Alitalia: Cai smentisce e i dubbi restano
Gli ‘eroi’ di Berlusconi negano di voler licenziare oltre mille lavoratori, ma i dubbi restano numerosi.
L’Alitalia definisce “illazioni” le notizie diffuse da “Il Corriere della Sera” su “un presunto piano esuberi” ed ha assicurato che “l’eventuale evoluzione degli organici in termini di efficienza e flessibilità organizzativa derivante dal miglioramento delle performance e dei livelli di produttività saranno affrontati, quando necessario, di concerto con le Organizzazioni Sindacali firmatarie degli Accordi del 2008″.
Per Alitalia-Cai “la ricostruzione, le cifre ed i tempi riportati (dal quotidiano milanese, ndr) sono infondati”.
Di diverso parere Roberto Giordano, segretario della Cgil di Roma e del Lazio, e Stefano Monticelli, segretario Filt Cgil di Roma e del Lazio.
I due sindacalisti hanno scritto: “Su Alitalia avevamo ragione noi e il 10 settembre scorso, abbiamo reso pubblico uno studio della Cgil e della Filt regionale che, a dispetto dei toni trionfalistici dell’azienda, ha dato l’allarme sull’assenza di un reale rilancio di Alitalia, sia dal lato dell’operativo che da quello dei conti”.
Per Giordano e Monticelli “in Alitalia sarebbero stati assunti duemila lavoratori in più in venti mesi: cento lavoratori al mese, senza ulteriori indicazioni su chi o che cosa avrebbe costretto Cai ad assumere quelle cento persone in più”.
“Anche in questo, non solo nei conti, come abbiamo dimostrato nello studio – hanno insistito i due rappresentanti della Cgil – l’Alitalia di oggi sarebbe in continuità con quella della Prima Repubblica, anch’essa terra di conquista e di saccheggio, ma che almeno era arrivata a totalizzare duemila esuberi in anni e anni di travagliata carriera e non in pochi mesi di vita”.
I sindacalisti hanno quindi spiegato: “Su questo Sabelli e Colaninno hanno il dovere di fare chiarezza. Appena 20 mesi fa, infatti, Cai ha chiesto e ottenuto quanto le serviva per il rilancio di Alitalia: ha stabilito il numero dei dipendenti con i quali ripartire, lasciando più di 8mila lavoratori in cassa integrazione; ha sottoscritto nuovi contratti di lavoro (i meno gravosi in questo settore); ha fissato il perimetro aziendale, le attivitù da svolgere e quelle da tenere fuori; ha ottenuto dallo Stato sgravi e incentivi per decine di milioni, sospensioni di leggi e ha lasciato ai cittadini i debiti”.
“Per Alitalia Cai – hanno osservati i rappresentanti della Cgil – questo deve essere il momento del rilancio e degli investimenti, il momento in cui l’impresa deve produrre ricchezza, stabilità e posti di lavoro. E il Governo, che è il garante di questa operazione, deve assicurare questo rilancio, facendo rispettare quanto è stato sottoscritto a Palazzo Chigi: che senso avrebbe, altrimenti, aver fatto tutto quello che si è fatto?. Dunque – hanno concluso – niente esuberi e niente esternalizzazioni: non si può iniziare a vendere un’azienda che non si è neppure cominciato a pagare”.
Michele Meta, capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera, è ugualmente scettico: “Se la memoria non ci tradisce – ha detto – ricordiamo che il governo è garante della privatizzazione di Alitalia e ci sembra alquanto insolito che a tre giorni dalle prime indiscrezioni pubblicate dalla stampa nessun Ministro abbia sentito la necessità di alzare il telefono e convocare i vertici della Cai per avere perlomeno conoscenza delle strategie di sviluppo dell’azienda”.
“Al di là delle dichiarazioni più o meno rassicuranti sentiamo l’esigenza di sapere dal Governo perchè mai – ha aggiunto Meta – l’unica strategia individuata dal management della nuova Alitalia sarebbe quella di un’ulteriore restrizione del perimetro aziendale, con la cessione di asset relativi a manutenzione e logistica, invece che un rilancio industriale. Crediamo che sia responsabilità del Governo chiarire questi aspetti perchè non si può far finta di nulla dopo aver messo in campo questa operazione in deroga alle normative antitrust e servendo la polpa dell’ex compagnia di bandiera ad un manipolo di imprenditori scaricando i debiti sui contribuenti». «Se qualcuno pensa di far pesare ancora sulla collettività l’ex compagnia di bandiera, attraverso sacrifici da far pagare ai lavoratori, – ha avvertito Meta – sappia che troverà una ferma e coerente opposizione da parte del Pd”.
Si deve ricordare a Meta ed alla Cgil che al momento della firma degli accordi con Cai il segretario del Pd si mostrò ‘orgoglioso’ il successo del suo intervento a favore della cessione alla cordata voluta da Berlusconi, sebbene quasi tutti gli esperti di settore consideravano il Piano Fenice elaborato da Cai lacunoso e poco credibile.
Naturalmente è stata immediata la soddisfazione della Cisl per le ‘rassicurazioni’ diffuse da Alitalia: “Siamo rincuorati dal fatto che sia l’azienda che il ministro dei Trasporti abbiano smentito le indiscrezioni giornalistiche sugli esuberi in Alitalia”.
Anna Maria Furlan, segretario confederale Cisl per il settore aeronautico, ha detto: “Ricordiamo inoltre ad Alitalia e al governo che sul passaggio da Alitalia a Cai il sindacato ha sottoscritto unitariamente un accordo importante, che definisce bene le sedi appropriate per discutere l’andamento industriale, il rendimento e ovviamente la gestione del lavoro”.
“Sarebbe stato sconcertante – ha concluso la rappresentante della Cisl – una scelta unilaterale di questo tipo da parte dell’azienda”.
Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt Cgil, tra i formatari degli accordi con Cai, ha commentato: “Il gioco delle smentite poco chiare e delle rassicurazioni fragili non è il modo per chiarire ciò che sta accadendo in Alitalia”.
Il pasticciaccio brutto di Alitalia non sembra vicino alla soluzione.


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