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Piano Nomadi, la polvere sotto il tappeto

Autore: . Data: lunedì, 13 settembre 2010Commenti (1)

Dopo lo sgombero del Casilino 900 a Roma, i romanì rimangono senza diritti

Che il Piano Nomadi della giunta Alemanno facesse acqua da tutte le parti era chiaro da molto tempo, soprattutto a seguito delle denunce di Amnesty International e di diversi comitati romanì della Capitale. E a confermare questa tesi sono arrivati i dati  resi pubblici da un’associazione (Associazione 21 luglio) indipendente e slegata da qualsiasi partito politico, che si è avvalsa della collaborazione di numerosi studiosi per testare il polso della situazione. In particolare l’associazione ha esaminato l’evoluzione della vita dei bambini rom del Casilino 900, il campo abusivo più grande d’Europa sgomberato lo scorso febbraio e reso il simbolo del Piano Nomadi dell’amministrazione Alemanno.

Su un totale di 247 minori in età scolare (che frequentavano regolarmente le scuole prima della chiusura del campo) è emerso che ben 37 hanno perso l’anno scolastico e più di 70 hanno del tutto interrotto la frequenza per un periodo non inferiore a due mesi dopo lo sgombero. “Tali dati – spiega l’Associazione 21 luglio in un comunicato – contraddicono le rassicurazioni dell’amministrazione comunale che, prima dello sgombero, aveva offerto ampie garanzie sulla continuità didattica dei minori residenti nel Casilino 900”. Inoltre l’associazione denuncia anche la “grave violazione del diritto allo studio sancito dalla Convenzione internazionale di New York sui diritti dell’Infanzia e da altri accordi internazionali”.

A mettere in discussione lo studio realizzato dall’Associazione 21 luglio è intervenuta la cooperativa Ermes, che da febbraio si occupa della scolarizzazione dei bambini in età scolare provenienti dal Casilino 900 e distribuiti nei vari “campi attrezzati” della città. “A noi non risultano quei dati – ha spiegato Salvo Di Maggio, presidente di Ermes – come anche le segnalazioni dei ritardi nell’accompagnamento con lo scuolabus. Una migliore condizione abitativa è indubbiamente un fattore che migliora anche la scolarizzazione” . Secondo Ermes i bambini che hanno abbandonato la scuola sono “soltanto” 18, e non 37 come annunciato dall’Associazione 21 luglio. A stupire, tuttavia, è che Ermes abbia giudicato migliore la condizione abitativa dei romanì della Capitale.

La cooperativa, evidentemente, non considera degradanti le condizioni di vita di uomini, donne e bambini che solo per la loro appartenenza etnica sono costretti a vivere in autentiche gabbie, con vigilanza armata, filo spinato, in container identici tra di loro e spesso lontani dagli italiani. Si ritiene, evidentemente, che l’accesso a corrente elettrica ed acqua sia una condizione sufficiente per la dignità umana. Peccato che sia la stessa condizione dei detenuti nelle carceri italiane: ma i romanì di cosa sono accusati (e condannati)?

Insomma, in attesa di dati certi sulla scolarizzazione infantile e a nove giorni dalla grande manifestazione che ha visto i romanì protagonisti sia in Francia che in Italia, non accenna a scendere l’attenzione nei confronti di questo popolo, in particolare a Roma, dove il sindaco Alemanno (spalleggiato da Najo Adzovic, ex portavoce del Casilino 900 ed oggi delegato del primo cittadino sul tema dei rom) sta proseguendo le operazioni di sgombero dei campi abusivi della città, con l’obiettivo di ridurli da 100 a 13, naturalmente tutti posti al di fuori del ‘grande raccordo anulare’, in aree semi-deserte nelle quali gli “zingari” non possono essere notati dalla gran parte della popolazione romana.

E parrebbe essere proprio questo, in soldoni, il vero senso del Piano Nomadi: nascondere la polvere sotto il tappeto (in questo caso, i romanì fuori dal raccordo anulare) infischiandosene del rispetto per i diritti umani e non ascoltando neppure le raccomandazioni di Amnesty International e dell’Unione Europea, che proprio qualche giorno fa ha condannato i rimpatri e gli sgomberi in Italia e Francia.

La situazione appare sempre più confusa, dunque, e ben lontana da una soluzione che tenga conto dei diritti umani dei romanì.

Testo e foto di Davide Falcioni

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Commenti (1) »

  • aldo giovannetti ha detto:

    Tutti avanzano diritti, anche quando si comportano scorrettamente,anzi contro le leggi.
    Se i Rom esigono il rispetto dei loro diritti dovrebbero prima di tutto imparare ad assolvere ai propri doveri. E’ a tutti noto che i bambini vengono educati al borseggio e al furto. E noto, però, soltanto a pochi quali sono le conseguenze che subiscono se rientrano al campo con una refurtiva inferiore a quella stabilita del Boss.Botte da orbi e niente cibo.
    Anni or sono Francesco Rutelli (che non è certo di destra) rimase sbalordito nel vedere in un Campo Nomadi una Ferrari e altre auto di lusso.Fu così colpito che denunciò la cosa alla Polizia.
    I bambini, inoltre, vengono educati a non rispettare il prossimo,neppure quelle persone che fanno loro del bene.
    Un “buon samaritano” che in autobus prese le difese di una ladruncola colta sul fatto, dopo averla salvata dall’ira dei viaggiatori, si ritrovò senza portafogli.La sua protetta era già sparita.
    Cerchiamo di essere realisti e di guardare le cose come sono.
    Se neppure il regime comunista romeno è riuscito a integrarli riusciremo noi, in nome del rispetto della “cultura rom” a educarli secondo le regole del vivere civile?
    Occorerebbe isolare tutti i bambini e affidarli alle cure di attenti educatori almeno fino all’adolescenza.
    Ce la sentiamo di realizzare un programma così complesso (che susciterebbe altre insistenti polemiche)? E i fondi per una simile opera di bene dove trovarli?
    Aldo Giovannetti

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