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Il vescovo e la loggia ‘P3′

Autore: . Data: giovedì, 9 settembre 2010Commenti (0)

Democrazia e legalità nel duro richiamo di monsignor Luigi Bettazzi, affinché il bene comune non venga “vanificato dalla ricerca subdola ed esasperata dei ‘beni particolari’ di poche persone e di pochi gruppi”. 

Il suo percorso di fede è intrecciato a due grandi temi: i diritti e la pace. Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, solidarizzò negli anni 80 con le migliaia e migliaia di operai Fiat in odore di licenziamento, seppe tuonare contro le guerre del “nuovo ordine mondiale” e si impegnò concretamente a sostegno della convivenza civile e di una legalità che facesse rima con giustizia. Le sue scelte e i suoi incarichi parlano chiaro: nel 1968 fu nominato presidente nazionale di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace, e dieci anni dopo ne diventò presidente internazionale, fino al 1985.

Poi, nel 1978 e insieme ad altri due vescovi, chiese alla Curia Vaticana, senza successo, di potersi offrire prigioniero in cambio del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro (rapito e poi ucciso dalle Brigate rosse) e nel 1992 partecipò alla marcia pacifista organizzata da Pax Christi insieme ad un altro grande (e compianto) vescovo, il pugliese Tonino Bello, nel mezzo della guerra civile in Bosnia Erzegovina.

Pochi giorni fa è intervenuto, sulla rivista ‘Mosaico di pace’, a proposito di un’inquietante vicenda che richiama le peggiori trame occulte subite dal Paese nel corso dei decenni insanguinati: la presunta loggia P3.

L’ipotesi è che si tratti di una Loggia massonica impegnata a manovrare le istituzioni e a organizzare opportunità finanziarie a vantaggio del governo e di personaggi partecipi o comunque legati all’esecutivo. O quantomeno, che si tratti di un gruppo di persone costituite quasi in comitato d’affari, a cui si è dato il nome di P3 in analogia alla P2, la nota Loggia massonica di propaganda istituita all’interno del mondo massonico e manovrata da Licio Gelli, in sospetto di essere collegata con i servizi statali deviati (per i quali si è poi invocato il segreto di Stato) e con gli atti terroristici iniziati con la strage di Piazza Fontana a Milano nel dicembre 1969 e continuata con l’aereo di Ustica, Piazza della Loggia a Brescia, due treni sulla direttissima Bologna-Firenze, culminata nella strage della stazione di Bologna il 2 agosto 1980.

“Pax Christi – ricorda Bettazzi – si è sempre preoccupata dei poteri occulti, ritenendoli contraddittori e deleteri per la democrazia, tanto da aver istituito in passato un seminario di studio a cui fu invitata anche l’onorevole Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla P2. Se la democrazia è, come indica l’etimologia, il ‘potere del popolo’, questo non può esercitarsi se non nella trasparenza e oggettività dell’informazione, che permetta ad ogni cittadino di fare le scelte con consapevolezza e libertà, e lo garantisca e lo difenda da tutte le manipolazioni e le pressioni”.

Le organizzazioni segrete, che normalmente vengono sovvenzionate e sostenute da chi gode di potere economico e di opportunità politiche, “si manifestano così come il cancro della democrazia – spiega il vescovo emerito di Ivrea – e vanno allora denunciate e osteggiate da chi ha veramente a cuore ‘il potere del popolo’. Quello che preoccupa attualmente è che non solo le finalità del programma della P2 (ad esempio, assoggettamento dell’informazione con l’infiltrazione di giornalisti fidati, sottomissione della magistratura all’esecutivo, divisione dei sindacati per diminuire la loro forza di contrattazione) costituiscono la finalità dell’attuale Governo, presieduto e alimentato da antichi membri della P2, ma che questo venga portato avanti come miraggio di libertà e di amore, mentre condiziona e soffoca la libertà e semina sospetti e inimicizie, tanto da creare ripensamenti e resistenze all’interno della stessa maggioranza”.

E le Chiese, tutte le istituzioni religiose, argomenta Bettazzi, “sono esposte a subordinarsi a questi poteri occulti o alle loro manifestazioni in cambio di una protezione, che garantisce però a quei poteri l’oscuramento della verità e l’affievolimento delle reazioni soprattutto da parte dei settori più sfruttati e più emarginati, che dovrebbero trovare nelle istituzioni religiose appoggio e speranze. Credo che esse – a cominciare da quelle cristiane per coerenza a Gesù Cristo, annunciatore della verità e difensore dei poveri – dovrebbero denunciare apertamente questo sovvertimento dell’etica e della democrazia, configurando questi poteri occulti nella “mamòna” che Gesù indicava come alternativa a Dio e che, con parola antica, esprime proprio la cupidigia della ricchezza e la sete del potere”.

In particolare ai cattolici, “memori di quanto il Concilio abbia orientato la Chiesa al servizio dell’umanità e di come Papa Benedetto XVI a questo costantemente ci richiami sollecitandoci a non chiuderci in visuali circoscritte”, spetterebbe rendersi conto che il “bene comune viene vanificato da questa ricerca subdola ed esasperata dei ‘beni particolari’ di poche persone e di pochi gruppi”.

Da qui il richiamo conclusivo di Bettazzi, attraverso le parole del suo fratello vescovo: “’In piedi – ci ammonirebbe monsignor Tonino Bello – popolo della legalità e della trasparenza!’”.

Paolo Repetto

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