Razzisti pur di galleggiare
Il presidente francese è alle prese con un calo di consensi sensibile, una storiaccia di tangenti che lo sta lentamente travolgendo, gli attacchi di un giornale per nulla ‘progressista’ (ma molto autorevole) come ‘Le Monde’ e la necessità di rimpinguare il suo sempre più vacillante bacino di voti.
Così ha deciso di ‘inventare’ la questione-romanì per tentare di attrarre i voti della estrema destra di Le Pen e nello stesso tempo per mostrare ai francesi che lui è pur sempre ‘l’uomo dell’ordine’.
In cambio ha ricevuto una censura dalla vicepresidente della Commissione Ue, Viviane Reding, che ha preannunciato dure misure contro l’Eliseo a causa “dell’applicazione discriminatoria della direttiva europea sulla libera circolazione” e dalla mancanza delle garanzie personali per le persone espulse. “Nessuno Stato, piccolo o grande può avere un trattamento speciale – ha spiegato Reding – quando sono in gioco i diritti fondamentali dei cittadini Ue”.
Il premier italiano Berlusconi, in guai altrettanto seri, con il Pdl partito in pezzi, inchieste che incombono ed al minimo storico nei consensi ha subito solidarizzato col suo ‘amico’ ed ha detto: “Sto con Sarkozy, il commissario Reding non doveva parlare”.
Insomma, per i governanti in difficoltà il razzismo è diventata la medicina più efficace.
Per l’inquilino dell’Eliseo le cose si stanno mettendo male. Ieri durante un pranzo dei capi di Stato e di governo dell’Ue c’è stata sull’argomento espulsioni una “discussione molto animata”, come hanno riferito alcune fonti, tra Sarkozy ed il presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso.
Un giornalista ha chiesto ad una delle gole profonde presenti al pranzo: “E’ stato uno scandalo?”, riferendosi alla ‘lite’. Il testimone ha raccontato allora che il presidente francese era “furibondo” ed avrebbe chiesto “spiegazioni” sulla decisione della Commissione di avviare una procedura d’infrazione. Poi l’informatore ha aggiunto: “C’è stato uno scambio molto violento tra il presidente della Commissione e il presidente francese”. Il fatto è stato confermato dal premier bulgaro Boyko Borisov. La reazione di Sarkozy è stata inequivocabile: “Continueremo a smantellare i campi illegali. Con Berlusconi siamo d’accordo”.
In Italia la stessa strategia anti-stranieri marcia a pieno ritmo ed anche il grande avversario del presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, pure lui alla ricerca di voti, ha deciso di imbracciare elmo e durlindana e di presentarsi sul campo di battaglia.
Sempre in Francia da pochi giorni è passata una legge che impedisce alle donne islamiche di portare il velo che copre loro il viso, il ‘niqab’.
Subito Fini ha sentito il bisogno di considerare il provvedimento ‘degno di nota’ e accodandosi a Lega e Pdl è partita la immediata proposta per adottare le stesse restrizioni in Italia.
Secondo il presidente della Camera perchè secondo la nostra Costituzione “la dignità della donna non può essere sottoposta a violenze o a comportamenti indotti da gerarchie diverse rispetto a quelle della legge”.
Una certa confusione regna, tuttavia, nel centro destra (ed anche nel centro sinistra, poichè molti esponenti dell’opposizione si sono dichiarati anche loro a favore della proibizione). Si ritiene che il ‘niqab’ coprendo il viso non consenta l’identificazione delle persone e che quindi il problema si di ordine pubblico.
Insomma, non è chiaro se la questione sia di principio o di ‘pubblica sicurezza’. Fatto sta che nel frattempo un esponente del centro destra e fedele sostenitore del Cavaliere, Giorgio Stracquadanio, ha sostenuto: “E’ assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l’intelligenza o la bellezza che siano. E’ invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo”. Ed ancora: “Chiunque ha il diritto di assecondare le virtù che la natura gli ha dato e di farne degno utilizzo in un congruo collocamento esistenziale. Sono fatti privati. Ognuno deve disporre del proprio corpo come meglio crede. Non mi interessa. Fino a quando esiste consenso non c’è violenza e se non c’è violenza non c’è problema”.
Stracquadanio aveva esternato le sue singolari idee dopo alcune affermazioni della collega Angela Napoli che aveva denunciato la prostituzione in politica per ottenere favori o nomine.
Così persecuzione contro i romanì, limitazione della libertà di utilizzazione del velo (in nome dell’emancipazione delle donne) e numerosi altri episodi di razzismo palese sono diventati un modo per recuperare la ‘simpatia’ di elettori che ogni giorno vengono nutriti con dosi massicce di razzismo e xenofobia dalla propaganda di molti partiti e dall’informazione distorta di non pochi mass media.
In questo panorama demagogico e desolante si è scoperta una cosa e non di poco contro.
Secondo l’Istat un milione e 224 mila donne (italianissime) è oggetto di molestie o vera e propria violenza da parte dei colleghi uomini (anche loro italianissimi) sul posto di lavoro.
Le ‘torture’ vanno dalle umiliazioni alle conversazioni sconce, dalle telefonate volgari fino allo stupro. E le vittime non reagiscono quasi mai, almeno secondo la ricerca dell’Istat, secondo la quale l’80 per cento delle donne perseguitate non solo non sporge denuncia, ma neppure parla dell’accaduto in famiglia o con le amiche, tenendo gli avvenimenti nel totale segreto.
Maria Giusi Muratore, ricercatrice dell’Istituto di statistica, ha detto: “In Italia il numero delle donne che subisce molestie sul luogo di lavoro è praticamente stabile dal 2002, dopo un calo del fenomeno dalla seconda metà degli anni Novanta, quando i casi erano oltre un terzo in più”.
Il ricatto sessuale, nel 43 per cento dei casi, si ripete ogni giorno e colpisce tutti i settori di lavoro. “Il 14,3 per cento delle donne molestate lavorava in attività immobiliari e informatiche, il 10,3 nelle attività manifatturiere, il 18 in professioni tecniche, il 7,8 in professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, come ad esempio legislatori, imprenditori, dirigenti” ha reso noto la ricerca.
Mentre molti cittadini italiani sono orgogliosi della propria nazionalità e tanto convinti di essere i ‘veri’ civili da considerare ‘inferiori’, ‘pericolosi’, ‘selvaggi’ stranieri, romanì o donne velate, si scopre che nel nostro Paese esiste un vero e proprio inferno nascosto nel quale centinaia di migliaia di donne sono costrette a sofferenze inumane.
Ed i partiti politici (senza troppe eccezioni tra loro) inseguono il problema del ‘niqab’ o si indignano per la presenza degli ‘zingari’ o non condannano la deportazione violenta e disumana di ‘immigrati clandestini’ gestita dal governo libico in nome e per conto di quello italiano.
La necessità di ‘civilizzare’ il nostro Paese non riguarda, come si vede, una nazionalità piuttosto che un’altra, ma è una questione generale. Ed il Palazzo, nel quale non mancano gli episodi di corruzione, la frequentazione di prostitute, l’uso disinvolto del potere e dove impera la mancanza di senso dello Stato forse dovrebbe essere il primo luogo da ‘risanare’.


Lascia un commento