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Montecitorio: il voto del disonore

Autore: . Data: giovedì, 23 settembre 2010Commenti (0)

Ieri i parlamentari del centro destra hanno bloccato l’uso di elementi di prova nel processo a carico di Nicola Cosentino, indagato per associazione cammoristica. Ed intanto i finiani denunciano attività oscure nei confronti del presidente della Camera.

Con 308 voti favorevoli e 285 contrari l’Aula ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni a carico del parlamentare del Pdl, ex sottosegretario al ministero dell’Economia, coordinatore regionale del Popolo della Libertà in Campania ed anche sospettato di appartenere a quella che viene definita ‘nuova P3′.

Con una dichiarazione di intollerabile arroganza Cosentino ha rivolto un appello “ai miei pubblici accusatori: mandatemi a giudizio, dimostrerò nel processo la mia estraneità ai fatti e la totale infondatezza delle accuse strumentali contro di me. Sono anni che vengo accusato senza potermi difendere”.

E’ facile andare in tribunale imponendo ai magistrati di non utilizzare parte delle prove!

La decisione della Camera, come ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, non solo è un “voto inaccettabile e indecoroso”, ma anche dimostra come “il centrodestra cerca la sua sopravvivenza difendendo un deputato su cui pesano gravissime accuse. La Lega per l’ennesima volta è stata determinante nel sostenere decisioni vergognose dal lato della moralità pubblica. Se ne assumerà la responsabilità davanti all’opinione pubblica”.

Ma se il leader dell’opposizione questa volta è stato chiaro e inequivocabile, i risultati della consultazione aprono nuovi dubbi sulla serietà di chi cerca di frenare la deriva totalitaria e pericolosa del berlusconismo.

La somma dei deputati presenti e votanti dell’opposizione di centro sinistra e di Futuro e libertà era di  297 parlamentari. 201 del Pd, 31 dell’Udc, 24 dell’Idv, 34 finiani e 7 rutelliani. Vale a dire: 12 in più rispetto ai 285 no. Chi nell’opposizione ha ‘soccorso’ Cosentino?

Rincorrere i sospetti è un esercizio inutile. E’ invece chiaro come rappresentanti del ‘fronte dell’impunità’ siano presenti anche tra le forze chiamate a fare da diga contro chi crede che la magistratura non debba fare il proprio lavoro quando ad essere inquisiti sono i rappresentanti del Palazzo.

Sull’argomento il presidente della Camera, Gianfranco Fini ha dichiarato: “Il principio per il quale chi sbaglia deve pagare deve sempre valere”. Poi ha aggiunto che “dove ci sono i carabinieri, dove c’è la magistratura, dove c’è sinergia tra chi indaga e chi deve garantire la certezza della pena, la legalità viene assicurata”.

Ma l’attacco al leader di Fli da parte della stampa vicina al Cavaliere ha scatenato ieri una reazione durissima da parte dei suoi uomini.

Nelle ultime ore sono successi alcuni fatti inquietanti. Due quotidiani della Repubblica Dominicana, ‘Listin Diario’ e ‘El Nacional’, hanno pubblicato un documento attribuito al ministro della Giustizia di Santa Lucia, una piccola isola-nazione del Mar dei Caraibi orientale che fa parte del Commonwealth britannico e considerata un ‘paradiso fiscale’, nel quale si sostiene che il famoso appartamento di Montecarlo al centro di furibonde polemiche sarebbe di proprietà di Gian Carlo Tulliani, il vero titolare delle due società Printemps Ltd eTimara Ltd che avrebbero in tempi diversi comperato l’immobile.

Ovviamente sia ‘Il Giornale’ che ‘Libero’ (con l’ormai abituale supporto di Dagospia) hanno dato grande risalto alla notizia.

Come due organi di informazione di Santo Domingo siano venuti in possesso di un documento che non interessa per nulla i propri lettori e riguarda uno scandalo italiano è una domanda senza risposta.

Immediatamente i legali di Tulliani ed i finiani hanno smentito e Fli ha interrotto i colloqui con i berlusconiani centrati sulle riforme in tema di giustizia.

I sostenitori del presidente della Camera, però, hanno anche lanciato un dubbio drammatico, suggerendo che nell’affaire sarebbero presenti “elementi che evidenziano una vera e propria attività di dossieraggio, con utilizzo di ingenti risorse di denaro in Italia e all’estero al fine di produrre e diffondere documentazione falsa”. Il riferimento a possibili attività ‘illecite’ di non identificabili ‘servizi segreti’ è evidente.

Secondo alcune agenzie di stampa Fini avrebbe detto: “Quel documento è una porcata, un falso”, lasciando intendere che la presunta ‘prova’ sarebbe fatta talmente bene da far pensare che dietro ci siano degli 007. Quindi il leader del Fli, durante un pranzo improvvisato tra tutti gli esponenti del partito avrebbe aggiunto: “Da domani tutti con l’elmetto in testa”:

Una ‘gola profonda’ presente all’incontro avrebbe anche argomentato: “Ormai lo spazio di manovra per gli ambasciatori di pace (con Berlusconi, ndr) è diventato residuale” a causa anche del “coinvolgimento di servizi deviati” nella campagna contro il presidente della Camera.

Secondo l’agenzia Agi “Fini avrebbe le prove” che ci sono stati “pagamenti allo scopo di produrre appunto una documentazione falsa per screditarlo nella vicenda sulla casa di Montecarlo”.

Se le indiscrezioni secondo le quali uomini dei servizi di sicurezza italiani hanno complottato contro la terza carica dello Stato per screditarne l’immagine in favore del presidente del Consiglio si comprende bene come l’Italia possa essere assimilata a Tortuga, l’isola dei pirati.

Il ministro dell’Interno, il celtico-padano Roberto Maroni, ha sentito il bisogno di intervenire sull’argomento: “Parlano di pezzi di servizi o di servizi deviati che fanno attività di dossieraggio? Non mi occupo di queste questioni, mi occupo di cose più modeste come la lotta alla mafia e quella all’immigrazione clandestina, lascio ad altri questi grandi temi…”.

Ed infatti poche ore prima il suo partito e lui stesso avevano votato per impedire l’uso di prove in una indagine a carico di un ‘collega’ sospettato di collusioni con il crimine organizzato.

La situazione del Paese è ogni giorno più grave, mentre la crisi continua colpire senza tregua. Ma la lotta tra bande nel Palazzo non lascia ai partiti il tempo per occuparsi della vita degli italiani.

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