Tanzania, miseria e speranza
Mbweni, Tanzania. Un piccolo villaggio sulle rive dell’Oceano Indiano. Case di fango, centinaia di bambini. Alcuni vendono in un improvvisato mercatino la povera mercanzia: pomodori, pesce essiccato, banane fritte. Altri semplicemente vagano lungo la stradina di terra che attraversa Mbweni.
Qui ci sono due piccole scuole e un asilo, ma molti genitori preferiscono mandare i loro figli a lavoro: di mettere insieme il pranzo con la cena non se ne parla neanche, ma con un po’ di fortuna si riesce a non morire di fame, grazie soprattutto a un mare ricco di pesce e a qualche sparuto allevamento di vacche.
Sono le malattie a farla da padrone: malaria e aids, ma anche una semplice dissenteria può essere fatale, soprattutto perché l’acqua “potabile” arriva poche volte a settimana e per il resto ci si disseta bevendo quella proveniente da piccoli pozzi: ma è acqua mortifera, mista a fango, infetta all’inverosimile. E’ acqua che ammala e spesso uccide.
A dispetto della stregoneria, ancora praticata, a Mbweni c’è soprattutto un ospedale. Si chiama Santa Maria Nascente ed è stato aperto dall’italiana Associazione Ruvuma ormai molti anni fa: la scintilla venne a Rodrigo Rodriguez, appassionato di viaggi in Africa, allorché vide una donna partorire in una scarpata il proprio figlioletto. Allora decise che avrebbe dovuto fare qualcosa e finanziò la costruzione di un piccolo dispensario, che col passare degli anni si è ingrandito ed è diventato un punto di riferimento in tutta la Tanzania. La responsabilità sanitaria è sulle spalle di un chirurgo faentino, Giuseppe Travaglini.
Oggi l’ospedale Santa Maria Nascente è un fiore all’occhiello di tutto il Paese. Uomini e donne affrontano giorni e giorni di viaggio per essere curati a Mbweni. Vengono curati da medici e infermieri locali, opportunamente formati dalla “scuola italiana” e, di tanto in tanto, seguiti da volontari proveniente dal nostro Paese.
Meno di un anno fa è stata inaugurato il nuovo reparto di maternità, mentre è all’inizio la costruzione di un poliambulatorio. L’associazione Ruvuma è disposta ad organizzare campi di lavoro con personale qualificato italiano (elettricisti, idraulici) per la realizzazione di lavori specifici in collaborazione e a stretto contatto con lavoratori africani. Chiunque fosse interessato a un’esperienza del genere può visitare il sito www.ruvuma.it
Testo e foto di Davide Falcioni


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