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Adro, la grottesca contesa sui simboli padani

Autore: . Data: mercoledì, 13 ottobre 2010Commenti (0)

Per quanto surreale possa apparire, nel Paese delle cassintegrazioni, della fuga dei cervelli e degli attacchi alla Costituzione provenienti dal capo del governo, continua a far discutere il ‘Sole delle Alpi’ di Adro, nel bresciano.

E non per la auspicata diffusione della notizia in merito ad una pacifica e frettolosa rimozione di simboli padani da pubblici edifici scolastici, bensì per le vibrate proteste del sindaco. Che quei feticci vorrebbe mantenere là dove sono stati collocati alcune settimane fa.

La polemica è riesplosa ieri in concomitanza con la rimozione delle lastre di alluminio su cui è inciso quel messaggio di iniziazione politica, e dopo che i mezzi di informazione avevano preannunciato alla vigilia l’inizio dei lavori. L’evento ha mandato su tutte le furie il primo cittadino del Paese, Oscar Lancini, che ha convocato gli organi di stampa per dare voce al suo plateale dissenso: “Non mi è ancora stato comunicato nulla. Ho appreso tutto dai giornali. Ma se i simboli vengono rimossi dalla scuola, parte prima la denuncia e poi procedo al ripristino immediato, perché la volontà dell’amministrazione comunale deve essere rispettata”.

Dall’altra parte, il ministero dell’Istruzione aveva tenuto a far sapere di essersi direttamente attivato “per cercare di tornare a una situazione di normalità: bisogna sempre evitare che la politica entri in classe, la politica deve restare fuori dalla scuola per garantire la massima imparzialità”. Da qui la successiva decisione del Consiglio di istituto, su indicazione del dirigente del polo scolastico di Adro, Gianluigi Cadei, di invocare la rimozione dei simboli padani e anche dell’arbitraria intitolazione della scuola al ‘vate’ leghista Gianfranco Miglio, decidendo contestualmente di dedicare l’istituto ai patrioti risorgimentali Enrico e Emilio Dandolo.

Con ogni probabilità, la vicenda ha subìto un’accelerazione per effetto del perdurante stato di tensione attorno alla provocazione leghista, con gli annessi risvolti sindacali e persino di cronaca nera: i Cobas avevano infatti annunciato che Adro sarebbe stata una delle sedi della manifestazione del 15 ottobre, mentre (lo si è appreso soltanto ieri) nello scorso fine settimana due delle immagini del sole, affisse su una vetrata dell’istituto e collocate tra i bambini stilizzati, erano state abrase da sconosciuti facendo scattare anche l’allarme dell’edificio.

Qualora invece la situazione si fosse ‘sgonfiata’, si presume che difficilmente il governo avrebbe preso la questione di petto. Lo si evince dal tono delle prime dichiarazioni dei leader nazionali leghisti, a caldo, dopo il fattaccio dell’esposizione dei simboli famigerati: pur dinanzi di una violenta polemica innescata dalle opposizioni, Umberto Bossi replicò serafico (il 19 settembre) che “il sindaco forse ne ha messi troppi. Avrebbe potuto farne uno bello, che bastava”. E di fronte alla successiva lettera del ministro Gelmini, con la richiesta di rimuovere il tutto, non accadde nulla.

Da segnalare, infine, che da ieri è iniziata una raccolta-firme da parte di locali “cittadini italiani e stranieri che hanno diritto e obbligo di frequentare scuole pubbliche non infestate da simboli di partiti politici”, a sostegno di un esposto-denuncia all’autorità giudiziaria a carico non soltanto del sindaco ma anche del responsabile dell’Ufficio scolastico provinciale di Brescia (“per omessa sorveglianza su una scuola rientrante nella sua giurisdizione, e per aver omesso di ordinare la rimozione dei simboli di partito”), del preside dell’istituto (“per aver permesso la prosecuzione delle lezioni in una scuola con simboli di un partito politico, mortificando il diritto degli alunni, dei genitori e dei docenti alla “apoliticità” della scuola pubblica”), del prefetto cittadino (“per essere venuto meno alla sua funzione istituzionale di far osservare con ogni mezzo, anche coattivo, l’osservanza del divieto di esporre simboli di partito all’interno di una scuola; per aver intavolato col sindaco di Brescia una oscena trattativa in cui si parla non già di pura, semplice e totale rimozione dalla scuola di Adro di ogni singolo simbolo di partiti politici, ma di una ‘razionalizzazione’ dei simboli stessi”) e del ministro degli Interni (“per non aver proceduto all’immediato commissariamento di un comune la cui giunta, rifiutandosi di ottemperare alle norme di legge, deve essere immediatamente sciolta”).

Nella denuncia, i firmatari chiedono “di verificare se i costi per la rimozione dei simboli di partito e del ripristino delle opere eventualmente danneggiate a causa della rimozione debbano essere a carico della collettività, o solo dei responsabili degli illeciti”. Il tutto anche “al fine di evitare che i genitori degli alunni di questa scuola, esasperati per l’assenza dello Stato e per la mortificazione dei loro diritti, possano pensare di dover risolvere per conto loro il problema”.

Paolo Repetto

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