra le stanze della casa qualche traccia di quel pomeriggio del 26 agosto”.

Insomma, fino ad ora si è scherzato, le ‘prove’ spacciate come inequivocabili sono carta straccia e gli investigatori starebbero cercando “qualche traccia” per capire qualcosa, visto che per deduzione logica fino a ieri non avevano capito nulla.

E le ore di dibattiti televisivi occupate a definire l’identità del mostro? Le intuizioni profonde dei profiler che stanno indagando (non di certo quelli di ‘Criminal Minds’)? Gli scoop dei cronisti della carta stampata?

E’ sempre ‘La Repubblica’ a rispondere ai pesanti interrogativi: “Quel che è certo è che ad unire in questo momento Michele e Sabrina Misseri c’è solo il carcere in cui sono rinchiusi. A dividerli, invece, non ci sono solo sbarre e muri. Ci sono soprattutto quelle versioni e racconti contrastanti del delitto di Sarah”. Ma guarda un po’.

In tutta Europa si discute su come elaborare un nuovo modello di sviluppo per il futuro, negli Stati Uniti il primo presidente nero della storia americana cerca di tirar fuori il Paese dal collasso che otto anni di amministrazione Bush e la crisi finanziaria hanno scaricato su oltre trecento milioni di cittadini, la Cina e l’India stanno diventando i nuovi leader della produzione industriale nel mondo. Ed in Italia, tra una casa a Montecarlo ed il quarto ‘Lodo Alfano’ ci si diletta con celle, sbarre e muri. Mentre, d’altra parte, nelle carceri nazionali ci si uccide senza soluzione di continuità perchè tra sovraffollamento, strutture fatiscenti e mancanza di personale di custodia la vita è un inferno.

La percezione di questo vero e proprio delirio è flebile nella coscienza degli abitanti della Penisola. Le responsabilità non sono ovviamente solo dei giornalisti, ma è innegabile che fino a quando i principali organi di informazione non torneranno a coltivare la qualità, lasciando ai pataccari spazzatura e gossip, le speranze di risollevare il Paese rimarranno vane.

Ed il tempo che resta per farlo è davvero poco. Nella classifica l’Italia è già da tempo in area retrocessione.

Roberto Bàrbera

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Commenti (1) »

  • davide ha detto:

    Analisi lucidissima della situazione dell’informazione in Italia. Non più “cane da guardia” della democrazia, ma barboncino fedele a strusciarsi al gossip, al chiacchiericcio, alla banalità.

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