Se crisi e precarietà si incontrano. Al supermercato
La quarta puntata dell’inchiesta di InviatoSpeciale sulla grande distribuzione parla milanese. Più volte le storie di vita si incrociano con i fatti di cronaca e con le vertenze sindacali, e in questo caso il filo che lega uno stesso racconto è quello della crisi intrecciata alla precarietà e al concreto rischio di perdere ingiustamente il posto di lavoro.
Pochi giorni fa, all’inizio di settembre, i lettori più attenti hanno trovato su alcuni giornali una notizia drammatica: i lavoratori del magazzino del Gs-Carrefour di Pieve Emanuele, oltre la periferia sud del capoluogo lombardo, si sono presentati alle casse di un supermercato del gruppo, ad Assago, con i carrelli pieni di generi di prima necessità per sé e per i propri figli: pane, acqua, latte in polvere, pastine e pannolini.
“Fateci passare – hanno chiesto alle cassiere – dobbiamo dar da mangiare alle nostre famiglie”. Di fronte alla risposta delle colleghe, comprensibilmente interdette, i lavoratori hanno meglio spiegato che cosa stesse accadendo: “Ci spettano tre mesi di stipendio che non abbiamo ancora ricevuto – hanno aggiunto – siamo venuti qui per avere un anticipo, se non in denaro, almeno in spesa”.
Il caso riguardava 62 lavoratori, lasciati a casa dalle cooperativa cui erano dipendenti in seguito al rifiuto di sottoscrivere un nuovo contratto con meno garanzie.
La protesta si è tramutata immediatamente in un caso: il direttore del supermercato ha spiegato di non poter far uscire i manifestanti con i carrelli senza pagare, “sarebbe un furto”, mentre gli agenti della Digos hanno cercato di far desistere i lavoratori senza alimentare inutili tensioni. Così il fatto di cronaca si è tramutato in drammatica vicenda sindacale, l’ennesima che vede protagonisti – loro malgrado – coloro che non arrivano più indenni alla quarta settimana del mese.
Ecco allora che i funzionari della Filt-Cgil milanese, presenti sul posto, hanno proseguito la trattativa sulla base dell’eclatante forma di protesta, evidenziando i nodi complessivi che riguardano i lavoratori e le lavoratrici di un settore in grande difficoltà . D’altra parte, hanno spiegato, la rabbia e la preoccupazione dei 62 lavoratori ha acceso nuovamente i riflettori sull’ultimo “capitolo della storia della ‘Melfi del Nord’”, come definita dagli stessi sindacati l’ex cosiddetta ‘capitale morale’ (e occupazionale) del Paese. Dunque, la loro provocazione altro non sarebbe che un messaggio rivolto a tutte le ‘normali’ famiglie in coda nei supermercati: come fare per mantenere i proprio figli, alla luce della crisi e di come (non) viene affrontata?
Nel caso specifico, il gesto dei lavoratori, in tutta la sua concreta drammaticità , poteva rivelarsi utile per sbloccare lo stallo della trattativa tra il sindacato e il consorzio Gemal, cui Carrefour ha affidato l’appalto del polo logistico di Pieve Emanuele e che a sua volta ha dato il lavoro a due cooperative: prima la ‘Rm’ e poi la ‘Cooperativa della gioventù’.
Infatti, nonostante gli incontri in prefettura per cercare di dirimere la vertenza, le parti erano rimaste ferme sulle proprie posizioni. Da una parte il consorzio che proponeva il reintegro di 26 lavoratori e la cassa integrazione per i restanti 46 in attesa di ridistribuirli in altre sedi della Lombardia; dall’altra la Filt che chiedeva il rispetto della sentenza del tribunale di Milano che ha ordinato invece il reintegro di tutti i lavoratori.
Il terzo protagonista della vicenda è la Carrefour, allora chiamata in causa anche dalla vice segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso (“Deve assumersi le proprie responsabilità ”), che si è tirata fuori dalla vicenda: “Siamo parte terza in questa storia – come dichiarò attraverso il direttore del personale, Francesco Quattrone – la vertenza riguarda la cooperativa e i lavoratori, che non sono e non sono mai stati nostri dipendenti”.
Comunque sia, la vertenza si è trascinata pericolosamente dal 4 giugno, data in cui – dopo uno sciopero contro la modifica delle condizioni contrattuali – la cooperativa ‘Rm’ ha vietato ai lavoratori l’entrata nello stabilimento sostituendoli con personale reclutato in fretta e furia, fino al 17 settembre, giorno in cui è stato finalmente raggiunto un accordo. In mezzo, il 3 agosto, il giudice ha dato ragione al ricorso presentato dai magazzinieri contro i licenziamenti. E l’indomani tutti si sono presentano ai cancelli, ma nessuno è stato fatto passare dai tornelli.
A sostegno dei lavoratori, è arrivata poi una seconda sentenza di condanna della cooperativa per comportamento antisindacale. A quel punto i lavoratori hanno deciso di mettere in piedi una serie di proteste – dal blocco dei camion davanti al magazzino fino alla “spesa proletaria” nel supermercato di Assago – che spinsero la Carrefour a fare pressioni direttamente su Gemal per trovare una soluzione.
L’ultima puntata della vicenda è dei giorni scorsi: dopo un lungo tira e molla tra i 62 lavoratori e lo stesso consorzio Gemal, cui Carrefour aveva affidato l’appalto del magazzino, il 15 settembre si è riaperta la trattativa in prefettura e due giorni dopo si è arrivati all’intesa: a partire dal giorno 17, i 62 lavoratori rientreranno progressivamente nei magazzini Gs-Carrefour di Pieve Emanuele.
Le cooperative ‘Rm’ e ‘della Gioventù’, insieme al consorzio Gemal, “si sono impegnate a fare richiesta degli ammortizzatori sociali – ha spiegato la Filt – che garantiscano a tutti i lavoratori il mantenimento del posto di lavoro”. E “per tutti coloro a cui verrà applicato il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore merci senza deroghe, è stato scongiurato il pericolo del mancato pagamento dei primi tre giorni di malattia”.
Per i 62 lavoratori è previsto, hanno reso noto ancora i sindacati, “attraverso il pagamento della cassa integrazione e una quota economica resa disponibile dalla cooperativa, il recupero delle mensilità non percepite” nei mesi intercorsi tra i primi di giugno e il giorno del rientro in servizio.
“Abbiamo siglato – hanno commentato Nino Cortorillo e Rocco Ungaro, segretari generali della Filt-Cgil Lombardia e di Milano – un accordo che ripristina la legalità , i diritti e la validità del contratto nazionale. Con questa intesa vogliamo aprire una fase nella quale tutti siamo impegnati a dimostrare che le esigenze di una grande impresa della distribuzione si possono e devono coniugare con i diritti dei lavoratori. Senza dover ricorrere a deroghe improprie o fuoriuscire dai diritti fondamentali dei lavoratori e del sindacato”.
Paolo Repetto
(4. continua)


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