Carcere, quella ‘pena di morte viva’
Ergastolo ostativo: qualcosa può cambiare? E’ da tanti anni, prima di molti altri, persino degli stessi giudici, avvocati e addetti ai lavori, che ho scoperto che in Italia esiste “La pena di morte viva”.
E’ da tanti anni che sostengo che la pena dell’ergastolo ostativo è peggio, più dolorosa è più lunga della pena di morte; che è una pena di morte al rallentatore; che ti ammazza, lasciandoti vivo, tutti i giorni sempre un po’ di più; che in Italia ci sono giovani ergastolani che al momento del loro arresto erano adolescenti, che invecchieranno e moriranno in carcere; che solo in Italia, in nessun altro Paese in Europa, esiste la pena dell’ergastolo ostativo, una pena che non finirà mai se non collabori con la giustizia o se al tuo posto non ci metti qualche altro; che la pena dell’ergastolo va contro la legge di Dio e degli uomini, contro l’art. 27 della Costituzione, che recita: “Le pene devo tendere alla rieducazione”, e alla Convenzione della Corte europea.
Ora, queste cose non le diciamo più soltanto noi. Ora queste cose vengono affermate anche dalla Magistratura di sorveglianza.
Nella rivista ‘Ristretti Orizzonti’ (anno 12, numero 3, pag. 34) leggo che Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “(…) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dell’Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere”.
E ancora: “Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita”.
Carmelo Musumeci
Ergastolano, carcere di Spoleto


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