Roma città chiusa
Il sindaco Alemanno vuole limitare il diritto a manifestare, il pretesto è il traffico caotico della Capitale. E vuol far pagare anche un ticket ‘per il disturbo’. Il passato fascista è difficile da superare.
Alemanno, in gioventù esponente della destra neofascista più intransigente legata a Pino Rauti (indagato per la strage di Piazza della Loggia a Brescia) evidentemente fa fatica a capire il funzionamento della democrazia.
Il sindaco ha chiesto quindi una ancor più rigorosa regolamentazione per le manifestazioni che si tengono nella Capitale.
Già oggi a Roma esistono singolari vincoli che arrivano a prevedere percorsi ‘prestabiliti’ per i cortei e rendono ‘off limits’ alcune zone del centro, come Palazzo Chigi, la sede della presidenza del Consiglio, davanti al quale non è possibile neppure mostrare cartelli di protesta.
Adesso il ‘primo cittadino’ con una lettera inviata al prefetto Giuseppe Pecoraro chiede misure ancora più pesanti, considerando che la norma “fin ad ora sperimentata ha prodotto risultati nettamente insoddisfacenti, come testimoniano le pesanti ricadute sulla mobilità cittadina”.
Per questo l’amministrazione di centro destra ha individuato cinque percorsi per le manifestazioni e suggerito anche una temporalità a basso impatto per il traffico: ovvero dal venerdì pomeriggio al lunedì e anche il giovedì pomeriggio. Ma soprattutto ha chiesto di potere ridurre le manifestazioni ad una al giorno.
Sebbene l’articolo 21 della Costituzione sia chiarissimo a riguardo: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, per Alemanno i disagi per gli automobilisti sono più importanti della democrazia. Ed i diritti dei cittadini, di conseguenza, debbono essere ‘erogati’ sulla base di un ‘calendario’ che ricorda quello di apertura dei negozi.
Secondo il sindaco, dal lunedì al venerdì e il giovedì pomeriggio i cortei potranno essere organizzati solo in cinque percorsi definiti: da piazza della Repubblica a piazza di Porta S. Giovanni; da piazza della Repubblica a piazza Madonna di Loreto; da piazza della Repubblica a piazza Bocca della Verità . da piazza dell’Esquilino a piazza Bocca della Verità ; da piazza Bocca della Verità a piazza Navona.
Inoltre “i suddetti percorsi dovrebbero essere alternativamente impegnati nel numero massimo complessivo di una manifestazione itinerante al giorno, dal venerdì pomeriggio alla mattinata del lunedì e il giovedì pomeriggio, giorni di minore impatto sulla circolazione stradale cittadina”, ha sostenuto Alemanno nella lettera. Nei restanti giorni della settimana, dal lunedì pomeriggio alla mattinata del venerdì, escluso il pomeriggio del giovedì, “le manifestazioni con corteo potrebbero svolgersi esclusivamente da piazzale dei Partigiani al Circo Massimo”.
Come dire che chi, per esempio, ritiene di dover protestare per problemi legati all’istruzione pubblica deve andare a manifestare non davanti al ministero competente, ma altrove.
Lo stesso per i sit in. Secondo il sindaco saranno possibili solo “previa autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico” e comunque “in otto piazze, tra cui Piazza del Campidoglio: Piazza Bocca della Verità , Piazza SS. Apostoli, Piazza della Repubblica, Circo Massimo, Piazza Farnese, Piazza Navona, Piazza del Popolo”.
Infine la più scombiccherata delle proposte: associazioni, partiti e sindacati dovrebbero pagare le spese per i servizi a supporto delle manifestazioni e quelle la pulizia finale delle piazze e per ripristinare il decoro della città .
Si tenga conto che tra le capitali europee più famose Roma è di gran lunga la più sporca, non solo per lo scarso senso civico dei cittadini, ma per la quasi assoluta inefficienza dei servizi pubblici di nettezza urbana (oggi chiamati ‘ecologici’).
Per Alemanno gli organizzatori dovranno pagare anche “le spese sanitarie, le spese per i servizi della protezione civile, le spese dei trasporti, le spese per i transennamenti”.
In Italia, semmai dovessero essere realizzate le aspettative del sindaco di Roma, si arriverebbe quindi alla tassa sulla democrazia, allineata a quella per la circolazione delle automobili. Perchè la libertà , per alcuni, si regolamenta come il traffico: coi ‘sensi unici’, i ‘divieti di sosta’ e le aree a ‘traffico limitato’.


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