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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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Sondaggi elettorali e tracollo dell’opposizione

Autore: . Data: domenica, 15 agosto 2010Commenti (0)

In una ricerca pubblicata da ‘Il Corriere della Sera’ Renato Mannheimer ha valutato gli orientamenti degli italiani nel caso si andasse alle urne. Il ricercatore ha espresso, però, considerazioni che non sembrano del tutto condivisibili.

Secondo Mannheimer: “Nel centrodestra, il partito in condizioni più smaglianti è la Lega, che gode di una solida coesione interna, di una leadership salda e riconosciuta e di un forte radicamento sul territorio. A fine luglio (i sondaggi effettuati in agosto sono pochi e, specialmente, poco attendibili) le veniva attribuito un seguito pari al 10-11 per cento dell’elettorato, ma, data la situazione delle altre forze, può ragionevolmente anche pensare ad un risultato maggiore”.

Quindi lo specialista ha aggiunto: “Anche il partito di Berlusconi mantiene un largo consenso (attorno al 30-31 per cento), dovuto specialmente al carisma del suo leader che, malgrado l’erosione degli ultimi tempi, continua a disporre dell’approvazione di circa il 40 per cento degli italiani. In caso di elezioni, tuttavia, il Popolo della libertà affronterebbe qualche situazione problematica, specialmente al Sud, ove esso è indebolito, sia per la stretta alleanza con la Lega (vissuta da parte dell’elettorato meridionale come «nemica»), sia, specialmente, per non potere più disporre del seguito di cui qui godono Fini e diversi suoi luogotenenti, gran parte dei quali proviene appunto dal Sud. E, come si sa – e come hanno sottolineato sia Diamanti sia Ricolfi – è al Sud che si vincono (o si perdono) le elezioni”.

I temi del ‘radicamento territoriale’ della Lega e la tenuta del ‘carisma di Berlusconi’ sono fenomeni molto complessi. Le conseguenze dell’ormai quasi trentennale del bombardamento mediatico prodotto dalle televisioni del premier ha prodotto una trasfromazione profonda della coscienza collettiva degli italiani. Un mutamento ‘morfologico’ che ha reso i cittadini molto più superficiali ed ‘impolitici’ rispetto al passato. Il paradosso della crescita della forza locale dei celtico-padani seguaci di Umberto Bossi è nell’essere di quel partito agli antipodi della politica.

Razzismo, paura del diverso, apologia della funzione rassicurante dell’ordine, disprezzo per qualunque credo religioso che non sia quello cattolico, invenzione di una dimensione geografica come la padania, insofferenza per tasse, regole, obblighi verso la collettività ed ogoismo sono i tratti distintivi dei leghisti. Tutte componenti ‘rozze’, inserite in un quadro a basso tasso di cultura individuale, molto ‘provinciali’, nell’accezione più negativa del termine. Insomma, per semplificare, si potrebbe dire che i sostenitori del Carroccio siano i ‘selvaggi’ del Nord, ovvero coloro che rifiutano la struttura statale della nazione, preferendole una forma semplificata e localistica di organizzazione, nascosta dietro la più che discutibile teoria del federalismo.

In questo scenario Berlusconi è il ‘produttore’ della metamorfosi, perchè con le sue televisioni, o meglio coi programmi trasmessi dai suoi canali, ha reso i livelli culturali di massa estremamente fragili, promuovendo la leadership del gossip o del consumismo acritico e distruggendo la comunicazione centrata sulla cultura, sui valori e sulle capacità. Un solo esempio per capire la gavità di questo processo. Se si osservano i giochi a premio nella tv pre e post Cavaliere si nota una cosa elementare. La Rai programmava quiz dedicati a persone in grado di rispondere a domande complesse e che vincevano premi di entità ‘ragionevole’ sulla base di conoscenze specifiche ed approfondite. Insomma la ‘posta in palio’ era guadagnata e per ottenerla ci si doveva impegnare. Quando la cosidetta tv commerciale ha cominciato ad operare, per guadagnare ascolti doveva regalare denaro. Così sono nati i giochi senza senso, nei quali i quesiti sono prevalentemente stupidi e i monte premi elevati. Gli spettatori si sintonizzano per tentare di impossessarsi del malloppo e, siccome non è necessaria alcuna specifica conoscenza per farlo, sono rassicurati dalla possibilità di avere una chance. Come regalare alcuni prodotti in un supermecato: il gestore avrà un successo colossale. Salvo che l’operazione si basa su un inganno: i prezzi di tutti gli altri beni messi in vendita sono raddoppiati ed alla fine il cliente si trova a spendere più di prima.

Il sistema Fininvest (Mediaset dopo) ha quindi spappolato la percezione della realtà da parte degli italiani, lanciando modelli immaginari e demagogici e per contrasto fornendo l’immagine di un Capo ‘generoso’, che offre senza nulla pretendere: premi, niente canone, opportunità, semplificazione del difficile, modernità. Nessuno è stato in grado di accorgersi che grazie al furbo meccanismo Berlusconi ha accumulato una fortuna economica enorme in pochi anni, a dimostrazione che nulla di quello che faceva era ‘gratis’, ma anzi era molto ben pagato dagli ignari ‘clienti’ del suo supermercato. E neppure è stato possibile rendersi conto che le ‘merci’ in scaffale erano di seconda scelta, a volte pessime, e che il consumo permanente di queste ultime abbassava senza limiti il ‘gusto’ dei consumatori. Se si sostituisce ‘clienti’ con cittadini, ‘merci’ con ‘ideali’ e ‘gusto’ con ‘politica’ ecco che la crisi italiana di oggi appare chiara nei suoi contorni.

Mannheimer, quindi, ha affrontato il tema ‘Fini’ ed ha sostenuto: “Appare dunque decisiva la collocazione del presidente della Camera. Nel caso corresse con una forza autonoma, gran parte degli studi condotti a luglio gli attribuiva tra l’8 e il 10 per cento. Ma alcune rilevazioni più recenti sembrerebbero intravedere un calo sensibile, sino al 5-6 per cento”.

Anche in questo caso la funzione dei media è sostanziale. La campagna-bufala sulla ‘casa di Monaco’ ha sortito gli effetti dovuti. Gestita in chiave ‘gossip’ ha solo sfiorato i cittadini, ma insinuato il ‘sospetto’ che anche il presidente della Camera sia un ‘mariuolo’. Poco importa che l’intera vicenda non abbia alcun senso, quel che conta è suggerire, esattamente come avviene sui settimanali di pettegolezzi. Foto spesso taroccate raccontano fatti, tradimenti o amori inesistenti, ma avvalorati da immagini utilizzate con disinvoltura. Nel frattempo quello che non si ‘immagina’, ma si vede scompare. Dove sono finite le vicende Verdini, Protezione civile, Dell’Utri, Cosentino, Brancher, Scajola? Ed i processi a Berlusconi risolti con leggi ad personam o prescrizioni ad hoc?

L’articolo del Corriere continuava: “E’ diffusa la convinzione che l’ex leader di Alleanza nazionale potrebbe allearsi con altri, costituendo una sorta di “terza forza”. Il seguito potenziale di questa formazione, che potrebbe comprendere l’Udc (circa il 5 per cento dell’elettorato), Rutelli (1 per cento), Montezemolo (nel caso scenda in politica) e altri, è arduo da stimare. Alcune rilevazioni recenti le attribuiscono un potenziale fino al 20 per cento, sottratto sia al centrodestra, sia, in buona misura, anche al centrosinistra. Ma tutto dipende dal grado effettivo di coesione interna di questa eventuale formazione e, specialmente, dalla “diversità” che essa riuscirà a comunicare agli italiani. Le analisi mostrano infatti come l’elemento di maggior attrazione della “terza forza” è il senso di crescente sfiducia e delusione di una parte dell’elettorato verso gli schieramenti maggiori e la voglia di qualcosa di differente”.

Il ragionamento è lo specchio del ‘berlusconismo’ dilagante. Nessuno sa fino in fondo quali siano le idee, posizioni politiche di Fini, Casini, Rutelli o Montezemolo (nel caso voglia andare in Parlamento). Quello che però è certo è che su alcuni temi sostanziali si tratta di persone che tra loro mostrano differenze profonde. Su cosa si potrebbero mettere d’accordo? Non importa, perchè quello che conta è l’apparenza e non la sostanza degli ideali e dei programmi di questi personaggi.

Ancora, Renato Mannheimer ha affrontato gli ‘atri’: “Tra i partiti dell’opposizione, il Pd appare particolarmente debole, sia sul piano dell’entità dei voti raccolti (attorno al 25-26 per cento), sia su quello, pure importante, della distribuzione territoriale, essendo sempre più concentrato nel suo alveo tradizionale, le regioni “rosse”. In più, la notevole conflittualità interna e la conseguente carenza di una leadership forte e condivisa, minano la capacità di attrazione dei Democratici nei confronti dei (numerosi) elettori indecisi. Accanto al Pd, mantengono le loro posizioni l’Idv (6-7 per cento, Sinistra e Libertà (3-4 per cento) e altre forze minori”.

Tutto come sopra. Il Pd non può avere una identità, perchè frutto di una somma di componenti per natura tra loro incompatibili: laici e cattolici. Le due anime del partito possono trovare convergenze ‘tattiche’, ma non certo ‘strategiche’. Su unioni non legate dall’istituto del matrimonio alla ricerca scientifica, su omosessualità o famiglia, su lettura della storia o della filosofia cattolici e laici non sono compatibili. I primi credono nella centralità del dubbio e nella forza della ragione, i secondi partono da un dogma e ritengono che gli individui nascano con un ‘peccato originale’ da farsi ‘perdonare’. E siccome la politica è prima di tutto ideali appare chiaro come il processo di ingegneria genetica applicato al Pd abbia prodotto un ‘essere’ destinato a morire prematuramente.

Infine, il sondaggista ha affermato: “Questo quadro può però cambiare anche radicalmente nel caso fossero indette davvero nuove consultazioni. Una larga quota di elettori formula infatti la propria opzione solo nel corso della campagna elettorale. Che rappresenta dunque sempre più il fattore decisivo per il risultato. E nella quale, forse è inutile ricordarlo, Silvio Berlusconi è maestro”.

Anche in questo caso Mannheimer ha espresso una valutazione monca, utilizzando una parola errata, “maestro”, riferendosi al presidente del Consiglio. Berlusconi, infatti, è il ‘Padrone’. Del sistema di comunicazione nazionale. E possiede risorse finanziarie illimitate per gestire il consenso. La questione del conflitto di interessi è il centro del problema, perchè in nessun Paese democratico c’è un solo proprietario di tv che controlla anche le reti pubbliche. Ed ecco che si torna alla ‘politica’ e da quella alla capacità dei cittadini a saper analizzare la realtà ed ad associarsi per costuire modelli di società sulla base di programmi chiari. Ma se la realtà è immaginaria ed i cittadini incapaci di comprenderlo si capisce bene con i margini per i cambiamenti (o le ‘alternanze’) non esistano. Ecco l’essenza del regime italiano ed il suo orrore.

Il problema del rapporto tra cittadini, consenso e libertà non è materia di sondaggi e neppure può essere affidato ai ricercatori in campo statistico, ma sarebbe auspicabile che quando si analizzano i dati si valutino anche i contesti. Cosa che in questo caso Renato Mannheimer ha evitato di fare. Ma peggio ancora che i partiti di opposizione neppure immaginano di dover cominciare a sviluppare.

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