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In morte di una Repubblica

Autore: . Data: lunedì, 27 settembre 2010Commenti (0)

Lo scontro all’ultimo sangue tra Berlusconi e Fini forse finirà con un armistizio per salvare il governo. O forse no. Ma una vittima sicura c’è: la fiducia del popolo italiano nella politica. Grazie al Cavaliere ed alla stampa.

Alcuni pensano che alle 19 e spiccioli di sabato scorso milioni di italiani fossero anelanti davanti ad uno schermo per vedere il video messaggio di Gianfranco Fini.

Nulla di più falso. Solo una minima parte dei 60 milioni di abitanti del Belpaese si interessa alla bufala inqualificabile che riguarda la casa a Montecarlo. La campagna contro il presidente della Camera messa in atto da un paio di giornali direttamente riconducibili a Silvio Berlusconi e dal sito Dagospia è lontana dai sentimenti comuni e testimonia solamente il clima di guerra tra bande che sta definitivamente devastando il Paese.Tra coloro che seguono l’affaire, per sommicapi, si possono definire tre diverse tribù: i berlusconiani che vogliono la testa di Fini, i finiani che vogliono quella di Berlusconi e quelli all’opposizione, comunque contro tutti e due i contendenti ‘a prescindere’.

Il risultato è facile da spiegare: grazie al pantano mediatico e demagogico che sta sommergendo l’Italia, pochissimi hanno davvero le idee chiare sull’argomento in questione.

I fatti sono noti. An riceve una casa in eredità nel Principato e la vende ad una società off shore (la normalità a Monaco). In un secondo momento si scopre che l’appartamento è stato affittato a Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini.

Il presidente della Camera è diventato un oppositore del Cavaliere nel centro destra ed ha avuto l’ardire di parlare di legalità.

A metà luglio dello scorso anno il direttore de ‘Il Giornale’, Vittorio Feltri, in un articolo dal titolo “Il presidente Fini e la strategia del suicidio lento” scrisse tra l’altro: “…(Fini, ndr) ricordi anche che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano sui teoremi. Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. E’ sufficiente – per dire – ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme”.

All’inizio di questa estate, quando la rottura tra l’ex leader di An e ‘Papi Silvio’ è diventata insanabile, quella ‘premonizione’ di Feltri si è avverata. Niente luci rosse, ma casetta a Montecarlo.

Un primo fatto risulta evidente: non si è trovato null’altro per fare a pezzi la credibilità del presidente della Camera e le artiglierie mediatiche anti Fini hanno dovuto ripiegare sull’appartamento per ‘terminare’ il nuovo ‘pericolo pubblico numero uno’. Solo questo basterebbe per comprendere la situazione. Niente fornicazioni, corruzione, falsi in bilancio, mafiosi assunti come stallieri, ma contratti di affitto e compravendite riguardanti non lui, ma il fratello della sua compagna. Fuffa.

Nella sua inconsistenza, però, la querelle occupa lo stesso la scena politica nazionale da settimane. Inchieste senza senso sbattono in prima pagina fatture di acquisto di cucine, lettere di governi di isolette surreali (legate alla Gran Bretagna, perchè nel Commonwealth) nelle quali il proprietario più onesto di un conto corrente è come minimo un evasore fiscale, fotografie taroccate della compagna di Fini, Elisabetta Tulliani, al mare, testimonianze immediatamente smentite ed altre amenità di questo tipo.

In Paese serio la parte seria della stampa avrebbe immediatamente denunciato la ‘stupidità’ della cosiddetta inchiesta e, dopo aver richiamato i partiti (tutti) ad una maggiore attenzione verso i problemi reali, avrebbe raccontato la drammatica condizione nella quale vive ormai un gran numero di cittadini italiani.

Invece nulla. Analisti e studiosi, costituzionalisti e criminologi, biondi e bruni invadono ogni giorno televisioni e giornali avanzando le più stravaganti tesi sul proprietario del mezzanino monegasco.

Ieri alcuni cronisti sono arrivati a virgolettare frasi che sarebbero state pronunciate dal presidente della Camera durante un consiglio di famiglia. Ha scritto Fiorenza Sarzanini su ‘Il Corriere della Sera’: “Alla riunione partecipa anche Giancarlo Tulliani con i suoi avvocati Carlo Guglielmo e Adriano Izzo e alla fine è proprio lui a lanciare la sfida: “Devi dire che hai la certezza che io non sono il proprietario di quella casa, perché questa è la verità”.

La risposta di Fini è lapidaria: “Non posso farlo fino a che non avrò a disposizione tutte le carte per dimostrarlo. Per questo dirò che non lo so”. Il cognato insiste, come del resto ha già fatto in passato: “Se avete dubbi su di me siete pazzi, e allora d’ora in poi lasciatemi stare. Io non posso darvi i documenti perché non li ho, visto che non ho nulla a che fare con quelle società. Ma vi ho detto la verità e non potete continuare a mettermi in mezzo: l’appartamento di Montecarlo non è mio”.

Qualsiasi lettore immagina bene che mai quelle parole sono state pronunciate, al massimo si può supporre siano state dette cose simili. Forse e davvero ‘molto’ forse. Ed un quotidiano autorevole (o una volta autorevole) non dovrebbe mai virgolettare, ovvero definire l’esatta pronuncia di una frase, se chi la riporta non era presente o in possesso di una registrazione del colloquio.

Noi invece viviamo in un Paese nel quale il premier organizza feste a casa sua con prostitute, la protezione civile è sotto inchiesta per corruzione, i disoccupati sono milioni, alcuni ministri si fanno comprare parte della casa da faccendieri sotto inchiesta, c’è persino un programma televisivo che si chiama ‘I raccomandati’, il debito pubblico (in costante crescita) è tra i più alti al mondo ed i giornali sceneggiano presunti incontri privati e lanciano inchieste basate sul nulla.

Ma c’è anche di peggio in Italia. Grazie all’inondazione del gossip, i cittadini conoscono i nomi dei tronisti di Maria De Filippi, ma non sanno chi era Mazzini o come si chiama il presidente della Repubblica. I giovani ricordano perfettamente la formazione della Roma o dell’Inter, ma ignorano totalmente a che serve ’3,14′. Un malato che finisce in un ospedale non sempre è sicuro di uscirne vivo.

Il berlusconismo ha reso ‘allocco’ un popolo intero ed anni di televisione (pubblica o privata, ormai sono eguali) sono riusciti a mistificare la vita fino al punto di regalare centinaia di migliaia di euro a chi è in grado di indovinare il numero esatto di fagioli contenuti in una bottiglia. Per non parlare dei pettegolezzi su personaggi senza spessore, attricette, imprenditori da strapazzo, calciatori o veline trasformati in vip da rotocalchi di quart’ordine.

La questione Montecarlo ed il duello mortale che l’ha generata è l’ultimo colpo alla fiducia residua che gli italiani hanno nella politica.

Per questo motivo alcune delle ultime parole pronunciate da Gianfranco Fini nel suo video messaggio sono condivisibili, anche per chi non solo non concorda con le sue idee, ma anche ricorda le sue origini neofasciste e non ritiene di poterle dimenticare.

Ha detto il presidente della Camera: “La libertà di informazione è il caposaldo di una società aperta e democratica. Ma proprio per questo, giornali e televisioni non possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l’avversario politico. Quando si scivola su questa china, le notizie non sono più il fine ma il mezzo, il manganello. E quando le notizie non ci sono, le si inventano a proprio uso e consumo. Così, con le insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi per eliminare l’avversario si distrugge la democrazia. Si mette a repentaglio il futuro della libertà. Chi ha irresponsabilmente alimentato questo gioco al massacro si fermi, fermiamoci tutti prima che sia troppo tardi. Fermiamoci pensando al futuro del Paese”.

Per primo ci pensi Fini, allora. Perchè dopo almeno 17 anni di alleanza con Berlusconi forse è arrivato per lui il momento del bilancio. Cominci a lavorare per fare in modo che il berlusconismo diventi solo un brutto ricordo. E non sostenga cose del tipo “gli italiani si attendano che la legislatura continui per affrontare i problemi e rendere migliore la loro vita”, perchè questa si è una menzogna. “Prima che sia troppo tardi”.

Roberto Bàrbera

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