Ddl Lavoro: domani la Cgil in piazza
La stagione di mobilitazione della Cgil sul tema ‘lavoro e diritti’, prende il via questa settimana. Con l’avvio dell’esame in Senato del ddl S. 1167-B/Bis, cosiddetto ‘collegato lavoro’, il sindacato di corso Italia si ritroverà in piazza domani a Roma, davanti al Senato, per protestare contro un provvedimento, definito “una vera e propria controriforma”.
Infatti, dopo il rinvio da parte del Presidente della Repubblica avvenuto il 31 marzo scorso, il provvedimento tornerà domani all’esame delle Camere. “Il governo e la sua maggioranza tentano un nuovo affondo sul tema della certificazione e dell’arbitrato riportando la legge in Aula”, ha afferma il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni, che ha ricordato che “la mobilitazione di questi mesi ha prodotto qualche risultato, ma la gravità delle misure previste dalla legge resta inalterata”.
Nel merito sono diversi i punti “critici” del disegno di legge sul lavoro. “Si prevede – spiega Fammoni – un meccanismo di certificazione che potrà riguardare singoli aspetti del rapporto di lavoro, anche in deroga alle norme dei contratti nazionali di lavoro; di demandare preventivamente ad un ‘arbitrato di equità’, che può decidere anche in deroga a leggi e contratti, il dirimersi di eventuali controversie, togliendo così ai lavoratori la tutela della giustizia del lavoro; di depotenziare il ruolo del giudice del lavoro stesso tentando di relegarlo al puro accertamento dei presupposti di legittimità dei provvedimenti datoriali”.
Elementi che per la Cgil mostrano evidenti profili di incostituzionalità: “Si vogliono così capovolgere – ha continuato Fammoni – i fondamentali del diritto del lavoro, nato per tutelare il più debole, con una sproporzione evidente tra lavoratore e datore di lavoro. L’effetto deregolatorio e di pressione di queste nuove norme risulterà enorme”.
Infine, il testo contiene anche “l’inaccettabile norma sull’apprendistato a 15 anni” e recupera “la delega sugli ammortizzatori sociali, prevista dal protocollo sul welfare del 2007, per approvare una legge però diversa da quello spirito scavalcando il Parlamento”. Si tratta dunque di “scelte inaccettabili – ha concluso Fammoni – denunciate da tante iniziative e prese di posizione di giuristi, costituzionalisti, avvocati e magistrati. Per questo la nostra mobilitazione, a partire dal presidio del 21 settembre, proseguirà”.


cominciamo a scendere più spesso in piazza senza paura dimostriamo che esistiamo e che non abbiamo nessuna intenzione di cedere al ricatto di questo governo di ricchi maniaci ladroni
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