Nuova lite tra medici a Messina e sanità in coma
Ancora un episodio di malasanità ed un altro neonato in coma. Ma il problema è più ampio e grave e riguarda tutta la medicina italiana. Il sistema non funziona più.
Un’altra lite tra medici che, a poco meno di un mese da un episodio analogo, avrebbe procurato lesioni ad un neonato.
Il fatto sarebbe avvenuto all’ospedale ‘Papardo’ della città siciliana e secondo i genitori del nascituro il diverbio sarebbe esploso per decidere se procedere con un taglio cesareo o con un parto naturale.
I due genitori del piccolo hanno presentato una denuncia ai militari dell’Arma e la Procura ha aperto un’inchiesta. Il bimbo ora è ricoverato al Policlinico in coma farmacologico.
Sulle sue condizioni il professor Ignazio Barberi, direttore dell’unità operativa di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina, ha dichiarato: “Il bambino ha avuto una sofferenza post ischemica. Abbiamo proceduto con la ventilazione e l’abbiamo sedato e intubato ed è in coma farmacologico. Il bambino ha sofferto perchè gli è mancato l’ossigeno ed è andato in asfissia. Al momento le condizioni sono serie, ma in netto miglioramento. Qualcosa di più preciso si potrà dire tra una settimana”.
L’episodio di Messina, se confermato, sarebbe particolarmente grave. Ma i casi di malasanità ormai sono centinaia. Da Aosta a Capo Passero, ovvero ovunque in Italia, qualunque cittadino abbia bisogno di cure rischia guai. Secondo alcune fonti, la stima dei casi di errori in Italia si aggira in media tra 30mila e 35mila l’anno, pari a circa il 6 per cento dei pazienti ricoverati in strutture ospedaliere.
Medici di famiglia trasformati in burocrati ed in distributori di ricette e prescrizioni, pronto soccorsi gestiti spesso in modo inadeguato e diventati quasi impraticabili, cliniche ospedaliere o universitarie non sempre all’altezza dei loro compiti, personale medico o infermieristico stanco, non per forza competente e di sovente scortese, liste d’attesa infinite per ogni esame e lunghe mesi. Inoltre il ricorso a strutture private, anche se convenzionate, è diventato quasi obbligatorio, così come le visite specialistiche, costose e svolte al di fuori delle tutele economiche fornite dal sistema sanitario nazionale.
La scienza medica italiana è malata e qualunque persona che abbia per sua sfortuna un problema di salute lo sa bene. Ed i partiti si sono impossessati degli ospedali, diventati centri di sottopotere, clientelismo e a volte di corruzione.
In più, col passare degli anni le università italiane sfornano ‘dottori’ sempre meno qualificati, con quasi nessuna esperienza pratica e impreparati per il compito che li attende.
Per non parlare della situazione ‘gerarchica’ nelle facoltà di Medicina e Chirurgia, nelle quali le carriere sono sottoposte alle rigide regole imposte da clan o gruppi di interesse.
I casi di malasanità sono sempre più numerosi, ma non sono il solo motivo di preoccupazione. Il problema principale sta in un sistema impazzito, nel quale tra ticket, attese snervanti, pareri contrastanti, intoppi e disorganizzazione i pazienti ‘standard’ sono costretti a tempi inaccettabili prima di capire se le loro patologie esistono, sono serie o se invece sono sani. Salvo errori di diagnosi, naturalmente.
La cura della sanità pubblica dovrebbe essere il primo dei doveri per una qualunque classe politica seria, ma invece la professione medica si è trasformata in un business immenso che costa ai cittadini miliardi di euro l’anno e non garantisce più nulla.
Il ricorso, poi, alle strutture private, nate con lo scopo di produrre utili per chi le gestisce, sta ulteriormente indebolendo il sistema pubblico.
Ci sono centri di ‘eccellenza, naturalmente, ma un Paese civile non si definisce sulla base delle eccezioni, bensì sulla qualità media dei servizi offerti. La distanza tra Sud e Nord si è allargata, i tagli alla sanità aumentano, il caos cresce di giorno in giorno.
Eppure non si discute dell’argomento, non si affronta il tema e tutto il dibattito sulla sanità si concentra sui suoi costi, non di certo sulla efficienza di strutture e personale.
Il nuovo caso di Messina non deve quindi sorprendere. Ci si aspetterebbe che proprio dai medici, dalle migliaia di professionisti seri e preparati, si alzasse il grido di allarme. Arriverà mai?


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