Al mago Bertolaso non riesce il miracolo Terzigno
La protesta sembra allargarsi a Chiaiano e Napoli e i sindaci rifiutano le proposte del superman delle sciagure. Ma i veri problemi sono la assoluta mancanza di una soluzione credibile e la demagogia del governo.
Sabato scorso, durante il vertice che si era svolto nella Prefettura di Napoli ed al quale avevano partecipato il governatore della Campania, Stefano Caldoro, il prefetto Andrea De Martino e i sindaci dei paesi interessati, la proposta del sottosegretario e Capo della Protezione era stata quella del ‘congelamento’ di Cava Vitiello, la seconda discarica in allestimento nel Parco nazionale del Vesuvio, e lo stop per tre giorni dello sversamento di spazzatura nella Cava Sari per consentire di effettuare “i prelievi tecnici necessari per gli accertamenti di natura ambientale e sanitaria”.
Il ‘pacchetto’, nella sua parte più singolare, prevedeva anche una condizione irrevocabile: la fine delle proteste. Bertolaso aveva spiegato che se in via preventiva gli abitanti di Terzigno non avessero interrotto le manifestazioni non si sarebbe arrivati “a qualsiasi firma alla bozza di documento”.
La confusione che regna nella politica italiana permette ormai di preparare senza alcuno scrupolo piani operativi che mescolano decisioni di tipo tecnico e strategie ideologiche. Secondo l’inviato speciale di Berlusconi la soluzione all’inquinamento di un’area può essere mescolata con l’esercizio del diritto di espressione. “Vi tolgo la monnezza se state zitti”, potrebbe essere la sintesi di questo bislacco modo di agire, forse orientato a contenere il pericolo della scoperta del naufragio dei piani miracolosi antispazzatura propagandati in passato dal governo.
Il vero tesoretto del centro destra in Campania e nel resto del Paese è stato quello della soluzione ‘rapidissima e straordinaria’ della crisi di due anni fa. Tuttavia, allora come oggi, non sembra esserci senza alcuna reale indicazione per scongiurare per sempre il riemergere della questione.
Inoltre, decidere di rinunciare, seppur temporaneamente, alla nuova discarica e prevedere indagini scientifiche per capire se ci siano pericoli incombenti suggerisce due domande: ma allora Cava Vitiello non era davvero indispensabile? E poi: ma come mai si fanno solo adesso delle ricerche per capire se vi sono pericoli per la salute degli abitanti di Terzigno? Nonostante i segnali poco incoraggianti e la puzza immonda che arrivava dalla discarica per mesi non si è fatto nulla?
I manifestanti hanno subito contestato i sindaci dei comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Trecase e Terzigno che illustravano loro l’ipotesi di intesa ed hanno ribadito senza fraintendimenti che a loro parere non c’era alcun margine di trattativa. I ‘resistenti’ hanno chiesto garanzie formali, anche attraverso un decreto legge, sull’immediata revoca definitiva del progetto di apertura del secondo invaso. I cittadini hanno compreso facilmente che la differenza tra congelamento e cancellazione.
Ieri, poi, in un secondo summit organizzato per chiudere le trattative i sindaci dell’area vesuviana spinti dalla pressione dell’opinione pubblica i sindaci hanno rifiutato le ipotesi di Bertolaso.
In mattinata, inoltre, a Boscoreale gli abitanti della zona hanno organizzato un lungo corteo. I ‘dissidenti’, tra i quali molte donne e bambini, guidati dal Gennaro Lancella, si sono recati alla Cava Sari dove hanno deposto una corona di fiori “per ricordare che così muore il Parco del Vesuvio”.
La situazione si sta facendo sempre più complessa. Ieri un blocco stradale ha interrotto via Sant’Anna dei Lombardi, nel centro di Napoli. Il capoluogo è sommerso da tonnellate di rifiuti e non è chiaro se nei prossimi giorni la situazione potrà migliorare. E sempre ieri, all’alba, un gruppo di manifestanti ha protestato davanti alla discarica di Chiaiano. I cittadini hanno cercato di impedire l’accesso dei camion allo sversatoio, diventato l’unico utilizzato in questo momento dal comune di Napoli per lo smistamenti di 700 delle oltre 1400 tonnellate di rifiuti quotidianamente prodotte.
La politica nazionale latita e l’opposizione si limita a diffondere comunicati stampa, ma nessun leader fino a ieri ha scelto di incontrare i manifestanti. E Bertolaso ha fornito l’ultimo esempio del modo di intendere la democrazia del centro destra: “Non arretriamo di un passo. Andremo avanti con l’ accordo, rispettando i punti del decreto”. Gli accordi, quindi, secondo il sottosegretario non hanno bisogno di ‘contraenti’. Chissà perchè questa logica ricorda le ‘nuove’ forme della contrattazione sindacale. Sarà solo un caso.


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