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Belgio, preti pedofili: in un mese 103 denunce

Autore: . Data: venerdì, 22 ottobre 2010Commenti (1)

La Chiesa cattolica è sempre nella bufera in merito agli scandali-pedofilia: se dal Belgio è giunta ieri la notizia di recentissimi casi di presunti abusi, in Francia la locale Conferenza episcopale ha presentato una pubblicazione che punta a scagionare larga parte del clero.

Mentre due giorni fa, a Savona, un cittadino ha annunciato l’inizio di uno sciopero della fame volto a smascherare il presunto (dis)impegno della diocesi cittadina riguardo allo stesso, increscioso argomento.

Cominciando dalla notizia proveniente da Bruxelles, la procura federale del Paese ha segnalato di aver ricevuto, nell’ultimo mese, ulteriori 103 denunce di abusi sessuali commessi da preti pedofili. Lo hanno reso noto ieri i quotidiani in lingua fiamminga ‘Gazet van Atwerpen’ e ‘Het Belang’, che hanno citato dichiarazioni della portavoce della stessa procura, Lieve Pellens, nel corso di un’audizione in commissione Giustizia della Camera.

Dall’analisi delle denunce emergerebbe che la maggioranza delle vittime le quali si sono rivolte alla magistratura sono uomini (76%), il più giovane di 23 anni e il più anziano di 82. Per la gran parte di loro, ha spiegato Pellens, la scelta di denunciare gli abusi non deriverebbe da desideri di vendetta bensì dalla ferma (per quanto dolorosa) volontà di essere riconosciute come vittime.

Dal canto suo, la Chiesa belga ha confermato (già era accaduto in passato) che non istituirà alcuna nuova commissione per la gestione dei casi sospetti, in seguito alle dimissioni della commissione indipendente Adriaenssens (risalente allo scorso giugno), e dopo il sequestro da parte della magistratura dei dossier raccolti dalle varie diocesi.

I lettori forse ricorderanno che molti di quei dossier erano stati poi resi pubblici, con l’assenso delle vittime, e anche alcuni mass media italiani ne diedero notizia: nel complesso, la commissione Adrianssens aveva raccolto quasi cinquecento denunce di altrettante vittime di abusi, 13 delle quali suicidatesi.

Forse anche per fermare il vento dell’indignazione crescente, la Chiesa cattolica francese è intervenuta dalle colonne dell’Osservatore Romano, confermando “la strada del rigore e della trasparenza nella lotta contro i casi di abusi sessuali su minori commessi da membri del clero”. La presa di posizione compare nell’edizione rinnovata di ‘Lutter contre la pedophilie’, pubblicazione di orientamenti per gli educatori promossa dalla Conferenza episcopale del Paese transalpino.

In Francia, si legge, “su oltre 19mila sacerdoti in servizio pastorale, sono 9 i preti in carcere per atti di pedofilia, mentre altri 51 casi sono attualmente all’esame della giustizia. I dati – precisa l’articolo – sono contenuti in un’indagine condotta l’estate scorsa dalla Conferenza episcopale francese in tutte le diocesi del Paese. Da questa inchiesta emerge anche che sono 45 i preti che hanno già scontato pene legate a questi orribili delitti”.

Dunque si tratterebbe (secondo la fonte diocesiana) di un centinaio di sacerdoti “su un totale di 19.640 preti presenti in Francia secondo le statistiche del 2008″. La Conferenza dei vescovi francesi, ha commentato il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della conferenza episcopale d’Oltralpe, “riafferma il suo impegno a lottare contro la pedofilia e se fino ad oggi sono stati compiuti dei reali progressi, l’attualità dimostra purtroppo che occorre sempre vigilare: casi isolati di abusi sessuali sui minori sono commessi ogni anno nella Chiesa cattolica come in altre istituzioni. Papa Benedetto XVI – ha concluso l’arcivescovo – è intervenuto più volte per condannare questi abusi con una fermezza esemplare, ricordando che questi fatti sono puniti sia dalla giustizia civile che dalla legge della Chiesa cattolica, e che il perdono non sostituisce la giustizia”.

Di certo non mostra la stesso ottimismo il cittadino savonese Francesco Zanardi che, nel corso di una conferenza stampa svoltasi l’altro ieri nella sua abitazione, ha annunciato l’inizio di una contestazione pacifica: lo sciopero della fame contro le presunte, false e omertose dichiarazioni del vescovo Vittorio Lupi e di gran parte del clero savonese “che vanterebbe 40 anni di impegno certosino a favore della pedofilia…”.

Facendo seguito ad un’inchiesta avviata lo scorso gennaio, arrivata fino al caso dell’ex seminarista pedofilo Franco Briano reo confesso e sentito dai magistrati, Zanardi ha scagliato le sue accuse contro nuovi sacerdoti del savonese, relative a presunti abusi “tutti a conoscenza del vescovo Lupi”. A supporto della sua tesi Zanardi ha affermato che il porporato ha anche ricevuto alcune delle vittime, una delle quali seguita dall’assistente sociale e oggetto di un’indagine della Procura.

“Non c’è stata una vera azione della Diocesi a livello di giustizia ecclesiastica – ha sottolineato Zanardi – né è partita l’annunciata commissione d’inchiesta interna. Rispetto a fatti noti da tre anni, non abbiamo assistito ad alcun gesto forte che potesse allieviare la situazione, dimostrando inoltre scarsa carità cristiana verso le stesse vittime”. Da qui il duro atto d’accusa nei confronti del vescovo “di non aver volontariamente vigilato sui sacerdoti della Diocesi”.

Ieri, infine, Zanardi, è intervenuto nuovamente sull’argomento, proprio durante il suo primo giorno di sciopero della fame: “Sono molto rammaricato in quanto non ho ricevuto alcun segnale dalla curia savonese”.

Paolo Repetto

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