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La scuola italiana, senza Arte né parte

Autore: . Data: lunedì, 27 settembre 2010Commenti (1)

Chi non ricorda lo spot che quest’estate circolava su tutte le reti nazionali, finalizzato alla promozione del turismo italiano? Per sponsorizzare le  bellezze artistiche e paesaggistiche del nostro territorio il Ministero del Turismo aveva scelto per l’occasione una voce d’eccezione, quella del Presidente del Consiglio in persona.

Curioso che a fronte di quelle belle parole che inneggiavano alla storia, all’arte e alla cultura, come una caratteristica unica ed impareggiabile del Bel Paese, ci si ritrovi poi ad iniziare un nuovo anno scolastico con un brusco dimezzamento orario proprio nell’insegnamento della disciplina storico-artistica.

Il ministro dell’Istruzione Gelmini ha infatti convenuto, col ministro dell’Economia Tremonti, che in fondo non era il caso che l’arte sussistesse negli istituti professionali, a ragione sia dell’orientamento tecno-scientifico dell’insegnamento di base di dette scuole, sia per la minore preparazione culturale degli studenti, cui poco gioverebbe lo studio di una materia umanistica. Secondo il ministro dell’Istruzione, quindi, nei Professionali ad indirizzo grafico e turistico non è più fondamentale insegnare la Storia dell’Arte, ma la riduzione oraria non ha risparmiato neanche i licei linguistici ed i licei classici ad indirizzo sperimentale, dove questa disciplina scompare dagli insegnamenti del biennio.

Appena qualche giorno fa il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, sottolineava come il turismo sia “una delle poche materie prime” di cui disponga l’Italia, ma che, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, da noi questo settore resta trascurato, pur potendo produrre ricchezza e posti di lavoro.

Attualmente il Pil del turismo è pari a 9,5% (il turismo culturale copre il 33% dell’economia turistica italiana con un fatturato di circa 54 miliardi all’anno), ma a dire della Marcegaglia potrebbe raddoppiare in dieci anni con l’attuazione da parte del Governo di piani di sviluppo adeguati.

C’è da chiedersi come si possa pensare ad un potenziamento del settore turistico attraverso la valorizzazione delle risorse, se l’idea stessa della conoscenza di tali risorse passa in secondo piano proprio nella formazione di coloro che dovrebbero averne coscienza. Il Governo mette a punto quindi strategie per la promozione del turismo nostrano, ma non crede necessario diffondere nelle scuole la consapevolezza del patrimonio culturale che si intende incentivare; ci invita a visitare le meraviglie del nostro Paese viaggiando, ma al tempo stesso allontana dai giovani la conoscenza del passato storico della nazione attraverso lo studio di coloro che l’hanno arricchita con le loro opere ed il loro ingegno.

Tali scelte non soltanto penalizzano il sapere, ma sottraggono alle scuole la loro identità. L’Italia, infatti, aveva sempre rappresentato un modello nell’insegnamento della Storia dell’Arte, tant’è che il 24 giugno del 2009 partì dall’Anisa (Associazione nazionale insegnanti di storia dell’arte) l’iniziativa di portare in Europa la proposta di un impegno volto a trovare una comune radice culturale tra gli Stati membri tramite lo studio della Storia dell’Arte nelle scuole dei Paesi aderenti. L’appello fu accolto favorevolmente dagli studiosi e sostenuto da personalità importanti in svariate nazioni.

In quella circostanza si espresse anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in una lettera firmata e datata 27 luglio 2009  scrisse: “Gentili professoresse, ho letto con interesse la vostra lettera del 24 giugno scorso e condivido pienamente il vostro appello per l’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole. L’educazione al bello e la divulgazione tra le giovani generazioni della conoscenza dell’enorme patrimonio artistico del nostro e di altri paesi, serve a favorire una migliore comprensione tra le diverse culture. Per quanto mi consentiranno le mie competenze, non mancherò di sostenere la validità e la sempre maggiore diffusione dell’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole”.

La risposta del Presidente Napolitano riconosceva all’Arte sia la sua valenza estetica di educazione al ‘bello’, espressione della creatività umana fin dall’origine, sia la capacità di promuovere la conoscenza degli Stati dell’Unione evidenziandone le diversità culturali.

Purtroppo né l’intervento dell’Anisa presso la commissione Cultura della Camera dei deputati, né le firme raccolte e inviate al ministro dell’Istruzione, né la buona volontà del Presidente Napolitano, hanno potuto trattenere il Governo dal mettere in pratica le sue infelici scelte dettate, al solito, unicamente dalla volontà di risparmiare a detrimento stavolta, non solo degli insegnanti di quella disciplina, ma degli stessi alunni cui è negata la possibilità di conoscere più a fondo il territorio di appartenenza.

Non ci si stupisca poi se fra non molto i giovani non avranno a ricordare neanche chi fu Leonardo da Vinci, il quale in un programma televisivo dell’anno passato risultò essere l’italiano più importante di tutti i tempi. Ma, si sa, il mondo va avanti e i vecchi saperi devono lasciare il posto ad insegnamenti più pratici, per cui diventa lecito anche sottrarre le ore all’Arte nei licei e proporre su iniziativa del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dei corsi paramilitari che diano diritto a crediti formativi.

Resta solo da sottolineare come la Riforma Gelmini nel dimezzare la Storia dell’Arte nelle scuole tradisca gli stessi principi sanciti dalla Costituzione, la quale all’articolo 9 enuncia: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Non solo. Esiste in Italia un Codice in materia di Beni Culturali (D.lgs 42/2004) che il legislatore ha inteso migliorare con una nota integrativa all’articolo 6 (D.lgs 156/2006) proprio con l’intento di sottolineare come la valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico abbia come fine la promozione dello sviluppo della cultura, come pure sancito dall’articolo 119 dello stesso Codice, il quale evidenzia il ruolo del ministero dell’Istruzione nella promozione della conoscenza di questo ingente patrimonio presso gli studenti delle scuole.

E ricordiamo che attualmente sono quarantaquattro i siti in Italia considerati dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. Più di ogni altra Nazione al mondo. Alla luce dei fatti non potremmo certo dire che questo ruolo sia stato rivestito nella puntualità e nel rispetto della norma, ma soprattutto ci spaventa la facilità con cui in un Paese come il nostro si possano accantonare le tradizioni, rendendo esclusive quelle conoscenze che da sempre hanno arricchito il nostro bagaglio culturale.

E’ come se ad un tratto ci venisse detto che non è più fondamentale sapere chi fosse Michelangelo, o Caravaggio, seppure il mondo intero ci invidia i capolavori di questi geni, che contribuiscono alla promozione del turismo locale. Lo studio dell’Arte non è solo conoscenza di ciò che ci sta attorno, che ci permette di comprendere un paesaggio, una città, o anche solo la casa di fronte alla nostra.

L’Arte è un modo di essere, qualcosa che è radicato nei nostri costumi, che attraverso la definizione dei nostri luoghi di appartenenza racconta anche di noi, di ciò che siamo stati e di ciò che saremo. L’Arte è espressione di un popolo, del suo divenire attraverso i tempi. E’ l’esempio che offriamo ai giovani per favorirne la creatività affinché il mondo di domani non sia privo di inventiva e sappia sempre rinnovarsi con gusto ed originalità. L’Arte è espressione degli uomini liberi, che non  temono  ‘folli voli’ di pensiero e che sono in grado di trasformare anche un granello di sabbia in un castello dorato.

E’ nell’etica di ogni Paese sapere come curare le menti delle nuove generazioni e scegliere i mezzi più opportuni per fare ciò, ma tali scelte dovrebbero essere guidate sempre dal buon senso e non dall’opportunismo machiavellico di spietate logiche di risparmio.

Valentina Di Rosa

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Commenti (1) »

  • Maria Chiara Sacchetti ha detto:

    Che dire poi dell’insegnamento della Musica??
    Non eravamo forse il paese della musica e del bel canto???
    Proprio il grande Mozart venne in Italia ancora bambino per studiare da vicino l’opera e la composizione.
    Anche la scrittura musicale si è perfezionata in Italia col sistema mensurale, grazie al nostro grande Guido D’Arezzo.
    Il violino e gli archi si sono sviluppati in Italia: pensiamo alla liuteria del 1700 e oltre. Oggi i nostri bravissimi liutai fanno la fame o lavorano con l’estero.
    Si potrebbero citare ancora eccellenze musicali italiane anche ben più recenti ed apprezzate in tutto il mondo.
    Persino la BBC americana si è indignata l’altro anno per l’esiguo spazio dedicato al centenario della morte di Toscanini da parte della RAI.
    Almeno potevano introdurre una Storia della Musica nei Licei, invece di togliere anche quella delle arti figurative.
    POVERI GIOVANI!!!!

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