‘Viva Palestina’: il diario di Stefano
Stefano D’Angelo, 29 anni, è uno degli italiani che giovedì scorso è salpato dal porto di Ancona insieme al convoglio ‘Viva Palestina’, diretto a Gaza e carico di aiuti umanitari: medicinali, materiale scolastico, prodotti per l’agricoltura e l’edilizia.
Stefano vive ad Offida, un borgo nell’entroterra marchigiano. Fa il postino, ma per questa missione ha impegnato le ferie residue e preso qualche giorno di aspettativa. E’ passato dalla Fiat Panda delle Poste Italiane ad un’automedica, poi a un furgone carico di aiuti. “Non sarà come portare la posta, ma anche in questo caso c’è chi ci aspetta con ansia”.
Sarà lui la voce e l’occhio del convoglio per InviatoSpeciale. Periodicamente, e ogni volta che ne avrà modo, ci aggiornerà su questa incredibile missione con un breve diario e delle fotografie: sarà il racconto del viaggio di 50 furgoni e due camion partiti da Londra e diretti in uno dei luoghi più caldi del pianeta, a testimoniare la vicinanza di una parte del mondo occidentale verso la popolazione palestinese chiusa della “prigione a cielo aperto” di Gaza.
Una spedizione carica di significato, anche perché a Gaza si spara ancora, i bombardamenti sono tutt’altro che cessati e gli ospedali non smettono di lavorare a pieno regime. Provare a raggiungerla vuol dire innanzi tutto dimostrare un enorme coraggio. Non è dato sapere se la missione andrà a buon fine. Molto dipenderà dalle autorità egiziane. In ogni caso crediamo che sia un viaggio che vale la pena di raccontare.
“29 settembre, Instanbul. Non avevo mai visto un traffico simile. La strada è completamente intasata di auto, bici, camion e pedoni. Senza ordine e senza logica: farsi strada in questa confusione è un’impresa. Siamo 50 furgoni e due camion, alcuni di noi si smarriscono nel brulicare della capitale turca, ma sappiamo già dove ritrovarci a fine giornata. Il mio furgone è carico di medicinali, per un valore totale di ben 23mila euro. Sono quelli che tenteremo di portare a Gaza, negli ospedali di uno dei luoghi più martoriati del pianeta.
L’accoglienza in Turchia è stata eccezionale: da giorni veniamo ospitati a pranzo e cena. Ci invitano a conferenze e dibattiti e la società civile dimostra una grande ammirazione per il nostro viaggio. Vi scrivo da un’officina meccanica, dove sosto per delle riparazioni insieme ad altri dieci mezzi del convoglio: so già che questi meccanici non vorranno essere pagati per il loro lavoro: ‘Ci mancherebbe, è il nostro aiuto a Gaza’, ci hanno detto, allungandoci l’ennesimo bicchiere di thè.
Il morale è alto, nonostante non siano mancati i disguidi: in Grecia siamo stati praticamente ignorati da tutti mentre una volta entrati in Turchia un cooperante italiano ha avuto dei problemi con i documenti. Quando gli inglesi del convoglio se ne sono accorti non hanno esitato un attimo per spedirlo a casa, forse con una severità esagerata. I documenti, infatti, gli sarebbero stati spediti in Turchia nel giro di pochi giorni.
Da domani saremo ad Ankara, poi per qualche altro giorno viaggeremo in Turchia per commemorare i caduti della Mavi Marmara, la nave della Freedom Flottilla “assaltata” dai soldati israeliani lo scorso maggio: ci furono 9 morti, tutti cittadini turchi. Tutti loro, come noi, erano partiti carichi di aiuti umanitari da consegnare a Gaza.
Da lunedì, poi, la nostra missione entrerà nel vivo. Ci imbarcheremo verso l’Egitto e solo allora sapremo se e quando sarà possibile entrare nella Striscia di Gaza. Incrociamo le dita. A presto”.
Testo e foto di Stefano D’Angelo
(1.continua)

Ti seguiremo, Stefano. Grazie
Siamo con te Stefano e con tutti gli altri ragazzi per questa missione
Forza Ste’, per qualsiasi cosa, son sempre online!
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